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19 luglio 2010

Inzirli - Inzirli (7") #1995

Ancora un dischetto della serie "In prima fila" che stavolta ci catapulta nel profondo Friuli, Udine per la precisione. Come suggerisce la foto in copertina, il legame con le proprie radici e la propria terra è l'elemento che contraddistingue da sempre la biografia degli Inzirli. E si badi bene, qui non si parla di nazionalismo o feccia simile, ma di un ragionamento che capovolge esattamente l'idea di confine; partire dai propri luoghi, quindi, per poi scoprire e farsi influenzare da tutti gli altri o come dicono loro stessi nel foglietto allegato: "Le storie minorizzate, come quella friulana, servono per liberarci dai legami dei percorsi dominanti, dalle culture vincenti, dalle lingue di stato. Vivere un'esperienza nomade senza ipocrisie, cosciente che ciò che si è, per quanto 'minore' o 'infelice', è il punto di partenza per una liberazione di tutti".
Da qui anche la decisione di adottare il dialetto friulano nella maggior parte dei loro brani (caso raro se non unico nell'Italia panc). La discografia dei Vertigine (trad. it.) è abbastanza breve, una tape, due 7" e la partecipazione ad una compilation internazionale, ma sufficiente a riempire un'antologia completa che potete scaricare dal blog di Milio. Musicalmente, invece, le tre tracce che compongono il 7" in questione sono un particolarissimo ibrido di new wave, emocore e folk (non fosse altro che per l'utilizzo - non convenzionale - di strumenti tradizionali come l'armonica, la fisarmonica e la tromba). Oltre alla ritmata e strumentale El Cordobes (registrata nel 1993), i testi confermano il rapporto di amore-odio che lega questi 4 anarchici selvatici alla loro terra natìa.

Una bella storia. Consigliati.

Inzirli - El Cordobes


Tracklist:

a1. Salvadi

b1. Badaluc
b2. El Cordobes

Circus/Blu Bus
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18 luglio 2010

Nabat/Rip-Off - Split (tape) #1982

Dalla hall of fame del punk bolognese e italiano ecco a voi la storica split tape che insieme al 7" omonimo dei torinesi ROUGH ha segnato la nascita dell'oi! nostrano. Sia i Nabat che i Rip Off sono stati tra i primi animatori dell'ala nichilista del punk felsineo (idealmente e concretamente contrapposta a quella anarco-pacifista), condividendo membri (il chitarrista Ui Ui dei Nabat proveniva proprio dai Rip Off), palchi, scazzi, polemiche e, per cominciare, una bella cassetta autoprodotta. Poi la storia dei Rip Off si interromperà nel 1983 tra mille polemiche per gli atteggiamenti fascistoidi tenuti dal nuovo cantante sul palco del terzo raduno oi! (a Certaldo), mentre quella dei Nabat dovreste conoscerla bene...E forse già ascoltando queste poche tracce si capisce perché la band di Steno sia stata più longeva e fortunata (eccezion fatta per le semplici ed anthemiche Droga e Skinheads).

Tracklist:

a01. NABAT - Scenderemo nelle strade
a02. Asociale oi!
a03. Fotti i poseur
a04. Nichilistaggio
a05. No armi
a06. Laida fat Bologna
a07. Kill police
a08. Nichilist Nabat
a09. Skins e Punks

b01. RIP-OFF - Anti army
b02. Rivolta
b03. Oi rip off
b04. Droga
b05. Nuclear bomb
b06. Tortura
b07. Skinheads
b08. Io non voglio polizia

Campane A Stormo
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17 luglio 2010

Lili Refrain - 9 #2010

Lili è soprattutto una performer. Ma ha concepito e realizzato questo disco, il secondo dopo l'omonimo del 2007, come una summa di se stessa. Mettendoci dentro suggestioni, ossessioni, vita. Il numero 9. Nove come la famigerata revolution del White Album. Come i mesi della gestazione umana. Come un nome che sta bene ad una Telecaster (quella di Lili, ad esempio). Come il numero delle tracce in programma, tre per ognuna delle tre parti in cui è diviso (Invocazione, Iniziazione, Incantesimo). E poi altro ancora, seguendo un elucubrare cabalistico che fa il paio col piglio esoterico che aleggia attorno alle evoluzioni di voce e chitarra della ragazza: mesmeriche sovrapposizioni vagamente DIAMANDA GALAS, reiterazioni minimali(ste), spirali noise, rituali psych, sabba metal ed archetipi folk-blues.
Lili sembra gettarsi nel buio dell'intuizione con abbandono ipnotico o furibondo fatalismo, con la devozione fideistica (e ahinoi parecchio fuori moda) di chi crede fino in fondo nel gesto espressivo, di chi lo sa capace di rappresentare (e perfino cambiare, perché no?) la vita. Ciò che significa anche aggrapparsi ai punti fermi, alle personalissime fonti d'ispirazione e meditazione, che nel caso specifico vanno da Albéniz ai CONCRETE passando per la filastrocca di Fra Martino, il tema de Il Padrino e lo slogan degli arrotini (primo esempio di loop in Italia!). Fonti disparate che s'incastrano in un flusso febbrile e lirico, acuto e profondo, pulsante e circolare. Da intendersi come un'esperienza introspettiva e tuttavia generosa, perché liberatoria e soprattutto libera di scegliersi modi, forme e schema.
E' uno dei pregi principali di Lili, sacerdotessa del guitar shippinghead.

da SentireAscoltare

Lili Refrain - Ipnotica


Tracklist:

01. Incipit
02. Ipnotica
03. Imitatio
04. Insultura
05. Invernalia
06. Imperativa
07. Ignis
08. Ictus
09. Illudia

Trips und Traume/Three Legged Cat records
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Myspace
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16 luglio 2010

The Stupid Set/Marconi Connection - Rangoon patrol/Heart of state (12'' split) #1981

Una produzione in famiglia, direi: degli Stupid Set, combo bolognese che ospita transfughi dei GAZNEVADA, avevo già pubblicato il loro 7" d'esordio con la famosa cover dei DOORS, mentre per i Marconi Connection, altri due Gaz con la collaborazione di Freak Antoni, credo che questa sia la loro unica uscita. Nei sette minuti e mezzo di Rangoon Patrol gli Stupid Set rimangono fedeli al suono tracciato dal 7" dell'anno prima: un synth-pop minimale e già un po' darkeggiante, sporcato da rumorismi e cut-up di varia natura, che ricorda vagamente le sperimentazioni più elettroniche dei RESIDENTS. La Heart of state dei MC invece è pura new wave al retrogusto funky (TALKING HEADS?), non particolarmente incisiva ma anch'essa contaminata da campionamenti e registrazioni a dir poco bizzarre (dalla telefonata di Astro Vitelli alias Freak a quella del brigatista Morucci dopo l'omicidio di Aldo Moro).
Bologna rock!

Tracklist:

a1. THE STUPID SET - Rangoon patrol

b1. MARCONI CONNECTION - Heart of state

Mmmh record
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15 luglio 2010

Throbbing Gristle - Part two - The endless not #2007

Due anni di eterni rinvii e vaghi timori hanno preceduto questa TG Part Two, il tanto atteso ritorno dei quattro pionieri che in ogni loro avventura si sono sempre tenuti fedeli ai principi guida del verbo industriale da loro stessi codificato: provocazione, intransigenza, sperimentazione. Basta guardare il guru Genesis P-Orridge, che ha fatto del suo stesso corpo un terreno di ricerca.
I Throbbing Gristle chiusero la loro attività ufficialmente nel 1981 con l'ultimo messaggio, quel chiaro, secco, conciso Mission is terminated con il quale constatarono l'ormai inarrestabile diffusione del loro virus industriale e si fecero da parte per inseguire nuovi progetti e lasciare il campo alla legione dei loro discepoli, liberi di diffondere il loro malsano vangelo nei modi e negli stili più disparati. Fino a oggi: perché con The Endless Not i TG tornano tra noi sfavillanti di diabolica genialità, a riallacciare come se nulla fosse le fila di un discorso abbandonato (almeno nella sua veste originaria) 26 anni fa. Bastano pochi secondi e la clamorosa Vow Of Silence riaccende i motori della fabbrica TG e ce li fa ritrovare come li abbiamo lasciati, unici, folli e fondamentali, immersi in un'orgia di pura isteria con i subdoli ritmi dell'alchimista Chris Carter subito sparati dritti in vena.
Timori di "svendita" o di reunion estemporanea, timori di trovare una band "superata", non più sintonizzata con il presente (e il futuro): timori che svaniscono al cospetto di un album epocale, ostico e articolato, fatto di brani lunghi e estremamente disturba(n)ti, nei quali le rispettive esperienze che i quattro hanno intrapreso dal 1981 fino a oggi si fanno sentire: Rabbit Snare sembra uscita dalle ricerche dei COIL più notturni e lunari. Almost A Kiss si permette di dar vita ad un abbozzo di forma canzone, persino romantica, e ancora fantasmi di Coil e primi PSYCHIC TV si affollano nel suo sublime arrangiamento. In The Worm Waits Its Turn Genesis P-Orridge si ricorda dei suoi giorni acid-house, ma non mancano echi del synth-pop mutante e lascivo di CHRIS & COSEY.
Grandissimi episodi, ma è nei momenti più astratti che la verve dei TG si mostra in tutto il suo fervore sperimentale: Greasy Spoon, incredibile buco nero in cui precipitano rumori, disturbi, frequenze astrali e infernali, degno dei NURSE WITH WOUND più malati. E ancora gli ultrasuoni intrappolati nella straordinaria Separated, il rituale allucinato di Lyreliar, il supremo crescendo ambient di After The Fall. Brani che si pongono all'avanguardia nel senso letterale della parola, a dimostrazione di come le idee realmente rivoluzionarie non invecchino mai. Above The Below segue il pulviscolo cosmico lasciato dagli spettacolari eventi sonori che fin qui si sono susseguiti: momento di respiro (e di quieta, strisciante suspance) prima dell'esplosiva title track, straordinaria deformazione del concetto stesso di "canzone" elettronica. E l'album si dissolve; sconcerto, ammirazione, entusiasmo.
Più imprendibili che mai, certo meno sporchi e grezzi di un tempo, diversi perché non più frammentari e improvvisati, identici perché tuttora maestri dell'alienazione e capaci come nessun altro di andare "oltre", i TG inaugurano la loro nuova Missione all'insegna del controllo, della consapevolezza della propria storica importanza e soprattutto di una instancabile voglia di sperimentare, esplorare, contaminare.
Non una band, ma una entità fuori dal tempo, organismo vivo, parassita mentale che è tornato a nutrirsi nuovamente dei nostri neuroni, del nostro inconscio, della nostra immaginazione più sommersa e indicibile, "Throbbing Gristle - Part Two" è una stellare prova di rinnovata, definitiva superiorità.

da Onda Rock

Throbbing Gristle - Almost a kiss


Tracklist:

01. Vow Of Silence
02. Rabbit Snare
03. Separated
04. Almost A Kiss
05. Greasy Spoon
06. Lyre Liar
07. Above The Below
08. Endless Not
09. The Worm Waits Its Turn
10. After The Fall

Industrial records/Mute
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Official website
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13 luglio 2010

Crunch - Estrema-mente (7") #1996

Siccome in questo periodo il dannato "tempo libero" non so neanche cosa sia, vi beccate questo esauriente racconto trovato in giro sul web che introduce come meglio non si potrebbe l'ultimo 7" pubblicato dai Crunch (metà in studio, metà live al Paso).
Grazie a mr. Olaffo in the Sky with Diamonds per lo splendido testo, scritto evidentemente da chi quegli anni li ha vissuti, che ha arricchito di dettagli la sfortunata biografia dei miei hardcorers torinesi preferiti.
A presto.

non so.
potrei fare a meno di qualsiasi disco hc punk o simile, salvo qualche eccezione più artsy-fartsy che sconfina in altra roba, dei gruppi generici che costituiscono il 99% della (sconfinata) produzione di questo genere.
eppure questi sono stati la migliore band italiana dei 90, forse l'unica degna di essere ascoltata e riascoltata (quando non vissuta). fuori da ogni scena (testi, copertine lontani anni luce dalla simbologia e dagli slogan stereotipati), escono in un periodo (primi 90) in cui l'hardcore puro e adrenalinico degli inizi è ormai fuori moda, soppiantato dal post-hc fugaziano, dall'emocore, dal noisecore, e da derive più metal - in Italia più che mai.
suonano hardcore violentissimo, sulla scia dei fasti ottantiani di NEGAZIONE, RAW POWER, INDIGESTI (ma anche i quasi contemporanei C.O.V.) e compagnia sferragliante. con una piccola differenza. suonano da dio. comprimono in fulmini di 40 secondi riff, melodie, stacchi con una capacità ineguagliata.
escono dalla provincia più provincia, cintura torinese. festaioli, tutt'altro che attivisti politici o intellettuali, moretti in mano e canna nell'altra, partecipano ad una trasmissione-intervista storica su radio Blackout in cui volano cazzate inenarrabili (riuscissi a ritrovare la registrazione!), anarchici per indole e non per affiliazione.
tappezzano le pareti di El Paso (storico squat di Torino) di pagine di riviste porno, dal vivo sono una macchina da guerra inarrestabile (se non qualche pausa tra un pezzo e l'altro per i rifornimenti alcolico-drogherecci di rito, "ho un compressore nel cervello", dirà il chitarrista al termine di uno show). sudano, soffrono come suonare fosse un'arte marziale, una disciplina legata all'estremo, senza l'esibizionismo machista o le chiome roteanti di molti loro colleghi.
una lotta contro sè stessi, contro i propri limiti fisici e psichici. non sbagliano una nota.
registrano una demo; il primo chitarrista muore sfracellandosi cadendo dal forte di Exilles durante una serata allegra.
autoproducono un ep tutto loro (Ran-Core) allo storico studio Aqualuce di Alpignano (sono passati da Tino Paratore tutti i gruppi rock del piemonte o quasi, dai Marlene Kuntz ai Gatto Ciliegia ai Cripple Bastards), come quasi tutti quelli a seguire.
poi uno split ep (il loro lato è intitolato Yepa!) con i SICKOIDS di Napoli che suonano streetpunk/HC alla EXPLOITED e ci fanno la figura dei poveretti.
è la volta del secondo ep tutto loro, Benvenuti Persone!.
il suono è sempre lo stesso ma i brani sono sempre più ricchi e sofisticati senza perdere un filo di impatto ed energia. i testi sempre più personali e talvolta ermetici, salvo la delirante wurstel.
treno, la traccia d'apertura, sembra la versione hc di un pezzo della chicago di quegli anni: teso, dissonante, nevrotico, tra futurismo e disperata ricerca di un modo per gestire la follia soverchiante e caotica della modernità.
l'ultimo ep, Estrema-mente non è più autoprodotto ed esce per l'etichetta indie americana Clean Plate, un lato raccoglie gli ultimi pezzi in studio e l'altro è un live registrato ad El Paso. anziché ammorbidirsi i brani sono ancora più allucina(n)ti, sul punto quasi di disintegrarsi. sarà la fine (in termini relativi) del gruppo.
tutto questo materiale sarà raccolto sul CD Bubba bubba bubba! (con una meravigliosa copertina western-fumettosa quasi jacovittiana).
i conflitti interpersonali sono molti (il cantante più serioso e meditabondo e il resto della truppa più vitale e godereccia), lasciano il batterista e il cantante, subentrano Paolo degli ARTURO ai drums e Davide dei DISTRUZIONE al microfono e ai testi. La velocità si riduce, il suono si avvicina ormai molto al jazzcore MINUTEMEN/FIREHOSE/NOMEANSNO. l'ultimo CD non ha più quasi niente delle sfuriate degli esordi, pur restando un buon disco.
il chitarrista morirà di leucemia qualche anno dopo (ormai è arrivato il nuovo millennio).

"voglio il mio destino concentrato in un istante" (Subito, da Ran-core, 1994).

Crunch - Estrema-mente


Tracklist:

a1. In un altro modo
a2. Doppia significanza
a3. Estrema-mente
a4. Avarizia

b1. Live!

Clean Plate records
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10 luglio 2010

Wretched - Lotta per vivere #1996

Blah blah blah.

Wretched - Spero venga la guerra


*tracks 01-06 from 7" split with INDIGESTI #1982
*tracks 07-11 from Finirà mai (7") #1983
*tracks 12-27 from Libero di vivere, libero di morire #1984
*tracks 28-33 from La tua morte non aspetta #1986
*tracks 34-35 from In controluce (7") #1989
*tracks 36-44 live @ Torviscosa #1982

Tracklist:

01. Schiavo del sistema
02. Promesse
03. Fino in fondo
04. Se ne fregano
05. Il loro stato
06. Usa la tua rabbia
07. Mai arrendersi
08. Questa è la mia vita
09. Finirà mai?
10. Senza fine
11. Nelle loro mani
12. Come un cappio
13. Troppo facile
14. Finirà mai?
15. Non ingannarti
16. Devi riuscire
17. prova a guardare
18. Virus 15/5/84
19. Combatti
20. Disperato ma vivo
21. Nessun valore
22. Mai arrendersi
23. Tradizione e gerarchia
24. Quale domani, quale futuro
25. Uniti per sempre
26. Dentro te
27. Spero venga la guerra
28. Senti il richiamo
29. Sezionati vivi
30. Verso il tuo orizzonte
31. Angosce
32. Vivere nell'incubo
33. La tua morte non aspetta
34. In controluce
35. Libero e selvaggio
36. La logica del potere
37. Schiavo del sistema
38. Non posso sopportare
39. Se ne fregano
40. In nome del loro potere
41. Ribelle per moda
42. Lotta per vivere
43. Democrazia
44. Usa la tua rabbia

Antichrist Dionysus
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9 luglio 2010

Rudimenti - Rudimenti (7") #1999

Giusto due righe perché vado di fretta. Primo 7", a cinque anni dalla data di fondazione, per questo seminale combo aostano i cui membri hanno poi dato vita o partecipato ad altri importanti progetti (ENCORE FOU e FRONTIERA su tutti).
Fanno screamo o emocore (?) alla vecchia maniera, mai troppo melodico, con qualche venatura post-punk e quasi sempre struggente (soprattutto nel cantato).
Eccovelo!

Rudimenti - Magari un sogno


Tracklist:

a1. Rarefatto
a2. Flou

b1. Magari un sogno/Fusibile

Coproduzione
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8 luglio 2010

Third World Planet - World waste (tape) #1995

Ritornano gli introvabili rip di Raffaele: stavolta mi ha inviato l'esordio su nastro dei canadesi Third World Planet, uno tra i millemila progetti ai quali ha dato vita l'eclettico e poliedrico artista giramondo Eric Boros (per capire meglio di cosa e chi stiamo parlando, date un'occhiata alla sua discografia e fatevi venire il mal di testa). I T.W.P., una sorta di two-men-band (Jason Flower alla batteria e Boros alla chitarra) aperta a collaborazioni varie, debuttarono nel 1995 proprio con questo nastro e rimasero in vita per altri quattro anni, durante i quali pubblicarono una marea di ep, cassette e split. Nelle dieci tracce di World waste a dominare è soprattutto il cantato acido e probabilmente un po' effettato di quella che dovrebbe essere una ragazza (tale Caro), che urla le intelligenti e arrabbiate liriche del disco su un tappeto sonoro fatto sostanzialmente di crust punk, con qualche accelerazione powerviolence o grind, numerosi cambi di tempo e una tendenza innata al caos più totale.
Ottimi quindi questi canadesi, peccato solo che il nastro abbia accusato parecchio il passare degli anni e in alcuni punti la registrazione risulti un po' ovattata.
Vi segnalo infine che l'instancabile Eric è attualmente in giro per l'Europa con i Vialka: sono lui e la sua morosa che, come mi dice Raffaele, "propongono una musica tutta loro, uno strano mix di sonorità east europee, punk, sperimentazione, klezmer, musica russa..."

Third World Planet - Slave labour


Tracklist:

a1. Clearcut
a2. Population control
a3. Blind education
a4. Enviro friendly
a5. Untitled 1

b1. Blood and cement
b2. Quest
b3. Slave labour
b4. Resist
b5. Untitled 2

Pulp Mill/Break Even
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7 luglio 2010

AA.VV. - First italian punk contest #1998

Bellissima compilation (con tanto di copertina rubata a un vecchio classico) partorita dalla romana Hate records, che raccoglie il meglio del punk & roll italico dei nineties, con un occhio di riguardo per la scena capitolina. Da Roma arrivano infatti, oltre ai capostipiti UFO DIKTATORZ, gli ottimi BINGO (un 7" su Hate records e uno split con gli STP all'attivo), i ROCK'N'ROLL CLASS (solo un 7" su Hate), VARGIU AND THE HATERS (al debutto) e per finire i due gruppi dementi del lotto (non per questo meno bravi), i PUNK AL MURO e JOHNNY BOY AND THE BOOKMAKERS. Poi ci sono gli ASSHOLES che vengono da Latina e hanno un 7" all'attivo, gli esordienti BOOMERS da Cesena, e i più conosciuti TWO BO'S MANIACS (da Torino, due 7" pubblicati di cui uno diviso a metà con gli OBLIVIANS), TEMPORAL SLUTS (da Como) ed STP (nord-est/Milano).
Come già anticipato, si tratta per lo più di punk rock'n'roll settantasettino con una forte tendenza al lo-fi, accompagnato da un cantato, riportando quanto scritto sul retro-copertina, "in puro fake english style"!
Per chi c'era e per chi no, per ricordare piccoli grandi gruppi che altrimenti rischierebbero di finire nel dimenticatoio.


Tracklist:

a1. BINGO - Hey you!
a2. UFO DIKTATORZ - Auschwitz day
a3. TEMPORAL SLUTS - Welcome to shitville
a4. BOOMERS - KKK
a5. ROCK'N'ROLL CLASS - Rock'n'roll class
a6. VARGIU & THE HATERS - O'skreek it up
a7. TWO BO'S MANIACS - Way down deep
a8. PUNK AL MURO - O'cafè

b1. ROCK'N'ROLL CLASS - Holocaust
b2. TWO BO'S MANIACS - Rock chair roll
b3. ASSHOLES - Shitman
b4. BINGO - Canine devotion
b5. STP - S.T.P.
b6. TEMPORAL SLUTS - No gas no start
b7. PUNK AL MURO - Itajan kojak
b8. JOHNNY BOY AND THE BOOKMAKERS - Rivendicazione

Hate records
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5 luglio 2010

Atrox - Fiori neri #1990

Gli Atrox nascono un imprecisato giorno dei primi anni '80 come band "scolastica". Non c'era allora un gruppo vero e proprio, ma un insieme di persone senza la minima cognizione tecnico-musicale (chiunque poteva fare parte degli Atrox), che interveniva ai vari concerti di natale, carnevale o fine anno per protestare contro i gruppi che ad oltranza proponevano covers di Eagles, Deep Purple, cantautori o cori da stadio. Le prime fugaci apparizioni portarono subito alla luce quella che resterà poi la linea base del gruppo, ovvero l'espressione in "musica urgente" delle urgenze creative dei componenti, nonché un primo nucleo fisso composto da Roberto (voce) e Francesco (chitarra). Persi per strada gli elementi di contorno ai due si uniscono Alberto (batteria) e Rubé (basso), con i quali il gruppo mette in piedi i primi veri pezzi ed affronta i primi gigs seri. Nell'84 Alberto lascia la formazione e viene sostituito da Concobeach. Con questa line-up gli Atrox registrano artigianalmente nell'85 un primo nastro, Senza tregua, autoprodotto e distribuito dalla Pacifist Words Attack di Ferrara. All'inizio dell'86 Rubé abbandona il gruppo e i tre superstiti, col passaggio di Roberto al basso, registrano sul finire dello stesso anno, un secondo nastro, Orme perdute, autoprodotto e autodistribuito un po' ovunque grazie soprattutto alle ottime recensioni ottenute. Ultimo entrato, verso la metà dell'87, Paolo Shock, voce, la cui presenza apporta tra l'altro un notevole miglioramento dei live acts, cosicché la band intensifica l'attività concertistica. Nell'88 la necessità di avere nuovo materiale inciso e la mancanza di fondi per farlo, porta alla decisione di far uscire un nastro dal vivo, Aldo Moro lived hardcore. L'89 è l'anno che vede gli Atrox impegnati nella registrazione del primo lavoro su vinile. Fiori neri, lp contenente 25 pezzi, costituisce un po' il riepilogo dell'intera attività svolta fino ad allora.

da un'intervista

Atrox - Odia


Tracklist:

a01. Intro
a02. Futuro
a03. Atrox
a04. 039
a05. Città maledetta
a06. Jet set society
a07. Condannati
a08. Prigionieri
a09. O sole mio
a10. Odia
a11. Mostri & mutanti
a12. Network
a13. Rabbia blues
a14. Remember Novi Sad

b01. Felici di educare
b02. Poga!
b03. Al di là
b04. Rabbia jazz
b05. Nessun ritorno
b06. Cento anni
b07. Fiori neri
b08. Agonia
b09. Se fossi re
b10. Spezzeremo le catene
b11. Senza tregua

Point Zero
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