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18 agosto 2010

Condense - Genuflex #1995

Secondo spettacolare lavoro sulla lunga distanza per questa poco conosciuta band francese che ha giocato le sue carte tra il 1990 e il 1996. Genuflex è un concentrato potentissimo di punk/hardcore alla vecchia maniera (BLACK FLAG?), noise à la JESUS LIZARD e post-hardcore FUGAZIano, accompagnato da un cantato ruvido come la cartavetro che ben si addice al rumoroso e sbilenco tappeto sonoro steso dai quattro musici. Davvero difficile trovare un pezzo brutto; più facile invece individuare quelli più trascinanti (81, It's only basic paranoia, We got power, In praise of idleness, Obsolete). Provatelo e non ve ne pentirete.
Sono pazzi questi francesi!

Condense - 81


Tracklist:

01. 81
02. Regress
03. Controlled bleeding
04. We got power
05. In praise of idleness
06. Ward
07. (F)rance
08. I got a twin
09. A lie
10. It's only basic paranoia
11. Obsolete
12. Scared european home

Pandemonium records
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Myspace/Official website
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17 agosto 2010

Taxi - Who's to blame (7") #2004

Terza uscita del quartetto romano, la seconda per la label losangelina Dead Beat, pubblicata in occasione del loro tour statunitense. Due tracce di puro punk rock settantasettino con una spruzzatina garage nei suoni che non guasta mai. Il tutto magistralmente eseguito.
Sempre bravi i Taxi.

Taxi - Down by love


Tracklist:

a1. Who's to blame

b1. Down by love

Dead Beat records
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Myspace/Official website
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16 agosto 2010

Six Minute War Madness - Holy Joe/Evensong (7") #1993

Sette pollici d'esordio, sempre su Blu Bus, per questo importante combo milanese (che purtroppo conosco poco) formato da membri di AFTERHOURS e TASADAY. Il dischetto fotografa il primo periodo della band, evidentemente legata (Evensong) a un retroterra punk e hardcore (ancora cantato in inglese) ma che mostra già ampi margini di evoluzione, apprezzabile negli altri due 7" e nei due full length che costellano la decennale carriera dei SMWM. Nelle due tracce in questione c'è già un po' di quel noise che caratterizzerà le loro produzioni successive ma i primi riferimenti che mi vengono in mente ascoltando Holy Joe sono gli HUSKER DU (fase "melodica") e gli SUGAR. Insomma Bob Mould. Un rock "alternativo" brillante e ben suonato che difficilmente annoia l'orecchio, grazie anche a liriche personali e intelligenti e a un cantato in inglese decisamente credibile.
Segnalo infine la recente ristampa del testamento finale Full fathom six (1999), impreziosito da un secondo cd pieno di chicche e rarità, molte tratte dai primi anni di vita del gruppo milanese.

Six Minute War Madness - Holy Joe


Tracklist:

a1. Holy Joe

b1. Evensong

Circus/Blu Bus
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Myspace/Official website
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14 agosto 2010

Underground Arrows - The ultimate collection (1982-1992) #2007

A sottovalture la cultura e la musica mod/beat si rischia di farsi scappare band come questa. Vengono da Roma, si sono formati alla fine degli anni '70, hanno pubblicato prima dello scioglimento (1992) due 7" e un solo full length (Alive Today, 1988), mentre nel 1996 è uscito su Banda Bonnot l'antologico In with the in-crowd. Questa raccolta invece è un'autoproduzione (si vede?) scaricata chissà dove, pubblicata solo in versione digitale nel 2007 dal cantante Roberto Falsetti, ora leader dei MIGRATORS. Non so se sia la collezione definitiva (come dice il titolo) perché non ho mai ascoltato nient'altro delle Frecce Sotterranee ma devo dire che il combo romano sapeva il fatto suo: 15 ottime tracce in bilico tra il mod punk dei JAM, il combat rock dei CLASH e certo powerpop di qualità. Bella la voce e il cantato in inglese, supportati da un validissimo ensamble di musicisti che si alternavano nelle diverse registrazioni. Rimango solo perplesso dall'abbigliamento inqualificabile sfoggiato in copertina..
Dategli una chance!

The Underground Arrows - Pointless war


Tracklist:

01. I could really lose control
02. Swing a memory
03. The beat of life
04. Sabry
05. No chance to escape
06. We have learnt
07. Today
08. Like a star
09. Eyes #1
10. Berlin's calling
11. Too late
12. Secret dreams
13. Get away
14. Now
15. Pointless war

Autoproduzione
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13 agosto 2010

Un Quarto Morto - La semina e il raccolto (7") #2007

Dietro alla coltre di nichilismo ultra-core che ne impregna i solchi, La semina e il raccolto cela una delle opere meno impulsive e superficiali uscite di recente nella nostra penisola da operetta. A partire dallo stesso nome della formazione, tributo al brano ¼ dead dei RUDIMENTARY PENI (“Three quarters of the world are starving, the rest are dead”): più che un omaggio, un vero e proprio manifesto programmatico a sottolineare la voglia bruciante di mettere nuovamente in sintonia contenuto e contenente. Perché con il debutto su 7” degli Un Quarto morto l’hardcore torna ad essere tutto quello che è stato e che dovrebbe ancora essere.
In primis, musica istintiva e bruciante di passione, lontana dai cliché e palesemente antitetica alla statica riproposizione di formule importate e di moda. In secondo luogo, genere espressivo che vede il suo fulcro nell’importanza dei messaggi da condividere e, quindi, eguale impegno nella scrittura in note e in parole (non a caso presenti - insieme alla puntuale introduzione riportata in apertura di recensione - all’interno della confezione che racchiude il vinile).
Gli otto brani proposti si prestano a differenti livelli di lettura e lasciano venire a galla i singoli sapori via via che si succedono gli ascolti: sembrano urticanti esplosioni di cieca violenza, ma rivelano - a chi sappia andare oltre le apparenze - un sovrapporsi di differenti esperienze e una continua tensione a superare i limiti. Nel giro di poche battute si tessono partiture in cui vengono a condensarsi emozioni e stati d’animo di opposta natura, con un approccio vicino ai PAINKILLER di John Zorn. Appare perciò riduttivo parlare di semplice hardcore, in quanto lo stesso rappresenta esclusivamente uno degli ingredienti di questo lavoro: soprattutto, vi appare nella sua forma più libera e incontaminata, quella venuta a spegnersi prima che gli anni Ottanta giungessero a metà corsa.

da Audiodrome

Un Quarto Morto - Alluminio satinato


Tracklist:

a1. Il contagio
a2. Alluminio satinato
a3. L’arte del desistere
a4. Il patibolo

b1. Idiocrazia
b2. Cadono teste
b3. Una questione semantica
b4. Il senno del poi

Coproduzione
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Myspace/Official website
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12 agosto 2010

Guttermouth - 11oz. (7") #1993

Non li ho proprio mai seguiti e probabilmente ho fatto bene. Questo 7" però è scivolato qualche anno fa nel cestino degli acquisti e così eccovelo. E' il terzo sette pollici del combo californiano, non particolarmente esaltante ma di sicuro più ascoltabile delle loro produzioni più recenti. Quattro pezzi di punk semplice e veloce (quasi hardcore), non troppo melodico (sulla scia dei primi NOFX), accompagnato da liriche stupide e provocatorie che culminano nella revisione di Sid Vicious was innocent degli EXPLOITED. Se avete nostalgia di certe sonorità anni '90 e vi emozionate di fronte a poesie del calibro di "girls in bars they make me sick but i don't care if they suck my dick spend six buck on dollar night a prostitute for just one night she's just a fuck", allora questo dischetto potrebbe fare al caso vostro..

Guttermouth - Pot


Tracklist:

a1. Hopeless
a2. Just a fucking lounge version

b1. Pot
b2. Sid Vicious was innocent

Hopeless records
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11 agosto 2010

Kaos Rock - W.w.3 #1980

La grande truffa del rock'n'roll in Italia è passata anche da band come i Kaos Rock. I milanesi si sono formati alla fine degli anni '70 e dopo aver partecipato allo storico concerto in omaggio a Demetrio Stratos, hanno dato alle stampe due 7" e questo lp, tutti su Cramps records. Non so fino a che punto sinceri, i cinque Kaos Rock sembrano qui scimmiottare senza troppa originalità le pose e i suoni del punk rock straniero (soprattutto per volontà dell'opportunista Gianni Muciaccia, futuro compagno/produttore di Jo Squillo), risultando però parecchio legati a sonorità hard rock e blues. Autori di liriche scontate e talvolta controverse (Kekka maledetta), possono essere considerati la controparte vagamente "politicizzata" e meno new wave dei concittadini DECIBEL, anche per la presenza del chitarrista Luigi Schiavone, futuro socio di Ruggeri negli CHAMPAGNE MOLOTOV.
Non saranno proprio la mia tazza di tè preferita ma si fanno comunque ascoltare volentieri..Se invece siete dei loro fans potete trovare in giro la versione cd di questo album, da poco ristampata dalla stessa Cramps.

Kaos Rock - W.w.3


Tracklist:

a1. Metropoli
a2. Io sono normale
a3. Dimmi perché
a4. Il sole non nasce più
a5. Tu non m'ami pià
a6. Harrisburg/Metallo elettrico

b1. Kekka maledetta
b2. Policeman
b3. Trans
b4. Libertà di pensiero
b5. Non li voglio più
b6. Spingi spingi
b7. Sono solo
b8. W.w.3

Cramps records
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10 agosto 2010

King Bong - How I learned to stop worrying and love the bong #2008

Composto da soli 4 brani (guai a definirle semplici “canzoni”...), della durata complessiva di circa 45 minuti, registrato in maniera cruda e diretta, confezionato in modo quasi artigianale dalle loro stesse mani, pubblicizzato soltanto attraverso il passaparola cibernetico e una discreta attività live (purtroppo ancora troppo poco estesa per rispetto ai loro meriti), questo disco propone un interessante assalto psichedelico, che si esprime attraverso la sua forma più pura e viscerale: la jam.
Proprio questa concezione libera da schemi e strutture è la pietra di volta del sound dei King Bong: non c’è voce, non ci sono né ritornelli né strofe, ma si ritorna ad una forma musicale più antica, composta da giri di base su cui ogni musicista plasma la propria parte in armonia con gli altri, ritagliandosi così lo spazio per la propria creatività, prima immergendosi nel flusso sonoro del complesso e poi di volta in volta riemergendo nelle proprie parti soliste.
Altrettanto semplice è anche la costituzione del gruppo: un trio batteria basso chitarra amante degli alti volumi, delle distorsioni grasse ma anche di raffinatezze blues psichedeliche più pacate. I King Bong si esprimono dunque tramite i suoni e i volumi tipici dello stoner doom, ma la loro idea musicale trasmessa ha radici in una antica tradizione di stampo jazzistico. A ben vedere, considerarli una sorta di CREAM moderni dell’heavy psichedelia nostrana non è un’affermazione affatto ardita.

da Perkele.it

King Bong - All the pretty horses


Tracklist:

01. Wake and bake
02. One riff to rule them all
03. Zombules
04. All the pretty horses

Autoproduzione
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Myspace
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31 luglio 2010

Infezione - Religione oppio dei popoli #1993

Dalla grande verità marxiana del titolo allo splendido booklet allegato, passando per i testi e la musica: ci sono davvero poche cose fuori posto in questo quasi ventenne pezzo di vinile. Che gli anni quindi se li porta benissimo nonostante sia l'ultima produzione della band modenese, completamente incentrata sulla tematica/piaga religiosa, un argomento che solo un gruppo italiano avrebbe potuto sviscerare al meglio in tutti i suoi aspetti più nocivi. Citazioni di Fromm, Proudhon, Bakunin, Einstein, Godwin, Salvemini e un fantastico Dialogo tra un prete e un moribondo, liberamente tratto dall'opera omonima del Marchese de Sade. Insomma i ragazzi sanno il fatto loro. Il loro hardcore è qui sicuramente più ammorbidito rispetto ai tempi di Chiediti il perché (1989) e a maggior ragione della loro tape d'esordio Oppressione quotidiana (1987), la velocità dei brani diminuisce e comincia ad emergere una sana componente melodica (vagamente KINA-oriented) esaltata dalla splendida voce della bassista Barbara. Credo proprio che gli AFFLUENTE abbiano preso più di un spunto dalle sonorità della band modenese. Purtroppo il booklet della mia copia è mancante di alcune pagine. L'ho fotografato il meglio possibile e inserito nel file .rar. Menzione d'onore, infine, per Pierluigi Menegatti e il suo bellissimo lavoro in copertina.
Non vi rimanare che scaricare.
Enjoy!

ps: un unico problemino che mi "dovete" aiutare a risolvere: vedo che Discogs e Kill from the heart datano questo lp al 1991 mentre l'introduzione a firma Infezione nella prima pagina del libretto riporta 1993. E non credo che i punk a Modena viaggiassero nel tempo. Quindi o è un errore di stampa o è 1993. Nel dubbio e salvo smentite, la seconda che ho detto.

Infezione - Non c'è posto per voi


Tracklist:

a1. Lotta
a2. Nulla è cambiato
a3. Non c'è posto per voi
a4. 5° non uccidere
a5. In nome di dio
a6. 12 ottobre

b1. Religione oppio dei popoli
b2. Dio e stato
b3. Etica di oppressione
b4. Amore libero
b5. Ecologia mentale
b6. Siamo atei

Aarghh!! produzioni
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30 luglio 2010

The Donnas/Kiss - Detroit rock city o.s.t. (7") #1999

Sette pollici a dir poco bizzarro e fondamentalmente inutile, con da un lato i Kiss e dall'altro la cover delle Donnas (ex-punk rock band al femminile andata via via imputtanendosi fino a sfornare dischi e copertine del genere..). Uscito in vinile trasparente su Lookout! (in un periodo non proprio ispiratissimo) e tratto dalla colonna sonora del film Detroit rock city (non l'ho visto, merita?).
E' un vecchio rip a 192kbps. Accontentatevi..

Kiss - Detroit rock city


Tracklist:

a1. THE DONNAS - Strutter

b1. KISS - Detroit rock city

Lookout! records
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29 luglio 2010

Franti - Il giardino delle quindici pietre #1986

Franti è il cattivo del libro Cuore, quello che rompe i vetri a fiondate. Così si presenta la cult band torinese nella scena punk italiana all’inizio degli '80. Con una poesia profonda intrisa nei testi e una miscela di punk, folk, jazz, hard-core e sperimentazioni ad accompagnare la voce irraggiungibile di Lalli.
Il giardino delle quindici pietre è una storia trovata in giro, un luogo realmente esistente di cui nessuno ricorda i particolari. Ma è anche il romanzo mai finito di Stefano Giaccone dalla cui non fine nasce il disco, nelle sue uniche 1550 copie in vinile.
Un disco contaminato, rock per gli autori, in cui la polivalenza dei singoli costruisce un percorso misto, di poesia, recitazione e musica.
Cosa si nasconde nell’opera? Qual è la pietra che sfugge?
Un sottile filo di mistero perso in un senso di irraggiungibilità e irrealtà permeano questo album onirico. Dodici brani recitati e suonati scivolano in un letto di fiati-piano-parole-corde tirate all'estremo che si portano via i detriti dei nostri grovigli mentali. Tutto comincia con Il battito del cuore, rock-steady antico in cui i versi recitati da Lalli affiorano come un risveglio dall’inquietudine. Si prosegue con lo psycho-rock di Acqua di luna, colonna sonora del video Untreu di Mimmo Calopresti e Claudio Paletto. L’uomo sul balcone di Beckett è un macigno scagliato dalla voce di Lalli verso i nostri animi intenti ad ascoltare versi, come "ho sognato di sentire una chiave aprir la mia porta". Every time è un acid-blues che sfuma a fine lato A per riprendere quando giriamo il disco. Seguono brevi secondi di tributo ai NEGAZIONE, altra cult band dell’underground d’epoca. E ancora Hollywood army, heavy-punk al modo dei KINA (l’altro gruppo dei primi vagiti punk italiani, insieme ai CCCP), con il suo seguito naturale Big black mothers, racconto hard-core in italiano e inglese. Micrò Micrò ed Elena 5 e 9 sono spazi per gli assoli di Lalli e del suo strumento-voce e di Giaccone che sembra smontare il sax procurandoci un brivido. L’ultimo brano recitato è Nel giorno secolo, marcia musicata di una poesia di Mario Boi a cui fa seguito À suivre che chiude il capolavoro con un duetto armonioso di piano e trombone.
Dopo l’ultima nota, quando il braccio meccanico ritorna in posizione off e il vinile si ferma, quando è girata l’ultima pagina del libro di poesie-racconti-testi-disegni b/w, che fa da contenitore e contenuto stesso dell’opera, quello che aleggia nell’aria è un pensiero, la quindicesima pietra che appare, un desiderio di scappare...via, lontano da qui.

dal blog dalla parte di spessotto

Franti - Hollywood army


Tracklist:

a1. Il battito del cuore
a2. Acqua di luna
a3. L'uomo sul balcone di Beckett
a4. Every time...da Attica

b1. Every time...a Soweto
b2. Ai Negazione
b3. Hollywood army/Big black mothers
b4. Micrò micrò...per Demetrio
b5. Elena 5 e 9
b6. Nel giorno secolo
b7. À suivre

Blu Bus
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