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31 luglio 2010

Infezione - Religione oppio dei popoli #1993

Dalla grande verità marxiana del titolo allo splendido booklet allegato, passando per i testi e la musica: ci sono davvero poche cose fuori posto in questo quasi ventenne pezzo di vinile. Che gli anni quindi se li porta benissimo nonostante sia l'ultima produzione della band modenese, completamente incentrata sulla tematica/piaga religiosa, un argomento che solo un gruppo italiano avrebbe potuto sviscerare al meglio in tutti i suoi aspetti più nocivi. Citazioni di Fromm, Proudhon, Bakunin, Einstein, Godwin, Salvemini e un fantastico Dialogo tra un prete e un moribondo, liberamente tratto dall'opera omonima del Marchese de Sade. Insomma i ragazzi sanno il fatto loro. Il loro hardcore è qui sicuramente più ammorbidito rispetto ai tempi di Chiediti il perché (1989) e a maggior ragione della loro tape d'esordio Oppressione quotidiana (1987), la velocità dei brani diminuisce e comincia ad emergere una sana componente melodica (vagamente KINA-oriented) esaltata dalla splendida voce della bassista Barbara. Credo proprio che gli AFFLUENTE abbiano preso più di un spunto dalle sonorità della band modenese. Purtroppo il booklet della mia copia è mancante di alcune pagine. L'ho fotografato il meglio possibile e inserito nel file .rar. Menzione d'onore, infine, per Pierluigi Menegatti e il suo bellissimo lavoro in copertina.
Non vi rimanare che scaricare.
Enjoy!

ps: un unico problemino che mi "dovete" aiutare a risolvere: vedo che Discogs e Kill from the heart datano questo lp al 1991 mentre l'introduzione a firma Infezione nella prima pagina del libretto riporta 1993. E non credo che i punk a Modena viaggiassero nel tempo. Quindi o è un errore di stampa o è 1993. Nel dubbio e salvo smentite, la seconda che ho detto.

Infezione - Non c'è posto per voi


Tracklist:

a1. Lotta
a2. Nulla è cambiato
a3. Non c'è posto per voi
a4. 5° non uccidere
a5. In nome di dio
a6. 12 ottobre

b1. Religione oppio dei popoli
b2. Dio e stato
b3. Etica di oppressione
b4. Amore libero
b5. Ecologia mentale
b6. Siamo atei

Aarghh!! produzioni
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30 luglio 2010

The Donnas/Kiss - Detroit rock city o.s.t. (7") #1999

Sette pollici a dir poco bizzarro e fondamentalmente inutile, con da un lato i Kiss e dall'altro la cover delle Donnas (ex-punk rock band al femminile andata via via imputtanendosi fino a sfornare dischi e copertine del genere..). Uscito in vinile trasparente su Lookout! (in un periodo non proprio ispiratissimo) e tratto dalla colonna sonora del film Detroit rock city (non l'ho visto, merita?).
E' un vecchio rip a 192kbps. Accontentatevi..

Kiss - Detroit rock city


Tracklist:

a1. THE DONNAS - Strutter

b1. KISS - Detroit rock city

Lookout! records
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29 luglio 2010

Franti - Il giardino delle quindici pietre #1986

Franti è il cattivo del libro Cuore, quello che rompe i vetri a fiondate. Così si presenta la cult band torinese nella scena punk italiana all’inizio degli '80. Con una poesia profonda intrisa nei testi e una miscela di punk, folk, jazz, hard-core e sperimentazioni ad accompagnare la voce irraggiungibile di Lalli.
Il giardino delle quindici pietre è una storia trovata in giro, un luogo realmente esistente di cui nessuno ricorda i particolari. Ma è anche il romanzo mai finito di Stefano Giaccone dalla cui non fine nasce il disco, nelle sue uniche 1550 copie in vinile.
Un disco contaminato, rock per gli autori, in cui la polivalenza dei singoli costruisce un percorso misto, di poesia, recitazione e musica.
Cosa si nasconde nell’opera? Qual è la pietra che sfugge?
Un sottile filo di mistero perso in un senso di irraggiungibilità e irrealtà permeano questo album onirico. Dodici brani recitati e suonati scivolano in un letto di fiati-piano-parole-corde tirate all'estremo che si portano via i detriti dei nostri grovigli mentali. Tutto comincia con Il battito del cuore, rock-steady antico in cui i versi recitati da Lalli affiorano come un risveglio dall’inquietudine. Si prosegue con lo psycho-rock di Acqua di luna, colonna sonora del video Untreu di Mimmo Calopresti e Claudio Paletto. L’uomo sul balcone di Beckett è un macigno scagliato dalla voce di Lalli verso i nostri animi intenti ad ascoltare versi, come "ho sognato di sentire una chiave aprir la mia porta". Every time è un acid-blues che sfuma a fine lato A per riprendere quando giriamo il disco. Seguono brevi secondi di tributo ai NEGAZIONE, altra cult band dell’underground d’epoca. E ancora Hollywood army, heavy-punk al modo dei KINA (l’altro gruppo dei primi vagiti punk italiani, insieme ai CCCP), con il suo seguito naturale Big black mothers, racconto hard-core in italiano e inglese. Micrò Micrò ed Elena 5 e 9 sono spazi per gli assoli di Lalli e del suo strumento-voce e di Giaccone che sembra smontare il sax procurandoci un brivido. L’ultimo brano recitato è Nel giorno secolo, marcia musicata di una poesia di Mario Boi a cui fa seguito À suivre che chiude il capolavoro con un duetto armonioso di piano e trombone.
Dopo l’ultima nota, quando il braccio meccanico ritorna in posizione off e il vinile si ferma, quando è girata l’ultima pagina del libro di poesie-racconti-testi-disegni b/w, che fa da contenitore e contenuto stesso dell’opera, quello che aleggia nell’aria è un pensiero, la quindicesima pietra che appare, un desiderio di scappare...via, lontano da qui.

dal blog dalla parte di spessotto

Franti - Hollywood army


Tracklist:

a1. Il battito del cuore
a2. Acqua di luna
a3. L'uomo sul balcone di Beckett
a4. Every time...da Attica

b1. Every time...a Soweto
b2. Ai Negazione
b3. Hollywood army/Big black mothers
b4. Micrò micrò...per Demetrio
b5. Elena 5 e 9
b6. Nel giorno secolo
b7. À suivre

Blu Bus
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28 luglio 2010

Up To Date - Solo silenzio (7") #1995

Un altro bel gruppetto della Torino Hardcore anni '90 autore, oltre a questo, solo di un altro sette pollici (...Quanta cenere, scaricabile come sempre dal blog di Milio). Praticamente negli stessi anni, gli U.T.D. hanno condiviso il cantante con la storica oi! band torinese YOUNGANG, mentre più tardi il chitarrista Fuda contribuirà a dare vita all'ottimo seppur fulmineo progetto HAVOC (con i quali coverizzerà Voglio degenerare). Cinque tracce di hardcore alla vecchia maniera con più di un'influenza darkeggiante che si riflette specialmente nelle liriche, intrise di negatività, pessimismo e fastidio come poche altre.
Anarchici, animalisti e anti-militaristi, gli Up To Date hanno registrato questo loro 7" nello studio, ça va sans dire, Acqualuce di Torino.

Up To Date - Voglio degenerare


Tracklist:

a1. Voglio degenerare
a2. E' facile
a3. Ultima lacrima

b1. Cala il sipario
b2. Anime morte/anime vive

Autoproduzione
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27 luglio 2010

Andy Fag & The Real Men - A' sfaccimm' dda gente (ep - expanded version) #2010

Più dell'insultante titolo in puro slang napoletano, di questo ep mi colpisce il nome dell'etichetta che lo pubblica: Fat Elvis. Un'immagine, quella dell'ultimo e decadente Elvis, che evoca meglio di ogni altra cosa il disfacimento e la degenerazione del rock, proprio mentre il punk rock stava arrivando a spazzare via tutto. Andy Fag and The Real Men sono un misto di decadenza urbana e rock and roll tirato allo spasimo. Potremmo dire punk rock, perchè no. O hate-punk. Un sound impastato d'odio e violenza isterica. Atteggiamenti provocatori e insultanti. Vaghe riminiscenze di primi CIRCLE JERKS, PAGANS, KAJUN SS. Il primo pezzo poi è un autentico gioiello grezzo di puro punk hardcore: Shut it-Shoot it; e I Blew it, bè immaginate voi che cosa voglia dire. C'è in giro un sacco di merda che chiamano punk, ma è questo il vero punk.

da Rumore

Andy Fag & The Real Men - 5 vs 1


Tracklist:

01. We might eat glass
02. Shut it
03. Motown retards
04. Do the dude
05. I blew it
06. 5 vs 1
07. Wild Lenny
08. Do the dude (Motown retards edition)

Fat Elvis records
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Bandcamp
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Nico - Peel sessions (ep) #1991

Preziosissima ristampa su cd del 12" dato alle stampe nel 1988 dal buon John Peel e dalla sua Strange Fruit, che ci regala 4 ottime tracce (registrate il 2 febbraio 1971 in uno studio londinese della BBC) di una delle più significative chanteuse del secolo passato. Manco a dirlo, a farla da padrone è la splendida voce dell'ex-VELVET UNDERGROUND, già avviata da qualche anno alla carriera da solista. Proprio dai suoi dischi d'esordio (The marble index e Desertshore - da avere assolutamente) sono presi tre dei quattro brani registrati per John Peel, mentre l'opening track Secret side finirà poi nel pur validissimo The end del 1974. Dicevamo della voce funerea ed ammaliante di Nico, anticipatrice di quelle atmosfere che caratterizzeranno la stagione del dark, qui accompagnata da un semplicissimo armonium (uno di quelli indiani, per la precisione, che pare differisca nell'accordatura da quello occidentale) che ne esalta le sfumature, creando il giusto clima per le litanie nere dell'artista dannata Christa Päffgen, tedesca di nascita, statunitense di adozione.
E non fatevi spaventare da quella copertina orribile (da brividi...più della musica di Nico).

Nico - Secret side


Tracklist:

01. Secret side
02. No one is there
03. Janitor of lunacy
04. Frozen warnings

Strange Fruit records
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25 luglio 2010

Frammenti - Attento ragazzo, stai sanguinando! (7") #1994

Avevo già messo la loro intera discografia su cd qui. Questo è per chi ancora non li conosce, per chi è interessato solo a questo pezzetto di vinile o per i più feticisti.
Scusate ma sono di fretta e devo andare a sentirmi i VIOLATOR.

ps: riscusate se le foto del booklet fanno cagare. Cercherò di rimediare presto.

Frammenti - Distruggi la tua noia


Tracklist:

a1. Taglio netto senz'anima
a2. Equilibri instabili
a3. Divorami

b1. Distruggi la tua noia
b2. 23/7/92

Autoproduzione
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23 luglio 2010

Faust'o - Suicidio #1978

Se sia punk o meno, è argomento di accesa discussione da oltre vent’anni: il dato di fatto è che Fausto Rossi – al secolo Faust’o – rimane senz’ombra di dubbio il cantautore più interessante e (relativamente) misconosciuto che l’Italia abbia mai sfornato dagli anni ’80 fino ad oggi, nonché il più estremo concettualmente. Ogni altra etichetta mi sembra francamente riduttiva. Suicidio, opera prima dal titolo eloquentissimo, è il primo episodio di una trilogia discografica «i cui semi alimentano buona parte della musica pop italiana per tutti gli anni Ottanta», recita giustamente un suo recente curriculum. All’epoca, si trattò più o meno di un esperimento mainstream che sfuggì ben presto al controllo. Suicidio, uscito su major e prodotto da Alberto Radius (FORMULA 3), si presenta infatti ai curiosi come un concentrato di incubi e visioni di Faust’O – musicista eclettico per eccellenza – innestato su arrangiamenti complessi ed imprevedibili che spaziano dal progressive rock al pop nevrotico, prefigurando praticamente la new wave a venire. La voce, schizofrenica e inquietante, è assolutamente inconfondibile nel suo continuo virtuosismo, e i testi osano troppo anche per i tempi attuali.
Il vinile si apre con il trillo di un telefono, a cui subentrano quasi in contemporanea il pianto disperato di un bambino e una risata sadica. Segue un lungo prog strumentale a effetto suspense, quindi parte finalmente la title track. «Suicidio! Ma penso che valga la pena di andare!», ripete ossessivamente il singolo portante, chiudendo bruscamente l’ultima di sei strofe decadenti e senza pietà. Godi, è senza dubbio l’episodio più violento. Piccolo Lord – forse il momento più alto del disco – è un delirio freudiano con accompagnamento di pianoforte, che cambia tempi e modi con inserzioni imprevedibili e folli; Il mio sesso e C’è un posto caldo, poco più avanti, analizzano l’argomento “scabroso” da un punto di vista quantomeno trisessuale (Faust’O è notoriamente un fan di David Bowie e dei VELVET UNDERGROUND), mentre Benvenuti tra i rifiuti è una sorta di manifesto programmatico neo-dadaista.
Il capolavoro di Faust’o.

da Lamette.it

Faust'o - Il mio sesso


Tracklist:

01. Intro
02. Suicidio
03. Godi
04. Bastardi
05. Piccolo Lord
06. Eccolo Qua
07. Il mio sesso
08. C'é un posto caldo
09. Innocenza
10. Benvenuti tra i rifiuti

Cgd
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22 luglio 2010

Boyz Nex' Door/The Manges - Split (7") #1995

Prima registrazione su vinile sia per i Manges (con ancora Herve' futuro PEAWEES alla chitarra) che per i torinesi Boyz Nex' Door, entrambi già presenti nella compilazione Flower punk rock. Nulla di imperdibile, solo un'altra testimonianza di quell'esplosione di pop punk che aveva invaso l'italietta nei primi anni '90. Il vinile è parecchio frusciante e il brano migliore del lotto è senza dubbio Do my stuff degli spezzini.

Tracklist:

a1. Joey's goes surfin'
a2. Gabba gabba hey!
a3. Gonna fuck your girl

b1. Bop bop bop
b2. Another song for lucy
b3. Be alone
b4. Do my stuff

Non ce n'è records
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20 luglio 2010

Bags - No excess bagisims (7") #1990

Oltre ad aver sfornato una quantità impressionante di gruppi leggendari che rimaranno nella storia del punk/hardcore mondiale, la California a cavallo tra la fine degli anni '70 e i primi '80 ha anche dato vita ad una serie interminabile di gruppi minori, talvolta sottovalutati. A mio parere questo è il caso dei losangelini Bags, praticamente un supergruppo a posteriori, dal momento che dopo questa prima esperienza a base di punk rock settantasettino, Rob Ritter (qui alla chitarra) diventerà il bassista dei GUN CLUB di Fire of love (capolavoro!) e Miami, e verrà rimpiazzato nel 1984 proprio dalla bassista dei Bags Patricia Morrison (poi nei SISTER OF MERCY e nei DAMNED); mentre il chitarrista e fanzinaro (Flipside) Craig Lee, già alla fine degli anni '70 andrà a suonare la batteria nei CATHOLIC DISCIPLINE.
Le nostre "borse" californiane sono nate nel 1977 per mano della cantante Alice Armandariz e della già citata bassista Pat, che avevano deciso di iniziare i loro show con delle buste di carta in testa, fino al giorno in cui (a.k.a. la leggenda narra che) il timido Derby Crash ha deciso di salire sul palco e strappare il sacchetto dalla testa di Alice, ponendo fine a quella "soluzione" scenica. Negli anni d'oro del punk californiano i Bags (nonostante avessero molti più pezzi in scaletta) sono riusciti ad incidere soltanto un 7": Survive/Babylonian Gorgon (1978). No excess bagisims invece è un bootleg postumo che raccoglie tutte le tracce registrate in studio nel periodo Dangerhouse (77-80). A restituire i giusti meriti alla band losangelina sono state soprattutto le partecipazioni (anche se sempre con gli stessi brani) ad alcune importanti compilation sul tema come Yes L.A. (risposta rabbiosa alla No New York di Brian Eno), le più recenti Dangerhouse e We're Desperate - The L.A. scene e al leggendario documentario The decline of western civilization. Per rimediare alla mancanza di pubblicazioni nei loro primi anni di vita, si è dovuto aspettare fino al 2007, anno in cui, grazie all'ormai classicissima reunion (2003), è stato dato alle stampe l'antologico All bagged up: the collected works 1977-1980, con diversi brani live e alcuni demos.
Nel caso in cui non abbiate ancora ben chiaro quale siano le influenze musicali delle "borse", andatevi a guardare questa splendida video-playlist in cui potrete apprezzare tutta l'energia sprigionata sul palco (che invece nel disco un po' si perde) dal combo losangelino.

Bags - We will bury you


Tracklist:

a1. Babylonian Gorgon
a2. Survive

b1. We don't need the English
b2. We will bury you

Dangerhouse
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19 luglio 2010

Inzirli - Inzirli (7") #1995

Ancora un dischetto della serie "In prima fila" che stavolta ci catapulta nel profondo Friuli, Udine per la precisione. Come suggerisce la foto in copertina, il legame con le proprie radici e la propria terra è l'elemento che contraddistingue da sempre la biografia degli Inzirli. E si badi bene, qui non si parla di nazionalismo o feccia simile, ma di un ragionamento che capovolge esattamente l'idea di confine; partire dai propri luoghi, quindi, per poi scoprire e farsi influenzare da tutti gli altri o come dicono loro stessi nel foglietto allegato: "Le storie minorizzate, come quella friulana, servono per liberarci dai legami dei percorsi dominanti, dalle culture vincenti, dalle lingue di stato. Vivere un'esperienza nomade senza ipocrisie, cosciente che ciò che si è, per quanto 'minore' o 'infelice', è il punto di partenza per una liberazione di tutti".
Da qui anche la decisione di adottare il dialetto friulano nella maggior parte dei loro brani (caso raro se non unico nell'Italia panc). La discografia dei Vertigine (trad. it.) è abbastanza breve, una tape, due 7" e la partecipazione ad una compilation internazionale, ma sufficiente a riempire un'antologia completa che potete scaricare dal blog di Milio. Musicalmente, invece, le tre tracce che compongono il 7" in questione sono un particolarissimo ibrido di new wave, emocore e folk (non fosse altro che per l'utilizzo - non convenzionale - di strumenti tradizionali come l'armonica, la fisarmonica e la tromba). Oltre alla ritmata e strumentale El Cordobes (registrata nel 1993), i testi confermano il rapporto di amore-odio che lega questi 4 anarchici selvatici alla loro terra natìa.

Una bella storia. Consigliati.

Inzirli - El Cordobes


Tracklist:

a1. Salvadi

b1. Badaluc
b2. El Cordobes

Circus/Blu Bus
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