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24 giugno 2013

Ain Soph - Prima dell'aurora #2004

Prima dell'aurora is a word-play, meaning "before the dawn", but also referring to the title of Ain Soph's famous CD ("aurora" is Italian for dawn). This beautiful LP presents for the first time a selection of the most representative songs from that classic release in their original, raw and furious versions.
Think of IGGY & STOOGES' Raw power, which was listened in its real brutal sound only more than 20 years after the original issue. Ain Soph's music was never softened and smothered by David Bowie's production, that's understood, but anyway the demo versions featured on this vinyl sound quite different from the "official" ones on the CD.
On side A, experience the stalking Morriconian sound of Le depart, sing along the drunk cantina-ballads White guard and Ramayana, listen to the desolation of Uomini perduti and Tempi duri.
On side B, it's time to stomp at the thrashing rhythm of Pistolet automatique, enjoy your best wine with the spaghetti-western ballad Le vent, mourn your sentimental disappointment of the moment, singing with your friends Gli amanti tristi, and finally listen to the touching anthem Cuore nero, feeling shrivels running down your spine.
Don't expect a clean and remastered production from these songs, on the contrary, the sound is spontaneous, dirty and sharp-edged as never before. It's also very interesting to experience Ain Soph's original singer Crucifige at his best, especially on the dramatic Cuore nero and Le vent.
Prima dell'aurora is still the best lo-fi Italian folk album, even more savage in this new unpolished version.

via Filth Forge

[warning! explicit fascist content]


Ain Soph - White guard

Tracklist:

a1. Le depart
a2. Uomini perduti
a3. White guard
a4. Ramayana
a5. Tempi duri

b1. Le vent
b2. Pistolet automatique
b3. Gli amanti tristi
b4. Cuore nero

Hau Ruck! SPQR
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31 marzo 2013

VV.AA. - Songs for a child - A tribute to Pier Paolo Pasolini #2009

La label italiana Rustblade decide di omaggiare la figura di Pier Paolo Pasolini con questo tributo che esce in edizione limitata (696 copie) e in una curatissima veste grafica opera del maestro Saturno Buttò. Una compilation di 14 brani quindi, per lo più inediti, che abbraccia quanto di meglio si muove oggi in Italia, e non solo, all'interno del panorama sperimentale post-industriale.
Un sottile fil rouge lega questa raccolta ad un famoso antecedente storico-musicale, ovvero  l'omaggio che il duo albionico di COIL aveva reso alla figura dell'artista friulano con quella Ostia (The Death Of Pasolini) contenuta all'interno dello splendido Horse Rotorvator e che inaugura magistralmente questo lavoro, quasi un'epigrafe posta a sancire un passaggio di testimone tra un glorioso passato e un luminoso presente. Si prosegue quindi con BAHNTIER, creatura di Stefano Rossello già mente della stessa Rustblade, che con Childawn ci propone una elegante suite di ambient esoterico, distante dai tradizionali lidi sonori elettronico-industriali a cui ci aveva abituati nelle sue precedenti produzioni. Ed ecco quindi arrivare Simone Salvatori, SPIRITUAL FRONT, che con l'ottimo folk-pop di Erotic sacrifice ci dà un assaggio di quello che sarà il suo nuovo lavoro, seguito di quell'acclamatissimo Armageddon Gigolò che aveva stregato pubblico e critica nel 2006.
Diverte e inquieta, invece, il bizzarro pastiche post-industriale di Pppetrolio, ad opera di TEATRO SATANICO, probabilmente uno dei pezzi più eccentrici presenti in questa raccolta. Una mefitica cappa di nera pece annuncia Never closed my eyes, episodio a firma IN SLAUGHTER NATIVES, che si caratterizza per un deciso appeal esoterico, come nella miglior tradizione di questo leggendario combo scandinavo che ha marchiato a fuoco l'epopea death-industrial anni 90.
La palma d'oro della miglior opera contenuta in questo lavoro spetta però a Stefano Musso aka ALIO DIE e alla sua Splendido struggente: una delicata e tormentata sonata per archi intrisa di quel sapore classicheggiante tanto caro all'autore del Vangelo Secondo Matteo e sovrastata dalla voce del poeta che declama le sue appassionate e ardite liriche civili. [...]
Da un punto di vista prettamente musciale, tuttavia, Songs for a child funziona e ci permette oltretutto di tirare le somme sull'ottimo stato di salute della scena post-industriale italiana.

da Ondarock


Tracklist:


01. COIL -  Ostia (The Death of Pasolini)
02. BAHNTIER -  Childawn
03. SPIRITUAL FRONT - My Erotic Sacrifice
04. AH CAMA-SOTZ - Les Mille Et Une Nuits
05. ALIO DIE - Splendido Struggente
06. TEATRO SATANICO - Ppppetrolio
07. IN SLAUGHTER NATIVES - Never Closed My Eyes
08. CONDANNA - Sotto un Cielo Di Fango E Sangue
09. BLACK SUN PRODUCTIONS - Supplica
10. NUEVA GERMANIA - Dresden (At4 Version)
11. THE FROZEN AUTUMN - Citywards (Instrumental)
12. SANDBLASTING - Memories
13. WERTHAM - 30.09.1949
14. CATHOLIC BOYS IN HEAVY LEATHER - The Spirit of Love

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4 novembre 2011

VV.AA. - Materiale resistente 1945-1995 #1995

Materiale resistente sono cover di canzoni della Resistenza. Musica partigiana, dunque di parte, canzoni di gesta eroiche, di contadini diventati guerrieri poi, quasi per caso, eroi, "martiri", canzoni che scandivano i ritmi del sopravvivere nelle notti ghiacciate sull'Appennino o nei fienili delle case di latitanza.
Materiale che sfida la corrosione del mezzo secolo, uscito indenne dal boom dal punk dal trend, dal caf dai bot, dal big bang. Il nemico numero uno lo snocciolarsi della retorica, la celebrazione ciclica, l'enfasi cinquantenaria.
Ora il silenzio serve più dello slogan: meglio scalare la marcia, calare il cappello, riflettere.
Per questo abbiamo invitato gruppi (ciascuno a suo modo) "ben pensanti", gruppi solidi, di terra e solo in seconda battuta di musica (non ce ne vogliano...), come A.F.A., YO YO MUNDI, MARLENE KUNTZ, UMBERTO PALAZZO E IL SANTO NIENTE, C.S.I., SETTORE OUT, CORMAN & TUSCADU, DISCIPLINATHA, OFFICINE SCHWARTZ, MAU MAU, MODENA CITY RAMBLERS, GANG, CORO A.N.P.I., LOU DALFIN, SKIANTOS, ROSSO MALTESE, ÜSTMAMO', a reinterpretare musica resistente, a metterne a nudo l'ossatura robusta, il nervo elettrico, a scoprire implicazioni postume. Che sono tante.
Una, forse la più inquietante, ce la regala Neznad Maksumic, poeta bosniaco, nel libretto interno al cd: di come i pugni si fanno pietra, poi carne poi sangue e infine di nuovo pietra; parole che si conficcano in memoria come lame di ghiaccio, istruzioni per sopravvivere, forse le stesse che come grani di rosario abbiamo sentito mormorare in Palestina, Ruanda, Cile, Caucaso.
Scongiuri, e ragionevoli raccomandazioni belliche, e della necessità di non ascoltarle: così fecero, e come loro tanti, i fratelli Saltini, Vittorio e Vandina, da Correggio (RE), il cui cippo anima la foto della nostra copertina; glorioso nella sua umiltà, con le bandierine di carta e il sempreverde a cornice, simile a migliaia sparsi lungo le campagne o lungo i bordi delle provinciali.
La Resistenza è nel territorio, a dispetto degli smemorati, in quei monoliti di cemento o marmo corroso in un improbabile fasto floreale di lauro, edera o plastica.
È questo il fiore del partigiano?
Forse sì.
Alle genti che passeranno, un insegnamento: non temere il tuo tempo.

da www.sonica.it


Tracklist:

01. ÜSTMAMÒ - Siamo i ribelli della montagna
02. OFFICINE SCHWARTZ - Ciao bella
03. UMBERTO PALAZZO E IL SANTO NIENTE - Wir sind partisanen
04. A.F.A. - Con la guerriglia
05. SETTORE OUT - Amore ribelle
06. C.S.I. - Guardali negli occhi
07. CORMAN & TUSCADU - La complainte du partisan
08. DISCIPLINATHA - Vi ricordate quel 18 aprile
09. YO YO MUNDI - I banditi della Acqui
10. MAU MAU - Resistenza, Marzo '95
11. GANG - Eurialo e Niso
12. LOU DALFIN - Lou Pal
13. CORO "I CENTOUNO" DI FABBRICO - Spara Juri
14. MODENA CITY RAMBLERS - Bella ciao
15. MARLENE KUNTZ - Hanno crocifisso Giovanni
16. SKIANTOS - Fischia il vento
17. AFRICA UNITE - Il partigiano John
18. ROSSO MALTESE - Il canto dei deportati

Mercury
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1 novembre 2011

Officine Schwartz - L'opificio #1991

Le Officine Schwartz sono sorte nel 1983, fondate da Osvaldo Arioldi, come ricerca sul suono e sull'estetica della “civiltà industriale”. Nel corso della loro storia, le OS hanno prodotto spettacoli di teatro e danza, concerti, performances multimediali, utilizzando e fondendo fondi di rumore, musica, proiezioni ed azioni. Le OS utilizzano, oltre a strumenti tradizionali ed elettronica, una strumentazione auto-costruita recuperando, forgiando ed intonando metalli e residui del mondo del lavoro, come bidoni di petrolio, tubi, molle, catene, telai di bicicletta... Alcuni dei temi proposti nei brani delle OS sono l'amore-odio per la macchina e per i tempi moderni. Dal vivo, la formazione delle Officine Schwartz può variare a seconda del progetto: da uno a trenta elementi.

da Officine Schwartz


Officine Schwartz - In fabbrica


Tracklist:

a1. Il dio macchina ha voluto il caos
a2. In fabbrica
a3. Canto d'amore delle ruspe & dei sassi
a4. Inno dell'opificio
a5. Il mare d'inverno

b1. Hey Pole Siroko
b2. Tamme Vogel
b3. Torna in cantiere
b4. Asturiana
b5. Si riposa la domenica
b6. Einehitsfrontlied

Kom-Fut Manifesto
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27 ottobre 2009

Officine Schwartz - Stoccaggio armonia e meccanica 1983/1994 #1994

Essenziale compilation dell'ensemble bergamasca che raccoglie il meglio della loro produzione nel decennio (e poco più) citato. Loro sono uno dei primi, e probabilmente il più sincero, progetti di musica industriale nati nel belpaese. Com'è facilmente intuibile dal nome, i nostri prendono l'industrial dal suo lato più rumorista, metallico e meccanico, pur senza disdegnare soluzioni elettroniche o l'utilizzo di violini, fiati o fisarmoniche, e grosso modo si possono collocare nel solco tracciato da fratelli maggiori quali EINSTURZENDE NEUBAUTEN, Z'EV o TEST DEPT. La convenzionale e obsoleta batteria viene sostituita da moderne drum machine e ferraglia varia recuperata qua e là. Come hanno detto loro stessi "quel che ci eccitava era che con £20.000 riuscivamo a procurarci strumenti per quattro persone da un rottamaio".
E fino qua niente di nuovo, direte voi. Ma la particolarità delle Officine Schwartz risiede soprattutto nel retroterra storico-sociale-strumentale che è alla base delle musiche e dei testi. Il loro, infatti, è un continuo e convinto richiamo all'operaismo, alla fabbrica e alle tradizioni popolari di un tempo, che viene tradotto in musica grazie all'utilizzo di strumentazioni sperimentali o folkloristiche: immaginate un'orchestra di carpentieri partigiani diretta dal maestro Carlo Marx in persona. Sul palco, però, tutto questo non può essere espresso con l'abituale equipaggiamento della rock band: così, dal vivo, largo a sperimentazioni video, progetti multimediali e vere e proprie performance teatrali.
La loro discografia si chiuderà nel 2002 con la pubblicazione di Ferrodolce, preceduto da L'internazionale cantieri (1997). Fino all'anno scorso erano ancora sui palchi a suonare, ma l'oscuramento del loro sito web non mi fa pensare bene...

Officine Schwartz - Assemblaggio II


Tracklist:

01. Carica!
02. G.R.U.
03. Assemblaggio I
04. Apretuchar
05. Il Mare D'Inverno
06. Rambo
07. Pannelli Solari
08. Il Dio Macchina Ha Voluto Il Caos
09. In Fabbrica
10. Ninna Nanna Del Capolinea
11. Canto D'Amore Delle Ruspe & Dei Sassi
12. Assemblaggio II
13. De Bellica Terra
14. Tamme Vogel

Kom Fut Manifesto
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Myspace
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27 luglio 2009

Ain Soph - Aurora #1992

Gli Ain Soph non sono da considerare una band in senso convenzionale. Totalmente al di fuori delle logiche del mercato discografico, la storia dell'ensemble capitolino ha origine negli anni ottanta con la diffusione nei circuiti underground di nastri amatoriali non destinati (almeno inizialmente) ad un pubblico: registrazioni casalinghe che, più che album veri e propri, sarebbe lecito definire esperimenti di magia. Sulla scia degli inarrivabili CURRENT 93, i romani seppero confezionare pregevoli esempi di musica rituale, ingarbugli sonori in cui, a detta dei diretti interessati, "nessuna soluzione sonora, nessuna singola nota è stata arbitraria, o scelta perché 'bella': tutto è stato subordinato alla rigorosa realizzazione - o quanto meno illustrazione - di scopi magici".
Poi, nel 1992, la svolta. Tre anni prima era caduto il Muro di Berlino, un evento destinato a suscitare nuove riflessioni e favorire l'introduzione di nuove categorie attraverso cui leggere la realtà. Aurora, che stilisticamente segna il passaggio ad una dimensione più propriamente musicale, da un punto di vista concettuale non è una semplice presa di coscienza in linea con un processo di edulcorazione ideologica dettata dai tempi, bensì una vera e propria scesa in campo. Si tratta così di passare "dal rumore alla musica, dalla magia all'etica". Il tutto condito dalla verve e dal brio di un cantautorato in stile PAOLO CONTE/ENZO JANNACCI: un bel salto, se si pensa ai trascorsi esoterici della band! unn cambiamento che poco ha a che fare con la sterzata folk dei padri Current 93, ma che tuttavia riscuoterà un discreto successo fra i fan della band abituati a ben altre sonorità.
Per gli altri è invece doveroso chiarire che il livello tecnico è prossimo allo zero, le composizioni puerili, le voci sgraziate, le stecche innumerevoli. Un sound semplice e scarno, quello degli Ain Soph di Aurora, un sound di chitarre acustiche, pianoforte e poco altro: un organetto, una fisarmonica paesana, qualche screzio elettrico e sporadici inserti rumoristici chiamati ad evocare, molto timidamente, il passato industriale della band.
Ad un primo ascolto l'impressione sarà quella di trovarsi innanzi a dei veri cialtroni della musica. Eppure, l'ironia di certi testi, l'arguzia di certe trovate, la sociologia schietta di certi passaggi ci consegnano un mondo semplice, naif, ma genuino, sincero, appassionato.
Da riscoprire.

DeBaser


Ain Soph - Gli amanti tristi


Tracklist:

01. Tutti A Casa!
02. Ramayana
03. Pistolet Automatique
04. Uomini Perduti
05. Rubàyyat
06. White Guard
07. Liberté Ou Mort
08. Légionnaire En Algiers
09. Vent
10. Le Départ
11. Tempi Duri
12. Gli Amanti Tristi
13. Io E Te
14. Cuore Nero

Cthulhu records
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