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19 ottobre 2013

Militia - Følk II (12") #1985


L'esordio dei perugini Militia è un concentrato di post-punk a tinte scure di chiara matrice britannica (SEX GANG CHILDREN, BAUHAUS, THEATRE OF HATE). Il cantato in italiano, stranamente, non stona e i musicisti all'opera sanno il fatto loro, nonostante qualche inserto elettronico non proprio fortunatissimo (Ritmi). Consigliato.

Militia - In trionfo

Tracklist:

a1. In trionfo
a2. Echi

b1. Mare crudele
b2. Ritmi

Contempo records
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Snakefinger - What Wilbur?/Kill the Great Raven (7") #1979

SNAKEFINGER + THE RESIDENTS = TNT
Suoni lisergici, ritmi sbilenchi e persino una specie di reggae.


Snakefinger - What Wilbur?

Tracklist:

a1. What Wilbur?

b1. Kill the Great Raven

Ralph records
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15 ottobre 2013

Mamuthones - Mamuthones #2011


Mamuthones is the solo project of Alessio Gastaldello, founder and ex drummer of JENNIFER GENTLE, Italy’s psych pop mavericks currently signed to Sub Pop Records. After amicably leaving the band in 2007, Alessio put out a couple of solo releases under the Mamuthones moniker for Italian avant-garde labels like A Silent Place and Boring Machines. 
Now he’s back with an unholy racket of an album that sees him supported by a real (and somehow improbable) band formed by longtime associate Marco Fasolo (Jennifer Gentle singer and main man) on guitar and production duties and 62-year old drummer Maurizio Boldrin, a local legend who since the Sixties has played in countless beat and prog groups including Pino Donaggio’s band (yes, the same Donaggio who wrote You don’t have to say you love me and soundtracked multiple Brian De Palma, Nicholas Roeg and Joe Dante movies).
This eponymous album is a definite step beyond previous Mamuthones’ releases: it still retains the droney, foreboding darkness of its older siblings, but this time the sound is the one of a raw, aggressive rock trio.
Shrouded in a haze of psychedelic noise and firmly rooted to Boldrin’s inventive and powerful drumming, the album gathers a series of crushing performances interspersed with shorter, more reflective interludes. 
At times hypnotically thundering (The first born), monstrously rhythmic (like on the real tour-de-force that is Ota Benga, all pounding percussion, Sun Ra-styled keyboard solos and fractured guitars) or simply unnerving (check ghostly closer Ave Maria), the album’s heaviness is balanced by tracks like the pulsing Kash-O-Kashak that, with its buzzing bouzouki-like guitars, manages to sound at the same time menacing and melancholic, or the airy, subdued MJ 74 (actually recorded by Maurizio Boldrin back in 1974!). 
Like a hard-bitten version of YA HO WAH 13 dealing with the celestial slowness of a Japanese tea ceremony or a Catholic mass celebrated by a demonic Father Karras, Mamuthones have delivered an album of black, truly anguished psychedelia where the listener can find hope glimmering at the end of the tunnel.


Mamuthones - The first born

Tracklist:

01. The call
02. The first born
03. Ota Benga
04. A new start
05. Kash-O-Kashak
06. MJ74
07. Ave Maria

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12 ottobre 2013

Stöner Kebab - Simon #2013


L'elisir di giovinezza i toscani Stöner Kebab l'hanno probabilmente trovato nel continuo ricambio di formazione. Molte cose giungono a maturazione in questo loro quarto album. Gli stili, le suggestioni, le esperienze passate. Il tutto assemblato con una bella fantasia compositiva. Allora ecco che vi si riveserà addosso un equilibrato mix di caldo sludge (Nola, DOWN), sabbathismo vintage, spunti heavy prog, psichedelia astrale. La piece de resistance del lavoro è Saint Lucy, un pezzo fantastico. Ma ecco il sitar che introduce a un ipnotico rituale dai frangenti esoterico-grotteschi, con sottofondo di lugubre organo (Sex sex sex). E come ghost track, a chiudere, una lunga jam che alterna fasi di estrema rarefazione, quasi di annebbiamento psichedelico, ad altre di ieratico martellamento hawkwindiano.

da Rumore

Stöner Kebab - Mad donna

Tracklist:

01. St. Lucy
02. Mad Donna
03. My Cold Jackson
04. Sex Sex Sex
05. New evil through evil
06. The monster

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6 ottobre 2013

Chambers - Chambers #2010

I Chambers nascono dall’unione di musicisti già all’opera con VIOLENT BREAKFAST, SUMMER CAMP DISEASE, COHESION, un biglietto da visita di tutto rispetto e capace di accendere la curiosità su questa nuova realtà della scena toscana.
L’omonimo vinile contiene cinque brani intrisi di emozioni e capaci di colpire l’ascoltatore sin dal primo ascolto, schegge di contaminazioni post-core in cui la matrice scremo e quella noisy si incontrano per dar vita ad istantanee dai colori vividi, ma mai troppo marcati. Piuttosto, ai Chambers sembra corrispondere un mood crepuscolare, in cui i contorni delle prime luci artificiali appaiono tremolanti e le figure si iniziano a trasformare in ombre, così le sensazioni evocate dal songwriting della formazione si imprimono nella mente in maniera suadente, insinuandosi attraverso linee melodiche adagiate sulle traiettorie sghembe di una sezione ritmica dalla marcata impronta noise. A completare il cerchio intervengono linee vocali che non avrebbero sfigurato su qualche vinile targato Dischord e prodotto ai tempi della famosa “revolution summer”. In fondo, i punti di contatto non sono poi così improbabili e non appare fuori luogo affermare che anche nei Chambers si avverte la necessità stringente di riportare l’hardcore ad una dimensione più umana e carnale, distante dal machismo e dalla violenza stereotipata di cui fin troppi negli anni si sono resi portabandiera. L’affascinante cornice grafica firmata 108nero accompagna un debutto che convince e lascia presagire sviluppi futuri quanto mai interessanti. Se poi qualcuno si interrogasse sull’origine del nome, basti accennare ad un tal senatore del Nebraska chiamato, appunto, Ernie Chambers e all’impossibilità di notificare una citazione in giudizio. Cose che capitano...


da audiodrome

Chambers - Black to the future


Tracklist:

a1. Easter in Tromso
a2. H & N
a3. Black to the future

b1. Second wall war
b2. A planet is on fire

TDD/Arctic Radar/Que Suerte!/Shove records
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Website
Download here


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5 ottobre 2013

Miranda - Rectal exploration #2006


Post-rock abrasivo e spigoloso quello proposto nel secondo album dai Miranda. Il suono resta sempre quello ispirato in egual misura dal Louisville sound e dai SONIC YOUTH, ma nel complesso risulta messo a fuoco in maniera più matura rispetto al disco d’esordio Inside the whale (fromSCRATCH, 2003). E se il trio cita come referenti gente come Captain Beefheart o Arto Lindsay, indimenticato chitarrista dei seminali DNA, una ragione ci sarà pure; basta ascoltare le abrasioni chitarristiche di Zhou! The hell is a beer! o il blues anfetaminico e deforme dell’iniziale Cell trip per rendersene conto.
Il giardino degli ascolti e delle influenze del trio è dunque molto ampio e i semi gettati da JUNE OF 44 e SHELLAC, passando per il rock indi(e)pendente degli anni '90, germogliano rigogliosi in Rectal exploration: 3 bombs ricorda moltissimo i primi GIRLS AGAINST BOYS o, andando ancora più indietro nel tempo i sottovalutati HAIR & SKIN TRADING COMPANY con quel groove di basso e batteria, così come Monosexfiles fa intendere le capacità attuali del gruppo, sospesa com’è tra un semi p-funk d’assalto e una tensione sospesa tipica da gruppo noise del decennio scorso. La lunga Rough feeling è poi un sentito omaggio agli indiscussi padrini del post-rock, JUNE OF 44: una cavalcata trascinata e trascinante in cui la voce lamentosa di Giuseppe si accompagna ad un vortice strumentale in crescendo sempre sul punto di esplodere.
Il bello di questo disco, però, non risiede tanto nel rimando ossequioso ad ovvie ed ingombranti influenze noise e post-rock, quanto nell’evoluzione di quei codici in maniera personale. La destrutturazione dei pezzi, nonostante si resti all’interno della forma canzone, rende il tutto spigoloso, nevrotico e imprevedibile senza però perdersi in elucubrazioni noise autoindulgenti e fini a se stesse. In definitiva 11 piacevoli esplorazioni rettali, ma senza deflorazione, per fortuna.


Miranda - Cell trip

Tracklist:

01. Cell trip
02. 3 american bombs
03. Monosexfiles
04. Breezed out
05. Rough feeling
06. Baciamona
07. Fake
08. Rectal exploration of loveless triangles
09. Zhou! The hell is a beer!
10. R. Murr is shitting at my place
11. Archie

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2 ottobre 2013

Sickoids - Sickoids #2012

The home of DAYLIGHT ROBBERY, DEFECT DEFECT and CANADIAN RIFLE, there’s no question that Chicago’s Residue Records is one of the top imprints for jean jacket/black toque punk. You know the kind: elements of pummeling hardcore from various sub-sub-subgenres with just enough melody to keep you coming back for more. Few bands exemplify that sound as well as Philadelphia’s Sickoids.
Sure, if you’re one of those masters of describing hardcore, you’d be sure to impress everyone at the local squat with the elements of d-beat, UK82, post-hardcore and melodic working-man punk on the band’s self-titled debut. Played separately, it’s hard to see the link between the mid-tempo fuzz attack of My curse, the angular melody of Hope subsides, the gravelly pop-punk of King of the dirt mound and the straight-up noisy blasts of Bleached bodies.
It’s kind of bizarre, really — somehow, in 18 minutes, Sickoids touch sonic ground once tread by VARUKERS, DIE KREUZER, THE REPLACEMENTS, CRASS, ARTICLES OF FAITH and even a tiny bit of JAWBREAKER. To genre purists, this all-over-the-place description might sound like a living hell, but in an age where even the best bands are following strict structural rules, it’s a breath of fresh air to listen to a record this diverse. Without sacrificing any pent-up fury, Sickoids’ ability to shift genres makes for an endlessly compelling listen.

via fast forward weekly

Sickoids - Hope subsides

Tracklist:

a1. Psychic cold war
a2. Bleached bodies
a3. Hope subsides
a4. Reality's refugees
a5. Dive

b1. My curse
b2. Permanence
b3. King of the dirt mound
b4. Clarity
b5. 10 human steps

Residue records
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Bandcamp
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30 settembre 2013

Boyz Nex' Door - Welcome to the wonderful world of thee mighty... (7'') #1995


Il primo 7" dei tre torinesi, maestri di pop-punk ruspante con le radici saldamente piantate nella costa ovest degli anni '90 statunitensi. Furono tra i pochissimi punkrockers "puri" a passare dagli Acqualuce Studios e non sorprende che siano dovuti andare fino in Germania, dai tipi della Incognito, per pubblicare il dischetto in questione.

Boyz Nex' Door - Boys next door

Tracklist:

a1. Boys next door
a2. Dirty babe

b1. Jesus was a teenage surfer
b2. Me and my girl

Incognito records
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27 settembre 2013

Disciplinatha - Primigenia #1996


Sul finire degli anni '80, l'Emilia Romagna era il fiore all'occhiello del PCI. Bologna era considerata una città modello di livello Europeo, la città più libera del Mondo. Poi arrivano loro, i Disciplinatha, sbattendo in faccia alle platee post-punk i loro spettacoli fatti di fosche rappresentazioni del presente e del futuro. Disciplinatha proponeva un violento estremismo hardcore industrial con provocazioni futuriste rielaborando l'immaginario estetico del ventennio e fondendolo nel deformante linguaggio pubblicitario del collettivismo e del benessere anni '80, in un continuo ribaltamento degli immaginari, dei simboli riconosciuti e delle verità acquisite.
Il pubblico si spacca: c'è chi li odia, chi li ama e chi teme, o non comprende il cortocircuito culturale da loro innescato in quel lontano 1987. Disciplinatha sobilla e tocca i nodi irrisolti, nazionali e occidentali, tocca il nervo, scandaglia il cuore nero di noi tutti e ne trae le conseguenze: polizia antisommossa ai concerti, censure, isolamento mediatico, aggressioni sul palco, minacce da opposte frange estreme. Poi l'obbligata normalizzazione, il rientro nei ranghi tra gli "indipendenti", un effimero successo. L'esplosione iniziale si spegne negli applausi, poi nel silenzio.


Disciplinatha - Voci

Tracklist:

01. D'intro
02. Lingua lusinga
03. Esilio
04. Primigenica
05. Quanto mi ami?
06. Mi addormento
07. A volte invece no
08. Voci
09. New dawn fades (JOY DIVISION cover)
10. Otto minuti
11. Chiamala inverno

I Dischi Del Mulo
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25 settembre 2013

Topsy The Great - Steffald #2012

È un disco dalla forte identità l'esordio dei Topsy The Great. Interamente strumentale, Steffald – coproduzione fromSCRATCH e Santa valvola – attacca e finisce con un susseguirsi di trame math noise e schizofrenie heavy, stipate in un flusso assolutamente omogeneo che non lascia un attimo di tregua.
Volessimo cercare una stella polare i DON CABALLERO sono certo della partita, ma sia chiaro che Steffald non cede alla devozione e al convenzionale. La rielaborazione eseguita dal trio pratese è sì studiata e meticolosa, ma non rinuncia a un retrogusto free, caldo, merito anche di una registrazione con grana quasi live. Il risultato sono una mezz'ora abbondante di accelerate, dilatazioni improvvise, aggressività, vuoti noise, un succedersi di tanti piccoli nuclei compositivi che non perdono mai il filo del discorso. Non si segnala un episodio in particolare perché è la massa che conta, quindi tracannatevela tutta.

da SENTIREASCOLTARE

Topsy The Great - Lalboom


Tracklist
:


01. Lalboom
02. Minuto
03. Vol. II
04. Tere Effe
05. V. D'Adda
06. Micizzo
07. Slurp
08. M'Ery
09. Bastoni
10. Mela Fuji
11. Ciro Pasticche
12. Giangol

SantaValvola/fromSCRATCH records
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Bandcamp
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22 settembre 2013

The Nuns - The Nuns (7") #1978


Legendary punk classic from San Francisco. It's the original first US pressing of this ground breaking 3 track EP, released on 415 records in 1978 (catalogue number 34037). With absolute crusher Decadent jew featured on Killed by death #1.


The Nuns - Suicide child

Tracklist:

a1. Decadent jew
a2. Savage

b1. Suicide child

415 records
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