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28 dicembre 2010

Ronin - L'ultimo re #2009

Le atmosfere cinematografiche hanno sempre rappresentato la spina dorsale dell’idea Ronin, naturale che il progetto dorelliano le abbracciasse ufficialmente in colonne sonore prima reali (quella del film Vogliamo anche le rose di Alina Marrazzi e della serie TV Non pensarci) e poi immaginarie (l’attuale comeback).
L’ultimo re, oltre che una imaginary soundtrack, è anche un concept. Niente di meglio della frase riportata all’interno del booklet per coglierne l'essenza. Fa "con le budella dell’ultimo prete impiccheremo l’ultimo re" ed è una frase recepita in tenera età dal Bruno che, come una ossessione dal passato, riecheggia nella fantasia dell’autore in mille, diverse forme e varianti nel corso degli anni, fino a quella (se non conclusiva, per lo meno temporaneamente definita) della composizione delle presenti 9 tracce.
Film senza immagini e poesia senza parole, L’ultimo re è un disco elaborato in formazione a quattro e completamente al maschile: Nicola Ratti alla chitarra, Chet Martino al basso e Enzo Rotondaro alla batteria, più - graditi ospiti - il violino di Nicola Manzan, il basso tuba di Giordano Geronzi e i field recordings di Ivan A. Rossi; supporti preziosi nell’incastonare il mood generale in percorsi a volte sghembi e/o laterali.
Riecheggiano visioni di rivoluzione e resistenza, ribellione e liberazione trasfigurate attraverso la lente strumentale classica del progetto, ovvero desertiche atmosfere un po’ spaghetti western morriconiani, un po’ malinconiche visioni da mitteleuropa in disarmo. C’è molta polvere tra i solchi, esattamente come quella che riempie la scena finale dell'ipotizzato film mentre una dissolvenza incrociata indugia su due piedi a penzoloni. Quelli della Morte Del Re.

da SentireAscoltare

Ronin - Meandro


01. L'ultimo re
02. Fuga del prete
03. Meandro
04. Lo spettro
05. Tre miniature
06. Bleedingrim
07. Venga la guerra
08. Morte del prete
09. Morte del re

Ghost records
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26 dicembre 2010

Fleshies - Gung ho! #2004

Continuing their live insanity onto disc, Somebody twisted your arm is a perfect example of the thrash/punk fusion that Fleshies work so well in. Using distortion right out of the eighties and a shouted-out set of vocals reminiscent of Darby Crash, Fleshies come to each track on Gung ho! with a myriad of interests and short times in which to express them. Ending Twisted with a sizzling guitar riff, I just took the most punk rock shit of my life looks farther back into American rock for the rhythm riff even if the drums come out of a metal background. Orienting the bass line along the noisy, jangly guitar riff of Shit is a work of genius as the high/low, dark/light dichotomy causes the track to work on two distinct levels. Now I can only hear sirens has Fleshies bring the song title to the listeners, recreating sirens through their guitars and hiding a strong melody underneath a layer of distortion and fuzz. With different tracks recorded in different locals, a track like I can't hear you is much more compressed, and this limitation draws the Fleshies closer to the punk bands of yore. This compression, as well as a straight-forward set of vocals and melodic backups, makes this an old-school punk epic in the present day.
This compilation of tracks showcases the strongest pieces by Fleshies, and should be considered a greatest hits released by an act while they are still at the peak of their game, instead of trying to milk money out of a fanbase 20 years after the band was lucky enough to be called washed-up. Continuing their backwards-glance at some of the most influential bands of the last 25 years, The Long Road is reminiscent of the MISFITS, RANCID, and some of the more-upbeat punk, such as UNWRITTEN LAW, that permeated the California scene in the mid to late 1990s. Jumping between genres and general sounds shows the extraordinary nature of the Fleshies, and it is only on a disc like Gung ho! that his eclecticism can really show up.

da NeuFutur Magazine

Fleshies - I just took the most punk rock shit of my life


Tracklist:

01. Somebody twisted your arm (THE PHANTOM LIMBS cover)
02. I just took the most punk rock shit of my life
03. Now I can only hear sirens
04. It’s alright
05. I can’t hear you
06. 1,000 ways
07. I got a bruise
08. The long road
09. Gonna have to pass
10. Satellites (THE STRANGER STEALS cover)
11. No The, just Fleshies
12. Sexiest man alive (live)
13. Tinklin’ man
14. No one (live)
15. My buddy
16. Arbgabdo, baby!

Life is abuse records
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Myspace
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25 dicembre 2010

Cornflakes Freaks - Suck my worm (7") #1999

Dal profondo sud, ancora loro, i fiocchi di mais venuti male, con il secondo 7" risultato della coproduzione tra Kortocircuito, Fortemente Indiziati e Smartz records. E dire che gli stessi produttori non risparmiano critiche alla copertina volgare, definendola "la più brutta della storia". In ogni caso, quest'episodio dei siciliani è un adeguato predecessore del già pubblicato Nora's room (2001), con quel giusto compromesso tra hardcore anni '90 e melodia, attitudine punk e liriche personali ed intelligenti.
Poi un po' per la registrazione, un po' perché il mio rip non è dei migliori, la qualità del sonoro è a dir poco scarsa.

Cornflakes Freaks - Suck my worm


Tracklist:

a1. Stornello
a2. Suck my worm
a3. Chocolate biscuits

b1. Another grey carpet
b2. Find peace
b3. Ippo song

Coproduzione
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23 dicembre 2010

Gonna Fall Hard - Slap by Gandhi (ep) #2004

Secondo lavoro (demotape esclusa) per i lagunari e formula immutata: tanta velocità, riffoni thrash e i classici cambi di tempo ideali per tuffarsi nel pit a gomiti alti. Con la bandana in testa, ovviamente.

Gonna Fall Hard - Don't call me friend


Tracklist:

01. Get down (intro)
02. Who's the guilty one?
03. Glass man
04. Perfect clone
05. My view of things
06. The night, the streets
07. Don't call me friend

Head On/Countdown records
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Myspace
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21 dicembre 2010

A Sangre Y Fuego - ...Se ha escrito la historia #2003

Oggi Raff ci regala un biglietto di sola andata per Bogotà (Colombia), terra natia degli A Sangre Y Fuego. In questo che è il loro primo cd i cinque latini si esibiscono, abbastanza prevedibilmente, in un punk/hardcore di vecchia fattura con qualche evasione in ambito punk rock (Presos) e qualche tamarranza qua e là nei riffs e nelle parti di batteria. Non entusiasmanti in quanto a tecnica e originalità, gli ASYF fanno delle liriche il loro punto forte, nelle quali sfogano (non senza un minimo di retorica) tutta la loro rabbia popolare ed anarchica, ancora viva in quelle parti del globo. Al tutto aggiungete la cover della strumentale Back it up degli (sXe)hardcorers statunitensi TEN YARD FIGHT e un esplicito brano dal vivo dedicato al loro paese.
Dalla Colombia con furore.

A Sangre Y Fuego - Homosexualidad activa


Tracklist:

01. La revoluciòn no serà transmitida
02. A sangre y fuego
03. Seguridad para tanta demencia
04. Presos
05. Bloque negro
06. El momento de la verdad
07. Integridad
08. No eres un turista aqui
09. Mujeres libres
10. Juegan con petroleo
11. Homosexualidad activa
12. Back it up (TEN YARD FIGHT cover)
13. La Colombia (live)

Autoproduzione
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Myspace/Official website
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20 dicembre 2010

Uzeda - The Peel Sessions #1994

Gli Uzeda di Catania (Giovanna Cacciola, voce; Raffaele Gulisano, basso; Davide Oliveri, batteria; Giovanni Nicosia, chitarre; Agostino Tilotta, chitarre), come formazione, sono nati nel 1987. Dopo diversi concerti fatti in Italia nel 1989 firmano il loro primo contratto discografico con l’etichetta romana A.V. Arts, per la quale incideranno due dischi: Out of colours (1989) e Waters (1993).
Out of colours prodotto dagli stessi Uzeda con l’apporto al missaggio di Kenny Mc Donald è un disco più che accettabile. Con un sound di facile impatto, gli Uzeda, riescono a distillare i suoni e rumori "assimilati" negli anni '80 in un loro sound.
Tra il primo è secondo disco la loro creatività sarà segnata dall’incontro con il chitarrista degli SHELLAC, nonché già chitarrista dei leggendari BIG BLACK e RAPEMAN, Steve Albini che andrà a produrre il loro secondo lavoro Waters.
Nell’autunno del 1994 viene licenziata per l’etichetta Strange Fruit la Peel Session degli Uzeda, registrata negli studi londinesi della BBC nel programma di John Peel, vera e propria icona vivente del giornalismo musicale. Giovanna e compagni sono gli unici artisti italiani , assieme alla P.F.M., a partecipare al programma The John Peel Sessions; gli unici italiani in assoluto ad essere invitati 2 volte al programma e ad incidere un disco (che racchiude 3 brani tratti da Waters + 3 inediti) della performance alla corte di John Peel.

da Scaruffi

Uzeda - Well paid


Tracklist:

01. It happened there
02. Well paid
03. Higher than me
04. Save my snakes
05. Spread
06. Slow

Strange Fruit
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19 dicembre 2010

Steamboat Switzerland - Live #1998

Settantaquattro minuti di avanguardia è la proposta di questo talentuoso trio svizzero. Lo spessore artistico dei componenti (Domink Blum all'hammond, Mariao Plikas al basso e Lucas Niggli alla batteria e percussioni) è decisamente ragguardevole, trattandosi di personaggi già coinvolti in progetti d'alto profilo e provenienti dagli ambienti di conservatorio e delle aree free jazz più sperimentali. Descrivere con precisione l'andamento di Live è cosa nient'affatto semplice. L'improvvisazione è alla base di tutto il loro operato. Basso, batteria e hammond insieme alla ricerca della materializzazione sonora di reali incubi rumoristi e aritmici, spesso sfocianti da una parte in veri e propri sfoghi creativi dall'impatto inquietante, come nel caso della veloce parte centrale di Trabant-Knoxville-Skill o del tema/spot dell'annichilente Uncle Globus, dall'altra in climax astratti e impalpabili (leggi i divertissement cerebrali di Slaver-Meierei-Avant su tutto). In particolare l'organo, adoperato come vero e proprio strumento "terroristico" teso alla materializzazione di trame assolutamente noise e a sprazzi addirittura ancestrali, rende la loro musica particolarmente caratterizzata e riconoscibile. Premettendo che si va ragionare esclusivamente di una comunanza ideologica di fondo e non di vere e proprie condivisioni stilistico/esecutive, potremmo avvicinare gli Steamboat Switzerland a progetti come SUPERSILENT e MASS o, andando più indietro, alla filosofia della creazione attraverso il rumore dell'ultimo Coltrane. Come se Edgard Varese e Larry Young (decisamente il riferimento principe di Blum) avessero messo le mani sul repertorio del più elettrico ed eclettico del Miles Davis della svolta anni '70. Fornendo, quindi, un vero e proprio mondo a parte di suoni ed intenzioni, i tre da Zurigo si collocano in una terra di nessuno. A sinistra dell'impro/free jazz (forse troppo visionari) e destra di una scena alternative (non c'è STORM & STRESS o band post che tenga in questo caso). Forse il fascino deriva proprio dall'impossibilità di trovare loro una precisa collocazione. Da ammirare per quello che sono. Consigliati a chiunque viva con un certo approccio "intellettuale" i propri ascolti.

da Freak Out - Indipendent Music Magazine

Steamboat Switzerland - Uncle Globus


Tracklist:

01. Little Wolf
02. Music 1-Slosh-Gold
03. Meier 1
04. Trabant-Knoxville-Skill
05. Uncle Globus
06. Ruth-KW
07. T.N.W.O.S.H.M.-Tanzli-Core
08. 555
09. Meier 2-KKW-Meier 3
10. Slaver-Meierei-Avant
11. Stolper-Orée-R5K3Ball
12. All Because The Lady Died (Hypnos)

Unit records
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Official website
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17 dicembre 2010

Neon Piss - Neon piss (demotape) #2010

Demotape fresca fresca proveniente dalla California, pubblicata ieri su quest'ottimo tape-addicted blog, scoperto oggi grazie a Maximum R'n'R. Beccatevi dunque l'esplicita recinzione in inglese (che è anche ora di impararlo).

San Francisco’s Neon Piss are so fukkn good. Every song reminds me of something that I can’t quite put my finger on, and still all of them sound entirely original. At different moments during my first listen, I clearly heard elements of COMPLICATIONS, NO HOPE FOR THE KIDS, JAY REATARD, WIPERS and others, but I stopped listening for references (in fact I stopped everything I was doing) and just listened. Three times in a row. This is easily the best demo I’ve stumbled across in ages (though technically it stumbled into my hands, but my point was simply that I had no preconceptions and no idea what to expect) — every second of this tape is catchy as hell and there is not a genre catch phrase to sum them up... it’s just sincere punk rock.

da Terminal Escape

Neon Piss - Bullet in the back


Tracklist:

01. Look homeward angel
02. Peaceful assembly
03. Golden state advantage
04. No there there
05. Bullet in the back

Autoproduzione
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16 dicembre 2010

Light Up! - Light up! (ep) #2010

Seconda produzione in assoluto, entrambe nel 2010, per questo quintetto milanese dedito ad un hardcore in bilico tra la nuova e la vecchia scuola, senza troppi fronzoli ma magistralmente eseguito, veloce e rumoroso come piace a noi. Copertina minimale, come minimali sono anche i pezzi (7 in meno di 7 minuti), liriche incisive tra il critico e il personale, e una cover che dovreste conoscere tutti.
Ringrazio la band per il link-omaggio che potete anche trovare sul loro Bandcamp.
Lasciatevi illuminare.

Light Up! - Wasted


Tracklist:

01. Weighted down
02. Wasted
03. Green-white-redneck
04. C'mon Sis!
05. Self criticism
06. Mass media (INDIGESTI cover)
07. Noise

Autoproduzione
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Bandcamp/Myspace
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15 dicembre 2010

Pussy Galore - Live: in the red #1998

Provenienti da Wasghington, i Pussy Galore prendono nome dal personaggio del Goldfinger della saga 007. Il quartetto, che si distingue per l'assenza di un bassista, debutta nell'ambiente alternativo della città, dove ha la possibilità di esprimere un'attitudine randagia che rimanda ai primi ROLLING STONES e agli STOOGES, fatta di blues, r&r, garage, punk e hardcore.

da Enciclopedia della musica rock

Testamento dal vivo per i quattro rockers statunitensi (che daranno poi vita rispettivamente a CHROME CRANKS, JON SPENCER BLUES EXPLOSION e ROYAL TRUX): uno show adrenalinico registrato nell'agosto 1989 allo storico CBGB's.

Pussy Galore - Undertaker


Tracklist:

01. Nothing Can Bring Me Down
02. Adolescent Wet Dream
03. Sweet Little Hi-Fi
04. Understand Me
05. Pig Sweat
06. 1 Hour Later
07. Dead Meat
08. SM57
09. DWDA
10. Wretch
11. Kicked Out
12. Evil Eye
13. New Breed
14. Undertaker
15. Dick Johnson
16. Hang On
17. Kill Yourself
18. Alright

In The Red recordings
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13 dicembre 2010

Church Of Violence - In puttanate 6 speciale #1992

Cominciano i regali di natale. Il primo ce lo manda Davide e ci catapulta per l'ennesima volta negli anni novanta torinesi. E' il debutto sulla lunga distanza dei pasici Church Of Violence, dei quali abbiamo ormai ricostruito quasi l'intera discografia (l'ultimo tassello è una chicca a me sconosciuta che posterò a breve). Nei tredici brani di In puttanate 6 speciale, i NOFX de noantri (Letto 43) confermano la loro attitudine al cazzeggio anche a livello musicale: capaci di passare dall'hardcore a tinte fosche di chiaro stampo torinese (Rabbia claustrofobica, Ultimo stadio), a brani di funk acustico cantati in un dialetto imprecisato (Face friddu) quando non ad azzardati connubi tra hardcore e rap (Non ce n'è) con tanto di scratching d'ordinanza. Per non parlare della blasfema rivisitazione di Ufo Robot o delle malcelate influenze metallare che talvolta spuntano fuori nei riff o negli assoli di chitarra.
Nel bene e nel male, imprescindibili.

Church Of Violence - Rabbia claustrofobica


Tracklist:

a1. Atlas Ufo Robot
a2. Rabbia claustrofobica
a3. Istruzione alla disobbedienza
a4. Rido sempre
a5. Letto 43
a6. Tu che mi dici
a7. Sorrisi nell'universo

b1. No signore
b2. Face friddu
b3. Ultimo stadio/La mia attitudine
b4. Non ce n'è
b5. Wild thing

El Paso
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