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13 settembre 2013

Death - ...for the whole world to see #2009

Death is the three Hackney brothers, fueled by the raucous sounds of Iggy & Co., creating their own take on the emerging sounds of punk. Socially conscious lyrics mixed with a sky-cracking combination of guitar and vocals, all recorded in raw fashion with little in the way of polish. Seek Death, my children!

via Drag City

ps: originally recorded in 1975.

Death - Rock-n-roll victim


Tracklist:

a1. Keep on knocking
a2. Rock-n-roll victim
a3. Let the world turn
a4. You're a prisoner

b1. Freakin out
b2. Where do we go from here?
b3. Politicians in my eyes

Drag City
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6 agosto 2013

Quasiviri - Freak of nature (ep) #2012

Le superband esistono e a volte se ne escono pure con grandi cose. Freak of nature (titolo più che azzeccato) conferma lo stato di grazia della “creatura” che aveva esordito con l’ottimo The mutant affair. Chet Martino al basso (storico membro dei PIN PIN SUGAR, ora con i RONIN), Roberto “R.U.N.I.” Rizzo a un synth magmatico da far bagnare le mutande, André Arraiz-Rivas alla batteria, tutti presi a impregnare di fantasia e inventiva pezzi che pestano come martelli pneumatici caricati a LSD, facendo sgorgare fiumi d’argento vivo e miasmi math rock. Le capacità compositive spaziano da Zappa ai RESIDENTS e permettono di godere da matti con quattro pezzi il cui unico difetto è proprio quello di essere pochi, perché si finisce davvero per volerne ancora.

via The New Noise
 

Quasiviri - No more problems


Tracklist:

01. Freak of nature
02. No more problems
03. A cry in the night
04. Bad games

Megaplomb/To Lose La Track/Wallace records
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Website/Bandcamp
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18 agosto 2012

VV.AA. - Pordenone/Taranto #1984

Rare 1984 The Great Complotto & Macchinario Retrò self-produced release. An italian wave compilation focused on the scenes of Pordenone and Taranto. Macchiario Retrò was an association from Taranto which in that period organised gigs and was the "Urlo Wave" editor. Over 200 people took part in the project.

via popsike.com

Tracklist:

Pordenone

a1. DANXA - In the city
a2. FUTURITMI - Dubia
a3. RENDEZ VOUS RAVAGE - My room my self
a4. DERNIER REGARD - Never fear
a5. NEW WAALT DIISNEEY - Drumcussion
a6. ZEXI ANGELS - W.U.E.
a7. NUOVO - 1
a8. 001011 - 010

Taranto

b1. HELLBOUND - Searching for glory
b2. PANAMA STUDIOS - George
b3. VENA - Insane
b4. YEN - Extase androgyne
b5. LUZERN ED EZRA - Aurora elettrica
b6. GIOVANNI CASAMASSIMA - Emozioni future

Macchinario Retrò/The Great Complotto records
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8 luglio 2012

Scientists - Weird love #1986

If you've got plenty of disposable cash, there are about a dozen Scientists recordings available as pricy Aussie imports. But if you wanted one chunk of strum from Kim Salmon and his twisted pals, Weird love is as good (and inexpensive) a place to start as any, since it's the only Scientists recording to be released in the States. Loaded with pumped-up guitars and psychedelic flourishes, it's a bash fest from the start that is relentlessly powerful and intense. Not a new release per se, Weird love is in fact tracks collected from earlier Aussie-only recordings. Still, it's an accurate reflection of how good this band could be, and certainly will make you excited enough to want to explore more of their exciting, loud and rocking world.

via AllMusic


Scientists - Swampland



Tracklist:


a1. Swampland
a2. Hell beach
a3. Demolition derby
a4. Murderess in a purple dress
a5. We had love
a6. Nitro


b1. If it's the last thing I do
b2. Lead foot
b3. When fate deals its mortal blow
b4. Atom bomb baby
b5. Set it on fire
b6. You only live twice


Big Time records
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20 luglio 2011

Evolution So Far - Dylar #2008

È possibile stabilire un punto di incontro tra i BLACK FLAG e il proto-punk di Detroit, il noise newyorkese e la rocciosa pasta dell’hard-rock settantiano di Danzig, il rock’n’roll dei bassifondi e il post-core made in DC?
Verrebbe da rispondere affermativamente, almeno a giudicare da questo Dylar degli Evolution So Far, un album capace di miscelare con noncuranza gli ingredienti più disparati e di risputarli sull’ascoltatore con una personalità tale da colpire anche l’individuo più smaliziato. Dylar è un lavoro duro come pietra grezza e, al contempo, capace di emozionare come l’impietosa immagine in bianco e nero di un volto segnato dal tempo e dal dolore, è diretto e complesso senza che i due termini vengano in contrasto tra loro, senza che la moltitudine di particolari ne limiti la natura di opera istintiva e passionale. Gli Evolution So Far non tralasciano nulla, non si pongono limiti nel processo creativo e sanno come far convivere fianco a fianco elementi apparentemente distanti, grazie alla pregevole capacità di ridurre tutto all’osso, di estrapolare la nuda essenza dagli eccessi della forma, così da evitare ogni sovrastruttura e ogni appesantimento fine a sé stesso. Un attimo ci si sente al cospetto di un monumento al suono SST, l’attimo successivo ci si ritrova in sella ad una harley mentre si percorre una statale polverosa, la gola arsa dalla sete, il tutto giusto un secondo prima di finire aggrediti nel buio di un vicolo lungo la Bowery. Raro trovarsi di fronte a tanta frenesia creativa, quasi impossibile oggi meravigliarsi di fronte ad un lavoro come accade con questo Dylar. Magari dovremmo precisare che sono italiani, ma simili dettagli ormai fanno davvero poca differenza.

da [audio]drome

Evolution So Far - Backdoor to reality


Tracklist:

01. Go Mad Blues
02. Arbeit Macht Frei
03. Special Pain
04. Never See You Again
05. Backdoor To Reality
06. I’m The Enemy
07. The Unconditional Surrender
08. Rockfartz
09. Migs Over The Vatican
10. Lost And Found And Lost Again
11. Dylar
12. Dylar Dose II

Coproduzione
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Myspace
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12 febbraio 2011

Gradinata Nord - Valtellina boyz #2010

“Cresciuti a suon di Motörhead, Motley e Agnostic Front...”

Quando un lavoro si apre con un simile manifesto programmatico, c’è davvero ben poco spazio per dubbi o misteri di sorta: attitudine stradaiola, piglio spaccone e voglia di colpire duro divertendosi, tutto semplice e sotto al luce del sole. Tornano i Gradinata Nord (già visti in azione insieme ai REBELDE) e si confermano macchina da anthem irresistibile e trascinante, soprattutto perché al netto di ogni timidezza o remora di sorta. I Gradinata Nord fanno proprio il linguaggio del rock’n’roll più incontaminato e senza compromessi, non si ripuliscono la bocca, non usano mezzi termini, né - tanto meno - fanno giri di parole, ambasciatori di un approccio politicamente scorretto a proprio agio tra moto, risse, spogliarelliste e notti in bianco. Ovviamente, per rendere credibile il gioco, è necessario portarlo avanti fino in fondo e osare anche sotto il profilo musicale, per cui giù a miscelare hard rock, hardcore, rock’n’roll, street punk, metal e glam con una sfacciataggine che farebbe impallidire i padri putativi della formazione, il tutto con una padronanza e una naturalezza cui è davvero difficile resistere. Ovviamente, bisogna stare al gioco e non farsi mancare una buona dose di ironia, la stessa che scende in gioco quando la formazione si fa introdurre da una voce recitata a mo’ di Manowar, con tanto di toni epici e strizzate d’occhio ai Tenacious D alle prese con il destino del rock, perché senza ironia e voglia di divertirsi qui si va ben poco lontano e, soprattutto, si rischia di venire lasciati nell’angolo a far da attaccapanni, il che sarebbe davvero un peccato. In soldoni, i Gradinata Nord sparano in faccia all’ascoltatore nove pallottole di street-rock’n’roll micidiali e precise, rispettano la sacra triade citata in apertura e ne offrono un cocktail pressoché perfetto. È solo rock’n’roll, ma al solito ci piace...

da [audio]drome

Gradinata Nord - Valtellina boyz


Tracklist:

01. Valtellina boyz
02. La frangia dei cattivi
03. Una birra al nait
04. Ancora al braccio
05. Gradinata rock
06. Valley sleazy girls
07. Palla al centro
08. Sciatera beach nightmare
09. R.S. army

Bacio records
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Myspace
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7 gennaio 2011

Starfuckers - Metallic diseases #1990

Dobbiamo risalire alla metà anni ottanta quando cinque ragazzi della lunigiana (Manuel Giannini, voce e chitarra; Roberto Bertacchini, batteria; Gianni Ginesi, chitarra; Gianfranco Verdaschi, chitarra e Paolo Casini, basso), dediti alla reinterpretazione di classici di gruppi come STOOGES, VELVET UNDERGROUND, SUICIDE e MC5, vengono contattati da Claudio Sorge che li vuole per la sua etichetta. La band allora aveva solo un demo di poche canzoni, alcune delle quali confluiranno nell’esordio discografico, e quelle cover che, insieme ad altre, gli garantiranno la partecipazione a svariate compilation a partire dagli inizi degli anni novanta. Al principio di quel decennio infatti gli Starfuckers escono allo scoperto con la pubblicazione dell’lp Metallic diseases, disco certamente derivativo ma riuscito. Banalizzare in questo modo gli inizi del gruppo significa anche ingiustamente ridimensionarli: riascoltato oggi il loro primo lp dimostra qualità e freschezza che al giorno d’oggi molti gli invidierebbero.
Metallic diseases (Electric Eye, 1990) è un disco sporco, malato, acido, suonato e cantato benissimo. È un tributo al rock più sanguigno, al garage, al punk, alla musica lisergica e al gruppo che meglio tutto ha rappresentato tutto questo: gli STOOGES. Le canzoni sono scandite da pochi accordi reiterati, da una sezione ritmica solida e da chitarre graffianti: Western man ricorda la Death valley ’69 dei SONIC YOUTH (pezzo che in seguito gli Starfuckers coverizzeranno e che indurranno gli stessi autori del brano ad ammettere la superiorità della versione degli Starfuckers sulla loro); The right side ruba il riff ai TWIGHLIGHTERS; Cold white cancer è attraversata da una tempesta di elettricità mentre il tutto deflagra nel finale con l’infernale Flower lover in cui fa capolinea il sax devastante di Paolo Vasoli; la voce in tutto questo procede calma e distaccata (fattore che verrà accentuato in futuro), scandisce, in un recitato svogliato, i testi alla maniera di un Iggy Pop ormai alla frutta e intento a sparare le sue ultime cartucce.
Metallic diseases rappresenta certamente un riepilogo di quello che gli Starfuckers sono stati agli esordi, azzera le loro istanze e li ripropone per un futuro all’epoca impensabile.

da Sands-zine

Starfuckers - Cans


Tracklist:

a1. Love you
a2. Cans
a3. Shake off
a4. Western man
a5. Dead metal city blues

b1. The right side
b2. U.S.A.
b3. Cold white cancer
b4. (I'm) Alive!
b5. Flower lover

Electric Eye records
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Official website
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5 gennaio 2011

The Axel Grinders - Axel grinders (7") #1990

Dopo un inizio d'anno all'insegna dell'hardcore nostrano, cambiamo completamente scenario e voliamo in Nuova Zelanda per conoscere quei quattro matacchioni degli Axel Grinders. Proprio come diversi anni fa, quando, attratto esclusivamente dalla copertina esoterica e casalinga, ho fatto mio questo vinile, rimango all'oscuro sulla biografia della band neozelandese che sembrerebbe non aver lasciato altre tracce del proprio passaggio sul pianeta oltre a questo 7" pubblicato dalla californiana Dionysus records. Inserito a sorpresa da quest'ultima nell'International Grunge Series, in realtà il vinile suona più come un concentrato di hard rock, proto-punk e space rock: dopo la triste ballata Apparatus of love, guidata dalla splendida e decadente voce della seconda chitarrista Reta Le Quesne, i nostri nel secondo lato abbandonano ogni velleità (soprattutto a livello vocale) e si lanciano, in uno stile che rimane a metà strada tra HAWKWIND, STOOGES e MOTÖRHEAD, nella furiosa psichedelia di Don't hurry/Be sappy. Niente male per delle meteore, nonostante il vinile rumoroso e il rip non esaltante.
Kiwi rock!


The Axel Grinders - Don't hurry/Be sappy


Tracklist:

a1. Apparatus of love

b1. Don't hurry/Be sappy

Dionysus records
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31 dicembre 2010

Iggy Pop - TV eye live (reissue) #1995

1977: consacrato "padrino del punk" più per il suo passato e per la ferocia dei concerti che non per la vena glaciale di episodi comunque eccellenti quali Nightclubbing, Sister midnight, Funtime o China girl, Iggy Pop effettua una lunga tournée promozionale di The idiot, cui fa seguito l'uscita dell'ottimo Lust for life, realizzato ancora con la guida di Bowie: si tratta di un album sempre notturno ma di più marcata impostazione r&r, in cui spiccano pietre miliari quali The passenger, Sixteen, Some weird sin e la stessa Lust for life.
1978: interrotta la collaborazione con Bowie, Iggy si ritira per qualche tempo dalle scene dedicandosi alla stesura di nuovi pezzi. La RCA, intanto, consegna alle stampe TV eye, formidabile live inciso negli Stati Uniti tra il marzo e l'ottobre dell'anno precedente, che vede il solito Bowie alle tastiere e contiene anche versioni aggiornate di alcuni cavalli di battaglia degli STOOGES.

da Grande enciclopedia rock

Iggy Pop - TV eye


Tracklist:

01. TV eye
02. Funtime
03. Sixteen
04. I got a right
05. Lust for life
06. Dirt
07. Nightclubbing
08. I wanna be your dog

Virgin records
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1 giugno 2009

Monotonix - Body language #2008

Solitamente ci si aspetta che Israele esporti armi, meglio se bombe al fosforo. Non è questo il caso dei Monotonix, rara eccezione che non fa altro che confermare la regola. Formatisi nel 2005, i tre sono riusciti a farsi bannare da quasi tutti i locali di Tel Aviv, guadagnandosi così l'attenzione del pubblico estero. Autori di show spericolati, selvaggi e blasfemi come pochi altri (guardatevi questa splendida gallery per capire meglio di cosa sto parlando), gli israeliani si sono anche inventati una nuova pratica di rock'n'roll estremo: il drum-surfing. Parlando di musica invece, i nostri si impegnano a svecchiare un genere trito e ritrito come il garage, levandogli il basso e aggiungendovi un certo gusto stoner per la scelta dei suoni. Evidenti, com'è prevedibile, sono anche le influenze hard rock e proto punk, che producono un risultato vicino a quello dei WHITE STRIPES più grezzi.
Davvero un ottimo lavoro, se si considera che è il loro primo sulla medio-lunga distanza (in tutto dura 25 minuti) e che il meglio lo danno sul palco.
The punk side of Israel!

Monotonix - Deadly weapon


Tracklist:

01. Lowest dive
02. Summers and autumns
03. Body language
04. Deadly weapon
05. No metal
06. On the road

Drag City records
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Myspace
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1 maggio 2009

Poison Idea - We must burn #1993

Questo è un album spettacolare! A mio avviso tra i migliori degli anni '90. Nonostante la loro iperprolifica carriera, gli statunitensi riuscirono a sintetizzare al meglio il loro background proprio nel disco che segnò la fine di un ciclo. Dopo la pubblicazione, infatti, la band si sciolse, per poi riunirsi cinque anni più tardi e sciogliersi definitivamente nel 2006 a seguito della prematura scomparsa di un membro fondatore.
La tracklist parte subito a manetta, sparando tre pallottole sonore cariche delle polveri piriche più disparate: hard rock, metal e punk rock, sapientemente miscelati. E ancora, senza mai essere tentati di skippare un brano: riffs al fulmicotone e assoli furiosi degni del più ispirato Angus Young. Il tutto eseguito con una perizia e una classe davvero fuori dal comune, se si considera la provenienza decisamente underground e l'originario istinto nichilista del progetto.

Inflammable material!

Poison Idea - Hard & cheap


Tracklist:

01. Don’t Ask Why
02. Hung Like a Savior
03. Hard and Cheap
04. Endless Blockades for the Pussyfooter
05. Not the Last
06. When I Say Stop
07. Foiled Again
08. Jessie’s Arms
09. Slum Lord
10. Stare at the Sun
11. Religion and Politics pt. 1

Tim/Kerr records
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19 ottobre 2008

Ac/Dc - Black ice #2008




Tracklist:

01. Rock'n'Roll Train
02. Skies on Fire
03. Big Jack
04. Anything Goes
05. War Machine
06. Smash n Grab
07. Spoilin' for a Fight
08. Wheels
09. Decibel
10. Stormy May Day
11. She Likes Rock'n'Roll
12. Money Made
13. Rock'n'Roll Dream
14. Rocking All the Way
15. Black Ice

Columbia
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Myspace
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