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5 gennaio 2014

Heroin In Tahiti - Death surf #2012

A duo from Rome, Italy, Heroin In Tahiti is composed by Valerio Mattioli (AAVV Videos, THETLVMTH) and Francesco De Figueiredo (OPIUM CHILD), both hailing from the so named “Borgata Boredom” scene, a sort of local community based in Roma Est (East Rome), the crumbling and deteriorated neighborhoods which were already immortalized by Pasolini and Neorealist Cinema (think of Pasolini, De Sica, Visconti etc).
The duo plays a variety of cheap guitars, analog synths, drum machines and pedals, achieving a dirtiness which is tragically lo-fi and out-of-time at the same time: a Spaghetti wasteland, as they call it. 

Inspired by the classic Italian “spaghetti sound” turned into a depressed and paranoid version of the typical twang-surf of Morricone’s scores, Death surf is an hypothetical soundtrack of an old mondo-movie gone bad. The album drags the oppressive heat and bad habits of the Mediterranean to the radioactive beaches of Polynesia, discovering non-existent tribes, invented costumes, misplaced traditions and colonial exoticisms.
Think of drinking a frozen Daiquiri on a solitary beach while watching a poorly tuned TV broadcasting loops of “If you meet Sartana pray for your death”, while Mururoa tests are happening at the horizon.
If this was the soundtrack of the end, it couldn’t be more doped.

via Boring Machines


Heroin In Tahiti - Heroin In Tahiti

Tracklist:

a1. Death surf
a2. Spaghetti wasteland
a3. Campomorto/E Kipa Mai

b1. Zoom
b2. Ex-giants on dope
b3. Sartana
b4. Heroin in Tahiti

Boring Machines
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29 dicembre 2013

La Morte - La Morte #2012

La Morte nasce all'inizio del 2012 quando Riccardo Gamondi (UOCHI TOKI) chiede a Giovanni Succi (BACHI DA PIETRA) una selezione di letture da sonorizzare con l'elettronica. Succi delinea idea, tema e nome del progetto che nella primavera del 2012 è alle prime sessioni di registrazione delle voci al Fiscerprais Studio. Sulle letture interviene poi Gamondi, selezionandole a sua volta in base alla propria ispirazione e componendo su di esse parti da campionamenti e field recording. Attraverso la voce e l'elettronica il progetto propone pagine sparse della letteratura occidentale dal medioevo ad oggi in prosa (con la sola eccezione per i versi di Iacopone da Todi) sul tema della morte. La ricetta è semplice e come per le fiabe non si richiede all'ascoltatore altro requisito se non la propensione all'ascolto.
L'invito è ad avventurarsi ad occhi chiusi nell'esperienza narrativa attraverso i suoni, spogliandosi degli eventuali preconcetti (positivi o negativi) sugli autori, che non vengono dichiarati preventivamente, seppur siano rintracciabili attraverso un link (non ancora attivo). Si tratta in fondo di voci umane, stralci di esperienze di individui reali nel tempo: come se la morte ne avesse dispersi i nomi e le opere e non ne fossero rimaste che tracce. Quello tra autore e ascoltatore si ripropone così come un rapporto tra pari. Pari in quanto umani; pari in quanto mortali.
Per avvicinarsi a La Morte non occorre alcuna erudizione, così come è innegabile che nessuna conoscenza, in quel frangente reale, potrà mai fare la differenza per nessuno.

da SoundCloud


La Morte - La vita è finita


Tracklist:

a1. L'occhio medico/Due ore di vita/Subito!/Caduta è la carne

b1. In un cielo vuoto/Nel gelo di un ordine immobile/La vita è finita/Chi l'avrebbe mai immaginato

Corpoc/Anemic Dracula records
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Website
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24 dicembre 2013

Crop Circles - Citizens of fear #2013

Gira e rigira, mi capita spesso di parlare di Trento e dintorni. E i giri, manco a dirlo, tendono ad aumentare. Irreversibilmente. Quella che mi trovo per le mani è l’ultima uscita di una band che ho sempre apprezzato, i Crop Circles da Rovereto. Ormai rotanti da qualche anno per le allegre strade dell’italica penisola e non, non hanno mai smesso di andare forte. Soprattutto veloce. Citizens of fear, appena uscito per Annoying Records, è un funambolico collage hardcore che – votando corde, gomiti e sali minerali a influenze decisamente americane – lascia perdere i convenevoli per lanciarci in un rollercoaster che pare a stento superare la decina di minuti. Compressi nell’atmosfera di un sound che non può che evocare quanto di meglio ci abbia offerto in passato (e oggi) il cosiddetto “skatecore”, i nove pezzi di questo piccolo proiettile musicale sono un costante rimando a band e realtà che fungono non solo da ipotetico punto di riferimento, ma soprattutto da pietra di paragone per un disco che nulla ha da invidiare ad altri exploit nel genere: se i graffi di TEAR IT UP, DIE! o dei più recenti TRASH TALK ancora non son guariti, sappiate che tra i solchi di questo vinile c’è ancora abbastanza movimento da ritardare le croste. Dedicato a tutti gli affezionati.

da The New Noise


Crop Circles - Cold words

Tracklist:

a1. Cold words
a2. On air
a3. No escape
a4. Too late
a5. Lights out

b1. 1984
b2. 21.12.2012
b3. Citizens of fear
b3. Smoke in the eyes

Coproduced
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21 dicembre 2013

Youth Avoiders - Youth Avoiders #2013

Youth Avoiders' first full length is exactly the best you would have expected after their different E.P's. These 5 guys combine great songwriting with great sense of melody and catchiness. This first album is made of 11 songs and the band hasn't feared to explore new things, more complex structures without loosing their energy and straightforwardness. The result is an urgent and solid record. This is the third Youth Avoiders' release on Destructure and like the Time flies e.p it's a corelease with Build Me A Bomb.

via Destructure


Youth Avoiders - Affliction

Tracklist:

a1. Cold mines
a2. Grit your teeth
a3. Long chains
a4. Wild ones
a5. Casting lots
a6. Affliction

b1. Snake charmer
b2. Vows and vultures
b3. Smoked glass
b4. Control
b5. Oil Slick

Destructure/Build Me A Bomb records
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19 dicembre 2013

Giuda - Wild tiger woman (7") #2013

Giuda (pronounced JEW-DA) are an Italian five-piece band from Rome, born from the ashes of European punk rockers TAXI, and they have released a brand new video for the song Wild tiger woman.
Giuda released their debut album Racey Roller last year and now they're back with their mix of anthemic 70s glam hooks and the punchy delivery of early UK punk with their second album, Let's do it again, due out on December 9.
The band's influences include early 70s glitter giants such as SLADE, THE SWEET and T.REX; semi-obscure junkshop glam acts such as Hector and Jook; Vanda and Young's pre-AC/DC Aussie rock; and SLAUGHTER & THE DOGS' and EDDIE & THE HOT RODS' pub rock/punk.

da antiMusic.com


Giuda - Wild tiger woman

Tracklist:

a1. Wild tiger woman

b1. Maybe it's all over now

Brass City Boss Sounds/Fungo records
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18 dicembre 2013

Controllo Elettronico Della Velocità - A tutta birra #2012

Nato nel 2010, il Controllo Elettronico Della Velocità, power trio anomalo senza basso, solo chitarra, batteria ed elettronica, si autodefinisce un “movimento sociale ispirato alla strada e alle vicissitudini di normali cittadini alle prese con la quotidianità di un sistema che spesso fa incazzare”.
Non stupisce quindi il fatto che A tutta birra sia un vero e proprio concept-album, che fa il paio con il debutto Allacciate le cinture, dedicato alla “giungla d'asfalto”. L'atteggiamento della band è volutamente ironico, dissacratorio, e, permettetemi il termine, piacevolmente cazzone. Contemporaneamente il trio ci da dentro con forza: quello del CEDV è un hardcore ipercinetico, ma capace anche di improvvise deviazioni: prendiamo ad esempio Full optional, disturbante industrial da colonna sonora Lynchiana, oppure Il blues del divieto di sosta, riff stoner cadenzato che si alterna a sfuriate devastanti.
A tutta birra è un disco divertente e fuori dagli schemi, e il Controllo Elettronico Della Velocità si conferma uno dei progetti più interessanti del sottobosco indie italiano.

da KDCOBAIN.IT


Controllo Elettronico Della Velocità - Fuori dal casello

Tracklist:

01. 113
02. Alt! Dogana
03. Fuori dal casello
04. Full optional
05. L'ausiliario
06. Il blues del divieto di sosta
07. Ma dai!
08. Fausto & Furio
09. Run-pollo
10. Supersbirro megafiga
11. Re del freno a mano
12. Autobot

Dischi Bervisti/Mal De Testa records
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Website
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8 dicembre 2013

Tears|Before - Minus #2012

I Tears|Before avevano saputo catturare l’attenzione con l’ep di debutto Reversal (2009), ma è con questo primo album che si può finalmente comprendere fino in fondo l’effettiva caratura della band, figlia dello scontro tra post-core e noise newyorkese, clangore metallico e rabbia rovesciata senza filtri sull’ascoltatore. Si potrebbero tirare in causa i BURNT BY THE SUN come gli UNSANE, i BOTCH come i DILLINGER ESCAPE PLAN, ma si ragionerebbe per semplificazioni eccessive e non si renderebbe il senso di una proposta che non ha paura di affondare in certo metal evoluto (MESHUGGAH in primis) per dare la giusta carica alla propria vena hardcore. Non si può tacere inoltre una certa pulsione al caos tinto di nero, quello che ha visto nei francesi CELESTE uno dei nomi maggiormente esemplificativi. Minus è tutto questo, un concentrato di suoni e linguaggi che vanno a collidere senza paura delle conseguenze e, soprattutto, senza la necessità di fare i conti con codici e definizioni prestabilite. Così, pur nella presenza di una cifra stilistica ben definita e di un’impronta comune nella scrittura, ci si avvicina e allontana dai vari punti di riferimento a seconda del brano e di ciò che occorra alla bisogna. Un aspetto, quest’ultimo, che rende il percorso vario quel tanto che basta a non esaurirsi in una futile dimostrazione di furia cieca e a donare qua e là salutari rallentamenti (Home e il suo groove, ad esempio). L’impressione è che si tratti di un album in crescendo, non tanto per la struttura o il valore dei brani, quanto per la necessità di lasciar entrare sotto pelle l’approccio dei Tears|Before minuto dopo minuto, passaggio dopo passaggio, e scoprire così tutte le sfumature di una proposta più complessa di quanto la botta iniziale lasci intendere. La decisione di auto-produrre il disco, così da seguirne in prima persona ogni fase, fa ben comprendere quanto la band tenga a questo suo nuovo parto, non a caso uscito ben tre anni dopo il debutto.

da The New Noise


Tears|Before - Pornography in the 30's

Tracklist:

01. None
02. Pornography in the 30's
03. Walter Jr.
04. Lou Rhodes
05. Home
06. Pavillon
07. Vibes
08. Providence

Self-released
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6 dicembre 2013

Corpse - Nessuna governabilità (ep) #2013

Non siamo depressi, siamo in sciopero. Per chi rifiuta di gestirsi la depressione non è uno stato ma un passaggio, un arrivederci, un passo a lato verso una disaffiliazione politica rispetto alla quale l'unica conciliazione possibile
sono le vostre medicine
è la vostra polizia

da CORPSE


Corpse - Ungovernable force

Tracklist:
 
01. Ungovernable force
02. Valle
03. Carcere speciale
04. Piano di consistenza comune
05. Life/war
06. 15 Ottobre
07. Estintori sulla camionetta pt. 1
08. Life disease (DROPDEAD cover)
09. Nulla
10. Sta nel prendersi la merce, sta nel prendersi la mano

Self-released
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3 dicembre 2013

Lleroy - Soma #2013

Ne parlavamo all’epoca dell’indagine sulle Marche marce di questo trio di noise-rock addice, tirando in ballo nomi storici delle musiche che infiammarono NY intorno ai primi ’90. Gli sberleffi sarcastici di COWS e MELVINS, le chitarre insanguinate degli UNSANE, il (ehm) blues vomitato dei JESUS LIZARD – ma potremmo tirare in ballo LUBRICATED GOAT, HAMMERHEAD, DISTORTED PONY, GOD BULLIES e tutto il catalogo AmRep o Trance Syndicate – sono ancora le traiettorie principali del suono dei Lleroy, come accadeva all’epoca di Juice of Bimbo.
Nel mentre, però, qualcosa è cambiato a livello strutturale e compositivo. Un cambio di formazione che, a dirla tutta, non si nota affatto tanta e tale è la foga e la densità del suono con cui Chiara Bunker Antinozzi – sostituta del fuoriuscito Giacomo Zocca – si getta nella mischia. Un cambio compositivo che invece si nota eccome, ovvero il passaggio all’italiano: scelta apparentemente “paracula”, in realtà l’ennesima prova di come a certe sonorità si possa adeguare una scrittura non necessariamente ricalcata sui clichè a stelle&strisce, ma virata nell’italico idioma e trasfigurata in urla al vetriolo e cartavetrata a-melodica.
L’impatto sonoro è, se possibile, ancor più estremizzato rispetto all’esordio. Groovey e malefica, la musica dei tre acquista in portato post-hc e in ruvidezze post-noise, lanciandosi a rotta di collo lungo l’autostrada del dolore: Tignola, Ultimi sintomi, Dentro al cerchio sono un concentrato di aberrazioni vocali, bassi caterpillar, midtempo assassini, scatafasci strumentali e chitarre in fiamme, che innalzano un muro di doloroso suono in faccia all’ascoltatore. E quando rallentano – vedi la chiosa della lunga Omega999 – da maelstrom sonoro a disturbante liquidità black ambient, il disagio è se possibile ancora maggiore. Se solo fossero nati di là invece che di qua dall’oceano, i Nostri farebbero sicuramente parte del novero dei pigfuckers più feroci e sregolati. Però sono nati di qua, e noi ce li culliamo ben bene.

da SENTIREASCOLTARE


Lleroy - Dentro al cerchio


Tracklist:

01. Tignola
02. Cuorleone
03. Dentro al cerchio
04. Don Peridone
05. Soma
06. Ultimi sintomi
07. Merda nazionale
08. Omega 999
09. Pura grazia

Co-produced
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26 novembre 2013

Dracula Lewis - Permafrost (12") #2012

La Souterrain Transmission ha da poco dato alle stampe il full lenght del Moon Duo, ed ha nel suo roster gente come Zola Jesus ed Ema. Non siamo ai livelli della Sacred Bones ma la berlinese si difende più che bene.
Dracula Lewis mancava dai "mercati" da un po' di tempo, almeno sotto questo moniker. Parliamo della cassettina del 2008, Vernasca, Vahlalla, registrata con un mixer rotto e due microfoni, per la sua Hundebiss Records.
Merito della label tedesca è riportare in vita la strana creatura di Simone Trabucchi in un 12" limitato - Permafrost - sospeso tra la marcia narcolettica da zombie movie di serie Z e elettronica lo-fi.

da Fritto Misto


Dracula Lewis - Permafrost


Tracklist:

a1. Chrome riderz (feat. Stargate)
a2. Permafrost

b1. Marble eyes
b2. Spacies

Souterrain Transmissions
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15 novembre 2013

La Ligne Maginot - La Ligne Maginot #2010

The first thing you inescapably notice about this record is the beautiful artwork (by an unidentified Viennese painter). Gorgeous gatefold packaging with really nice vinyl and black inner sleeves, this is the debut full-length release by Vienna-based La Ligne Maginot. This is an immensely complex album, lyrically and musically. Peeling this back like an onion reveals a mixture of down-tuned hardcore punk with seriously dark metallic overtones and atmospheric textures piercing through waves of thick reverb. It’s reminiscent of some of the early 90’s metallic screamo stuff coming out of Germany, but has a very unique signature to it and stands certainly on its own. It invokes GODSPEED YOU! BLACK EMPEROR-style crescendos and buildups then unleashes raspy experimental hardcore within seconds. Lyrical overtones paint a bleak existential foray into the decay of society, poetic without sounding contrived, and are well translated from the native Austrian-inflected German. I was blown away by this, and can’t wait to hear more from this mysterious band! (Rob Hanna)

(review from Profane Existence)


I saw this amazing band live in a squatted church in south london during their summer tour - on august 2013. They blew everybody away - 8 musicians on stage with 3 guitars, 2 drums, keyboard, bass and alternating vocals - they were just powerful, beautiful, progressive - dreamlike, metallic and doomish at the same time - a great live act and a pure anarchist way of performing and travelling.
At their distribution point a clear message saying "pay as you want" was close their cds and they didn`t mind swapping cds or t-shirts with other distros. This cd is artefully crafted with an original package - a screenprinted fabric make a folder for the cd - it comes with a patch and beautiful little booklet with lyrics in german and english translations.
Their attitude reminded me of the punk bands from the 90s, very little sense of business but a great communication and antagonism of the idea that comes into practice.
This is just a little gem from the unknown underground european punk scene. A must for the lovers of great and original music with no musical borders.

(digital transfer by Faraway - review by Profane Existence and Faraway)


La Ligne Maginot - Im Morgen Grauen

Tracklist:

01. Im Café Kastanie
02. Im Morgen Grauen
03. Der Zug
04. Detonationen
05. Wachsen
06. Zerfallen
07. Die Letzten Meter

Self-released
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12 novembre 2013

I Dinosauri - ██████ (ep) #2012

Nel tardo inverno del 2011, dall'incontro tra Giorgio De Fraia (chitarra) e Alessandro Canu (batteria), nasce il progetto strumentale I Dinosauri, concettualmente legato ad un prodotto privo di compromessi compositivi e privo di voce.
Le influenze, rimandabili ad un certo tipo di garage (HELLA, TORTOISE, BIRTHDAY SUITS, RED WORMS FARM, DON CABALLERO) sono rivisitate dal diverso gusto individuale e dalle differenti esperienze musicali dei componenti.
Durante l’anno 2012 il duo compone una scaletta di dieci brani che verrà registrata questo novembre all'Igloo Audio Factory di Correggio.

da ParmaDaily.it

I Dinosauri - Prandi (questo)


Tracklist:

01. Intro
02. Sabbath
03. Prandi (questo)
04. La brutta vita
05. Bat-man
06. La carie
07. End

Self-released
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29 ottobre 2013

La Prospettiva - Inquieti tempi #2012


Se i CONTRASTO sono il miglior gruppo hardcore italiano degli ultimi 10 anni, i La Prospettiva sono di sicuro il miglior gruppo italiano uscito da 2 anni a questa parte. Gruppo che con i Contrasto condivide il cantante (nei Contrasto seconda chitarra) e batterista, il gruppo di Cesena torna dopo due gradevoli cd. Qui finalmente ci dimostrano cosa sanno fare. Hardcore old school moderno, con tempi ultra veloci e stacchi mosh, voce urlata e come al solito un gran lavoro di batteria da parte di Teo. Intro più 8 pezzi al fulmicotone ottimamente suonati, con un gusto molto gruppi Bridge 9 della nuova generazione nelle chitarre ed un basso suonato in maniera perfetta da Laerte (che dal vivo è pure uno spasso, visto che non sta fermo un minuto). Testi molto personali completano un gran disco, che vi consiglio di fare vostro. Ah, come dimenticare poi il solito lavoro magistrale di serigrafia su vinile (infatti è un one side, cioè i pezzi sono registrati solo su un lato) e copertina eseguito dall'ormai leggendaria Serimal di Michele LA QUIETE/RAEIN. Se proprio non avete il piatto, fatelo vostro in cd.


La Prospettiva - Allo specchio ogni giorno

Tracklist:

01. Intro 1
02. Inquietudine a luglio
03. Allo specchio ogni giorno
04. Pagine nere
05. Un urlo
06. Nero
07. Ciclico vivere
08. Tirannia del tempo
09. Anche nel tuo sguardo

Co-produced
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27 ottobre 2013

His Electro Blue Voice - Dead sons (12") #2011


Delle dinamiche 2.0, agli His Electro Blue Voice sembra fregargliene poco o nulla. Immuni al morbo del sovraccarico del sistema, continuano nello loro politica dei piccoli passi con un altro 12” dopo Wolf/Worm per Holidays. Stavolta a mettere la firma è l’americana Brave Mysteries, garanzia di qualità e giusto weirdismo simil-occultista, a giudicare dal catalogo recente. E i tre italiani non si fanno pregare, piegando il loro post-punk verso forme altre, dilatate e visionarie, in scia proprio alla precedente release. I tempi, innanzitutto, dicono di sfuriate che di post-punk hanno l’anima ma non la struttura: gli oltre 7 minuti di Dead mice, partono dritti tra cupezze d’ordinanza e sepolcrali visioni post-goth in accelerazione per poi sciogliersi in deliqui astratti al limite di un espressionismo psych strambo e personale (il flauto decontestualizzato). Il contraltare Zum è altrettanto diluito in forme quasi psych pronte a scivolare verso lande kraut-kosmische stratificate, free e ossessive. Nel mezzo, Eat sons ricorda come i 3 avessero eletto il bat-cave come residenza ideale.
Nessun revival duro e puro, quindi. Gli HEBV dimostrano di avere consapevolezza di una via personale al post-punk. Ora però dovrebbero metterla in atto su distanze più ampie. Il full-length è maturo.


His Electro Blue Voice - Eat sons

Tracklist:

a1. Dead mice
a2. Eat sons

b1. Zum

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15 ottobre 2013

Mamuthones - Mamuthones #2011


Mamuthones is the solo project of Alessio Gastaldello, founder and ex drummer of JENNIFER GENTLE, Italy’s psych pop mavericks currently signed to Sub Pop Records. After amicably leaving the band in 2007, Alessio put out a couple of solo releases under the Mamuthones moniker for Italian avant-garde labels like A Silent Place and Boring Machines. 
Now he’s back with an unholy racket of an album that sees him supported by a real (and somehow improbable) band formed by longtime associate Marco Fasolo (Jennifer Gentle singer and main man) on guitar and production duties and 62-year old drummer Maurizio Boldrin, a local legend who since the Sixties has played in countless beat and prog groups including Pino Donaggio’s band (yes, the same Donaggio who wrote You don’t have to say you love me and soundtracked multiple Brian De Palma, Nicholas Roeg and Joe Dante movies).
This eponymous album is a definite step beyond previous Mamuthones’ releases: it still retains the droney, foreboding darkness of its older siblings, but this time the sound is the one of a raw, aggressive rock trio.
Shrouded in a haze of psychedelic noise and firmly rooted to Boldrin’s inventive and powerful drumming, the album gathers a series of crushing performances interspersed with shorter, more reflective interludes. 
At times hypnotically thundering (The first born), monstrously rhythmic (like on the real tour-de-force that is Ota Benga, all pounding percussion, Sun Ra-styled keyboard solos and fractured guitars) or simply unnerving (check ghostly closer Ave Maria), the album’s heaviness is balanced by tracks like the pulsing Kash-O-Kashak that, with its buzzing bouzouki-like guitars, manages to sound at the same time menacing and melancholic, or the airy, subdued MJ 74 (actually recorded by Maurizio Boldrin back in 1974!). 
Like a hard-bitten version of YA HO WAH 13 dealing with the celestial slowness of a Japanese tea ceremony or a Catholic mass celebrated by a demonic Father Karras, Mamuthones have delivered an album of black, truly anguished psychedelia where the listener can find hope glimmering at the end of the tunnel.


Mamuthones - The first born

Tracklist:

01. The call
02. The first born
03. Ota Benga
04. A new start
05. Kash-O-Kashak
06. MJ74
07. Ave Maria

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12 ottobre 2013

Stöner Kebab - Simon #2013


L'elisir di giovinezza i toscani Stöner Kebab l'hanno probabilmente trovato nel continuo ricambio di formazione. Molte cose giungono a maturazione in questo loro quarto album. Gli stili, le suggestioni, le esperienze passate. Il tutto assemblato con una bella fantasia compositiva. Allora ecco che vi si riveserà addosso un equilibrato mix di caldo sludge (Nola, DOWN), sabbathismo vintage, spunti heavy prog, psichedelia astrale. La piece de resistance del lavoro è Saint Lucy, un pezzo fantastico. Ma ecco il sitar che introduce a un ipnotico rituale dai frangenti esoterico-grotteschi, con sottofondo di lugubre organo (Sex sex sex). E come ghost track, a chiudere, una lunga jam che alterna fasi di estrema rarefazione, quasi di annebbiamento psichedelico, ad altre di ieratico martellamento hawkwindiano.

da Rumore

Stöner Kebab - Mad donna

Tracklist:

01. St. Lucy
02. Mad Donna
03. My Cold Jackson
04. Sex Sex Sex
05. New evil through evil
06. The monster

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6 ottobre 2013

Chambers - Chambers #2010

I Chambers nascono dall’unione di musicisti già all’opera con VIOLENT BREAKFAST, SUMMER CAMP DISEASE, COHESION, un biglietto da visita di tutto rispetto e capace di accendere la curiosità su questa nuova realtà della scena toscana.
L’omonimo vinile contiene cinque brani intrisi di emozioni e capaci di colpire l’ascoltatore sin dal primo ascolto, schegge di contaminazioni post-core in cui la matrice scremo e quella noisy si incontrano per dar vita ad istantanee dai colori vividi, ma mai troppo marcati. Piuttosto, ai Chambers sembra corrispondere un mood crepuscolare, in cui i contorni delle prime luci artificiali appaiono tremolanti e le figure si iniziano a trasformare in ombre, così le sensazioni evocate dal songwriting della formazione si imprimono nella mente in maniera suadente, insinuandosi attraverso linee melodiche adagiate sulle traiettorie sghembe di una sezione ritmica dalla marcata impronta noise. A completare il cerchio intervengono linee vocali che non avrebbero sfigurato su qualche vinile targato Dischord e prodotto ai tempi della famosa “revolution summer”. In fondo, i punti di contatto non sono poi così improbabili e non appare fuori luogo affermare che anche nei Chambers si avverte la necessità stringente di riportare l’hardcore ad una dimensione più umana e carnale, distante dal machismo e dalla violenza stereotipata di cui fin troppi negli anni si sono resi portabandiera. L’affascinante cornice grafica firmata 108nero accompagna un debutto che convince e lascia presagire sviluppi futuri quanto mai interessanti. Se poi qualcuno si interrogasse sull’origine del nome, basti accennare ad un tal senatore del Nebraska chiamato, appunto, Ernie Chambers e all’impossibilità di notificare una citazione in giudizio. Cose che capitano...


da audiodrome

Chambers - Black to the future


Tracklist:

a1. Easter in Tromso
a2. H & N
a3. Black to the future

b1. Second wall war
b2. A planet is on fire

TDD/Arctic Radar/Que Suerte!/Shove records
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Website
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2 ottobre 2013

Sickoids - Sickoids #2012

The home of DAYLIGHT ROBBERY, DEFECT DEFECT and CANADIAN RIFLE, there’s no question that Chicago’s Residue Records is one of the top imprints for jean jacket/black toque punk. You know the kind: elements of pummeling hardcore from various sub-sub-subgenres with just enough melody to keep you coming back for more. Few bands exemplify that sound as well as Philadelphia’s Sickoids.
Sure, if you’re one of those masters of describing hardcore, you’d be sure to impress everyone at the local squat with the elements of d-beat, UK82, post-hardcore and melodic working-man punk on the band’s self-titled debut. Played separately, it’s hard to see the link between the mid-tempo fuzz attack of My curse, the angular melody of Hope subsides, the gravelly pop-punk of King of the dirt mound and the straight-up noisy blasts of Bleached bodies.
It’s kind of bizarre, really — somehow, in 18 minutes, Sickoids touch sonic ground once tread by VARUKERS, DIE KREUZER, THE REPLACEMENTS, CRASS, ARTICLES OF FAITH and even a tiny bit of JAWBREAKER. To genre purists, this all-over-the-place description might sound like a living hell, but in an age where even the best bands are following strict structural rules, it’s a breath of fresh air to listen to a record this diverse. Without sacrificing any pent-up fury, Sickoids’ ability to shift genres makes for an endlessly compelling listen.

via fast forward weekly

Sickoids - Hope subsides

Tracklist:

a1. Psychic cold war
a2. Bleached bodies
a3. Hope subsides
a4. Reality's refugees
a5. Dive

b1. My curse
b2. Permanence
b3. King of the dirt mound
b4. Clarity
b5. 10 human steps

Residue records
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25 settembre 2013

Topsy The Great - Steffald #2012

È un disco dalla forte identità l'esordio dei Topsy The Great. Interamente strumentale, Steffald – coproduzione fromSCRATCH e Santa valvola – attacca e finisce con un susseguirsi di trame math noise e schizofrenie heavy, stipate in un flusso assolutamente omogeneo che non lascia un attimo di tregua.
Volessimo cercare una stella polare i DON CABALLERO sono certo della partita, ma sia chiaro che Steffald non cede alla devozione e al convenzionale. La rielaborazione eseguita dal trio pratese è sì studiata e meticolosa, ma non rinuncia a un retrogusto free, caldo, merito anche di una registrazione con grana quasi live. Il risultato sono una mezz'ora abbondante di accelerate, dilatazioni improvvise, aggressività, vuoti noise, un succedersi di tanti piccoli nuclei compositivi che non perdono mai il filo del discorso. Non si segnala un episodio in particolare perché è la massa che conta, quindi tracannatevela tutta.

da SENTIREASCOLTARE

Topsy The Great - Lalboom


Tracklist
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01. Lalboom
02. Minuto
03. Vol. II
04. Tere Effe
05. V. D'Adda
06. Micizzo
07. Slurp
08. M'Ery
09. Bastoni
10. Mela Fuji
11. Ciro Pasticche
12. Giangol

SantaValvola/fromSCRATCH records
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10 settembre 2013

Agatha - Goatness #2011

Evolutesi a power-duo dopo l'abbandono della chitarrista ormai a tempo pieno nei VERME, le Agatha si sono reinventate, allenandosi durante l'estate con tour in Nord Europa e passando poi in studio per realizzare questo vinile che esce in lussuosa edizione con copertina apribile sagomata. In alto le corna e le orecchie (da caprone) ben aperte.
Fatta di necessità virtù e ampliato l'arsenale di pedali ed effetti vari per supplire alla mancanza delle sei corde, le due hanno attuato anche un cambio di coordinate: meno ignoranza metallara, più lerciume noise/sludge, con giri di basso torcibudella macinati senza sosta e la voce che si adegua con toni cavernosi che mai si direbbero provenire dall'ugola di una gentile donzella. La batteria nemmeno si tira indietro e pur assecondando il mid-tempo dominante, non disdegna di sgranchirsi di tanto in tanto con tempi belli serrati. La varietà delle soluzioni è inevitabilmente limitata, ma a onor del vero non era neppure uno dei cavalli d battaglia della versione 1.0 della band, anzi, fatti i conti qui si contano più pezzi memorabili, fra cui è doveroso sognalare almeno l'apripista Mosh training, che evoca i CONCRETE di Bleedingrim facendosi subito amare e l'anthemica Punk explained to my mother. Direi che le ragazze le preferiamo così, meno divertenti ma più intriganti, impressione confermata anche vedendole dal vivo: si gigioneggia meno e si fa decisamente più sul serio. Horns up.

da Sodapop


Agatha - For whom the alarm tolls

Tracklist:

a1. Agatha - Take care of my carogna
a2. Autunn((O))
a3. Punk explained to my mother
a4. For whom the alarm tolls

b1. Mosh training
b2. The hard life of last minute lyric writers
b3. Un univers dans une tasse de thé
b4. Morrissey vs Slayer

Wallace/Basement City records
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