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22 ottobre 2010

Zeus! - Live @ XM24 #2010

Giusto per non farci mancare nulla del duo drum'n'bass più quotato del momento, eccovi la loro unica registrazione live al momento disponibile sul web. E' il concerto del 14 aprile 2010 al bolognese XM24, ospitato all'interno della rassegna Mery XM che mette a disposizione sotto licenza Creative Commons tutti gli audio delle serate, concerti compresi. La registrazione è ottima (forse un filino bassa di volume) e rende bene l'idea del concentrato di potenza e precisione che i due scatenano sul palco. Cosa che su disco, ovviamente, si perde un po'. Che altro dire, se non grazie all'XM24 e al fonico Znasch (accreditato nell'ID tag) per lo sbattimento.
Lunga vita a Zeus! Lunga vita a XM24!

ps: non sono riuscito a riconoscere tutti i brani eseguiti. A meno che non siano inediti ho bisogno di aiuto per le tracce 4 e 8..

foto: © Monelle Chiti

Zeus! - Grindmaster flesh (live)


Tracklist:

01. Intro/Suckertorte
02. Koprofiev
03. Giacomo Leopardi
04. -
05. Grindmaster flesh
06. Turbo Pascal
07. Golden metal shower
08. -
09. Cowboya
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Zeus! myspace
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21 ottobre 2010

Fluxus - Pura lana vergine #1998

Tarde creature della scena hardcore torinese di fine anni '80, i Fluxus, capitanati dal carismatico leader Franz Goria, si segnalano per aver avuto una delle storie discografiche più interessanti di sempre dello Stivale, sia in quanto ad ingressi e defezioni nella line-up che per quanto riguarda la qualità discografica, ogni qualvolta attestata su livelli medio-alti. Le scorie noise di Vita in un pacifico nuovo mondo, esordio del 1994, vengono immediatamente metabolizzate nel furente hardcore-metal di Non esistere (1996), dove si registra per la prima volta la caratteristica che li renderà famosi nell'underground italiano, il muro di suono, ottenuto grazie all'eccezionale utilizzo di tre chitarre e due bassi in sincronia (in questo periodo si riscontrano, tra l'altro, le entrate degli ex-NEGAZIONE Tax Farano e Marco Mathieu).
Lacerati da forti individualismi intestini, i Fluxus giungono ugualmente, nel 1998, al compimento del loro capolavoro indiscusso, Pura lana vergine, concentrato di potenza sonora, liriche politiche, pezzi cantati, parlati e strumentali, dove l'hardcore poggia su flessibili basi metal, escrescenze noise, stacchi acustici e gorghi post-core, che risentono del contemporaneo sbocciare dei veneziani ONE DIMENSIONAL MAN e lo rendono, di fatto, uno dei dischi italiani più belli di sempre.

da Storiadellamusica.it

Fluxus - Uomo ghignante


Tracklist:

01. Uomo ghignante
02. Senza protezione
03. Tutto da rifare
04. (.)
05. Lacrime di sangue
06. (.)
07. Latte
08. (.)
09. Giro di vite
10. Le cose che non cambiano...
11. (.)
12. Classe
13. In un istante
14. (.)
15. Felici e contenti

Il Manifesto
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20 ottobre 2010

The Inmates - The walk (7") #1980

Oggi facciamo un po' cambiare aria al blog. Apriamo la finestra ed entra in volata questo 7" stampato in Italia per la prestigiosa Radar records e ingiustamente infilato nella squallida serie "The sound of the 80's" (vedi altrettanto squallido bollino in copertina). Gli Inmates sono uno dei tanti gruppi nati sul finire degli anni '70 che in qualche modo è possibile far rientrare nel vasto filone 'wave' (con il quale condividevano più che altro un'attitudine timidamente punkeggiante e l'abbigliamento..), anche se come vedrete lo sforzo dei quattro britannici è completamente teso a recuperare certe sonorità tipiche dei sixties. Nei due pezzi di sano rock in questione, infatti, ciò che emerge nettamente è la vena blues delle loro composizioni, sporcata a dovere dalla voce graffiante di Bill Hurley e da un approccio lo-fi alla materia. Lo stampo inglese si sente eccome, tanto da richiamare alla mente grandi nomi del calibro di KINKS e ROLLING STONES. Questo 7", pubblicato per la prima volta nel 1979, è la loro terza uscita in assoluto ma vi consiglio caldamente di procurarvi anche l'lp d'esordio (sempre del 1979) First offence.
E c'è qualcuno che lo chiama pub-rock...

The Inmates - The walk


Tracklist:

a1. The walk

b1. Talkin' woman

Radar records
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19 ottobre 2010

AA.VV. - Tellurica - Thrash compilation (tape) #1988

Chi se non Raffaele poteva passarmi questo piccolo miracolo dell'underground napoletano..? Appunto nessuno. Storica 4-way-split demotape totalmente autoprodotta che mette insieme quattro band partenopee dedite al metallo veloce e pestone tanto in voga in quegli anni (almeno all'estero) e che a Napoli spesso condivideva gli stessi palchi della scena punk locale, creando un'apocalisse di teste vuote e ossa rotte non indifferente (parola di Raff). Le uniche informazioni che sono riuscito a trovare riguardano i Randagi (1987-1992) che dopo aver esordito con i quattro pezzi di questa cassetta hanno registrato due album, Hard states of consciousness (1989) e Seismic area (1991), riscuotendo un discreto successo.
Come dice il sottotitolo del nastro, qui si parla soprattutto di thrash e/o speed-core anche se ogni band lo declina a suo modo: i Fuck Order ad esempio lo contaminano con l'hardcore più grezzo; i Desaster, soprattutto per riff e suoni di chitarra, sono i più metallari del lotto (non per questo meno bravi, anzi); gli Original Gravity rinunciano agli assoli e si concentrano più che altro sulla velocità; i Randagi, infine, mettono in mostra tutte le loro influenze hardcore avvicinandosi molto a quel genere di crossover ("l'originale") reso famoso da band quali D.R.I. o CORROSION OF CONFORMITY.
Ciò che stupisce, considerando l'epoca e i mezzi a disposizione, è la qualità delle band e dei brani in questione, purtroppo relegati su di un supporto difficilmente salvabile dall'usura del tempo.
Once again, grazie Raffaele!

Tracklist:

a1. FUCK ORDER - Judgment altar
a2. FUCK ORDER - Fottuta libertà
a3. FUCK ORDER - Grazie al sistema
a4. FUCK ORDER - Real fine
a5. DESASTER - Lager
a6. DESASTER - Shadow of the gallows
a7. DESASTER - Lady death
a8. DESASTER - This morning I woke up three times

b1. ORIGINAL GRAVITY - The clouds upon the sanctuary
b2. ORIGINAL GRAVITY - Miles christi
b3. RANDAGI - Slavery (captivity)
b4. RANDAGI - The threat
b5. RANDAGI - Eredity of horror
b6. RANDAGI - Mutilates onslaught

Autoproduzione
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18 ottobre 2010

The Mojomatics - Devil got my woman (7") #2004

Stupendo four tracks ep dei veneti Mojomatics, Devil got my woman che vede il duo Matt e Dave impegnato in una abrasiva fusione di downhome blues e garage punk come da tempo non si sentiva nei circuiti underground. Si parte con Schooldays blues, grande lo-fi blues che fonde la classicità dei primi ROLLING STONES con il furore iconoclasta della JOHN SPENCER BLUES EXPLOSION. E' come se Maxwell Street incontrasse il marciume del punk con l'armonica a sferragliare selvaggiamente. The reason why è una splendida pagina di blues CRAMPSiano, è un grande stomper che ci fa immaginare il suono di John Lee Hooker passato attraverso una centrifuga punk. Please think 'bout me è pura forza primigenia di garage blues figlia diretta del grande suono degli SQUIRES reso scarno ed ossuto da un perfetto approccio lo-fi. Chiude questo gioiellino Mud in my socks in cui il lo-fi si appropria della grande lezione vaudeville dei KINKS che nei Mojomatics si forgia in una genuinità abrasiva e grezza come carta vetrata. Se il blues è tramontato da anni nei gusti dei giovani è perché pochi gruppi hanno saputo cogliere un linguaggio di rinnovamento che nel duo in questione è vivo e presente come il loro amore incontaminato per questi suoni e per i loro padri.


The Mojomatics - The reason why


Tracklist:

a1. Schooldays blues
a2. The reason why

b1. Please think 'bout me
b2. Mud in my socks

Shake Your Ass records
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Myspace
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17 ottobre 2010

Bracket - "F" is for fat (2x7") #1996

Elegante doppio 7" su vinile bianco che segna, tra massicce dosi di melodie WEEZERiane e un tripudio di coretti e seconde voci, il debutto dei pop punkers californiani per l'allora emergente Fat Wreck Chords.
Se avete carenze di zucchero..

Bracket - Speed bump


Tracklist:

a1. Hermit

b1. Speed bump

c1. Flea Market
c2. Eating pie

d1. Envy

Fat Wreck Chords
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Myspace
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16 ottobre 2010

Plastination - Opera 21 #2004

I Plastination, oltre ad essere l'ennesima band proveniente dal capoluogo piemontese, riassumono alla perfezione l'eredità lasciata dai loro predecessori e concittadini in ambito punk/hardcore. Radici difficili da dissimulare quando la tua storia parla chiaro: in questo che è il loro secondo ed ultimo disco c'è Sdro alla voce (ex-KOLLETTIVO) e Cisco al basso (ex-CHURCH OF VIOLENCE) ma nel passato hanno fatto parte dei Plastination anche ex-membri di NERORGASMO, IFIX TCEN TCEN e BLUE VOMIT. Le tredici tracce dunque non potrebbero suonare altrimenti: punk e hardcore mescolati con classe e sapienza, dove le parti più "melodiche" (chi ha detto KINA?) sono controbilanciate dal pessimismo e dalla negatività delle liriche di Sdro (vere e proprie poesie tratte dal volume Cuori da bruciare), queste ultime esaltate dalla sua potente voce. Nel booklet testi tradotti in inglese e ringraziamenti a non finire. Un disco che adoro, realizzato da una band a mio avviso sottovalutata. Come promesso, a breve ripperò anche il vinile d'esordio Tutto o nulla.
Nihil-core!

Plastination - Solo tu poi sai


Tracklist:

01. Luce di rivolta
02. Solo tu poi sai
03. I muri del popolo
04. Il cerchio
05. Ampie vedute
06. Ultimo atto
07. Fenix
08. Un mondo compresso
09. Polis
10. Solista
11. Mezzo uomo
12. Lapidario
13. Sepolcri imbiancati II

Autoproduzione
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Official website
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15 ottobre 2010

Sigue Sigue Sputnik - Flaunt it #1986


Con questo album ci si tuffa nel pieno degli anni '80. Tuttavia a farla da padrone qui, non sono le mielose melodie che hanno reso famosa quell'epoca, ma sintetizzatori inaciditi, campionamenti folli e un'attitudine e un look che hanno contribuito parecchio ad inserire la band tra i precursori del cyberpunk, almeno per quanto riguarda l'ambito musicale. Cut up e sampler di burroughsiana memoria, si intervallano a brani dove risalta la voce digitale e schizofrenica del cantante. Il sestetto, con addirittura due batteristi, propone dunque un electro-pop sintetico e alquanto lisergico, che stupisce per la varietà di soluzioni adottate (considerati i tempi) e che potremmo paragonare a quello dei DEVO dopo una sessione di elettroshock.
Stupefacenti!

Tracklist:

01. Love Missile F1-11 (Re-Recording Part II)
02. Atari Baby
03. Sex-Bomb-Boogie
04. Rockit Miss U·S·A
05. 21st Century Boy
06. Massive Retaliation
07. Teenage Thunder
08. She's My Man

EMI records
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Website
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Comrades - The early days - Masked bunch! #2002

I Comrades sono molto probabilmente il gruppo più ostico attivo nella Capitale, e lo sono ormai da anni. Esattamente dalla primavera del 1993, da quando cioè un manipolo di ragazzi gravitanti attorno al Centro Sociale Break Out, nauseati dall'affermazione della nascente corrente "emo", decisero di ripercorrere a ritroso l'hardcore fino a giungere alle sue vere radici (rumore, velocità, rabbia, intransigenza), addizionandolo con sonorità e propensioni più estreme mutuate da un certo panorama metal. Tutto è spiegato meglio nel prezioso booklet che affianca una breve ma incisiva documentazione visiva a quella acustica. Così, sulla scia di D.R.I., LARM, SPAZZ e della prima ondata ultra-core, ebbe inizio l'avventura Comrades: esibizioni dal vivo con i volti rigorosamente coperti (se da passamontagna o maschere bianche bucherellate modello "Venerdì 13", il discorso non cambia), vinili, partecipazioni a diverse compile, split con CRIPPLE BASTARDS, EVERSOR, DUDMAN, LOS VATICANOS e persino con i capiscuola belgi AGATHOCLES...
Quasi in coincidenza con il decimo anniversario del gruppo, vede la luce la raccolta completa in formato digitale di tutto il materiale sonoro prodotto dai Comrades nel corso della propria carriera, con il solito, gradito contorno grafico molto curato a cui ormai ci ha abituato la SOA/Oi! Strike, che sa rendere molto appetibile all'occhio anche cose che sostanzialmente (all'orecchio) vogliono essere (e sono!) tutt'altro che eleganti, come nel caso di questo disco! La bandana stesa a fare da sfondo alla copertina e al retro-cd, ad esempio, è semplicemente splendida.
Dunque, ogni feedback, ogni strillo, ogni growl mai emesso ed inciso dalla band è stato riportato in The Early Days Masked Bunch!, che presenta una track list nutritissima con ben 49 brani, tra cui spiccano varie cover di gente del livello di INDIGESTI, WRETCHED e NABAT (quelle che ho riconosciuto) - tanto per mettere ulteriormente le cose in chiaro - per più di un'ora di brutalità tanto gratuita quanto necessaria.
I Comrades fanno i modesti sostenendo di essere consapevoli di aver fatto non solo cose belle in passato, ma in realtà rappresentano un capitolo importante nella storia della Roma Hardcore: una lezione - soprattutto a livello attitudinale - assolutamente da ripassare per i più navigati nella scena e che i più giovani farebbero meglio ad imparare ex-novo.

da Munnezza

Comrades - Spirit of '88


*tracks 01-07 from the split 7" with LOS VATICANOS #2000
*tracks 08-13 from the split 7" with CRIPPLE BASTARDS #2000
*tracks 14-20 from the split with AGATHOCLES #1999
*tracks 21-25 from the split 7" with DUDMAN #1999
*tracks 26-29 from the split 7" with EVERSOR #1998
*track 30 from the compilation Pasta power violence II #1999
*track 31 from the compilation The goodlife #1995
*tracks 32-45 from the 7" Comrades #1997 + more bonus shit
*tracks 46-48 from the compilation Rebirth #1994
*track 49 live in Breakout 2nd Blowout Massacre, final show of the first Comrades generation, '95 maybe

Tracklist:

01. Selfish
02. L.V.
03. Kick your ass
04. Fuck jubilaeum
05. Rottaro
06. Beyond the black
07. The Mustafa mosh (summer 2000 dance version)
08. No al sistema
09. Crea veleno
10. Mai
11. Polvere fastidiosa
12. Mass media
13. Detesta
14. Poser
15. Not a trend
16. Dreams don't always come true
17. Coming of age
18. Stupidity on the terraces
19. Another 7 years
20. HC biz
21. A/sociality as virtue
22. Disillusioned
23. A/sociality as virtue (reprise)
24. Slayer
25. Glue
26. Youth is gone, crew is dead!
27. Asterix
28. Hardcore my life?
29. Tom G. Warrior is god
30. Potere nelle strade
31. Disillusioned
32. Intro/Salvation tru' pain
33. Body corporation
34. Cross decay
35. The one that I love, the one that I hate
36. 75000
37. Spero venga la guerra
38. Crisis of value
39. Velox
40. The one that I hate
41. Poison
42. Spirit of '88
43. Disillusioned
44. Friend for profit
45. Friend for profit (again version)
46. Poison
47. Friend for profit
48. The one that i love, the one that i hate
49. Comrades barmy army on stage (live)

S.O.A. records
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14 ottobre 2010

The Dream Syndicate - The days of wine and roses (expanded) #2001

I Dream Syndicate furono uno dei gruppi della new wave che meglio ha espresso quella sintesi fra Bob Dylan e i VELVET UNDERGROUND che fu un po' il tema fondamentale dell'intero movimento.
Quando esplosero il punk-rock e la new wave, Steve Wynn, Russ Tolman, Kendra Smith e Scott Miller erano studenti alla UC Davis, a metà strada fra San Francisco e Sacramento. Miller sarebbe rimasto in zona con i GAME THEORY. Tolman avrebbe formato i TRUE WEST.
Il chitarrista Steve Wynn e la bassista Kendra Smith, trasferitisi a Los Angeles, conobbero l'altro chitarrista Karl Precoda e formarono nel 1982 i Dream Syndicate. Il sound di questo gruppo apparteneva al revival psichedelico di quegli anni ma se ne differenziava perché si teneva alla larga dagli stereotipi del folk-rock e del garage-punk e pescava invece a piene mani nella tradizione "alta" di quel rock ambiguo che lambisce i ROLLING STONES ma che trova espliciti referenti soprattutto nei VELVET UNDERGROUND, negli STOOGES, nei DOORS.
Il loro album di debutto, The Days Of Wine And Roses (1982), che incorporava tre brani dal precedente ep Tell Me When It's Over (1982), fece epoca e sensazione per il crudo realismo e le armonie abrasive, coniando un linguaggio a cui si sarebbero ispirati innumerevoli complessi degli anni '80.
La tensione drammatica dei pezzi e le liriche maniacali e introverse (che raccontano storie estreme di alienazione, depravazione e terrore), il canto intossicato di Wynn e il lavoro duale di chitarre (quella melodica di e nervosa di Wynn e il feedback di Precoda) creano un obliquo acid-rock. Il cupo registro confessionale di Wynn, tramandando gli incubi di Dylan e di Reed, rappresenta un lugubre commentario alla nuova crisi generazionale.
Dalla ballata melodica Tell Me When It's Over, avvolta in aspri e ipnotici riff da jingle jangle, all'epica e marziale distorsione continuata di That's What You Always Say, da Too Little Too Late, deliquio fatalista alla Nico, al crescendo morbido e sconnesso di When You Smile, dal rock and roll concitato di Then She Remembers a Until Lately, blues/beat alla Manfred Mann o THEM, i Dream Syndicate rivelano in termini sconvolgenti il panico esistenziale della generazione post-hardcore, toccando il vertice del loro pathos nel solenne e lancinante raga alla VELVET UNDERGROUND Halloween, con un monumentale feedback di Precoda. In una parola è di nuovo iper-realismo, sinistramente psicotico nell'incalzante hoedown/punkabilly tutto d'un fiato di Days Of Wine And Roses.

da Scaruffi

The Dream Syndicate - The days of wine and roses


*tracks 01-09 from The days of wine and roses #1982
*tracks 10-13 from Down there (ep) #1982
*tracks 14,15 rehearsal versions #1981
*tracks 16,17 from 15 MINUTES - That's what you always say (7") #1981

Tracklist:

01. Tell me when it's over
02. Definitely clean
03. That's what you always say
04. Then she remembers
05. Halloween
06. When you smile
07. Until lately
08. Too little, too late
09. The days of wine and roses
10. Sure thing
11. That's what you always say
12. When you smile
13. Some kinda itch
14. Too little, too late
15. Definitely clean
16. That's what you always say (15 MINUTES)
17. Last chance for you (15 MINUTES)

Rhino
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13 ottobre 2010

AA.VV. - Blow out with history! #1998

Mastodontico ma brevissimo (28 pezzi in 32 minuti) tributo italiano a una delle più longeve punk rock band statunitensi, i QUEERS, la cui discografia viene saccheggiata a dovere (dai primi due 7" datati 1982 e 1984 agli albumi di metà anni '90) da ben 28 formazioni nostrane, alcune entrate nel gotha del punk rock nazionale, altre rimaste nel sottobosco regionale o provinciale.
Sorvolando sull'utilità di un simile tributo bisogna dire che, nonostante la maggior parte delle registrazioni sia piuttosto scadente, le diverse interpretazioni, pur rimanendo nei limiti dei canonici tre accordi di scuola punk rock e non stravolgendo più di tanto le versioni originali, si fanno ascoltare volentieri.

Tracklist:

a01. SEMPREFRESKI - We'd have a riot doing heroin
a02. KIM'S TEDDY BEARS - Terminal rut
a03. THE CRETINS - Fagtown
a04. KEROSENE - I want cunt
a05. THE COCKS - Kicked out the webelos
a06. DISCARICA ABUSIVA - Tuly is a wimp
a07. DOGS IN SPACE - At the mall
a08. THE SHRIMPS - I spent the rent
a09. KILLER KLOWN - I don't wanna work
a10. THE MANGES - I'm useless
a11. HOME ALONE - This place sucks!
a12. EGG EBB - Whimpy drives through harlem
a13. DEAD BOYZ CAN'T*FLY - I like young girls
a14. FOTTUTISSIMI BLUE JEANS - Nuni in New York
a15. FURIA - Nobody likes me

b01. CHINESE ROCKERS - Nothing to do
b02. PEA WEES - Nowhere at all
b03. GLI IGNORANTI - Mac Arhurs park
b04. PLAYBOYS - Flesh for tulu
b05. STINKING POLECATS - Fuck you
b06. MONELLI - Didn't want none
b07. THE NERDS - Meat wagon
b08. NICYTEEN - Don't puke
b09. MELT - Bonehead
b10. MALEDUCATI - Gay boy
b11. BOMBARDINI - Too many twinkles
b12. DEROZER - Half shit face (che schifo)
b13. PECTASI - I live this life

Booze recordings
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