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30 ottobre 2013

Khalmo - Impero #2009

Finalmente. Se non avete mai sentito nominare i Khalmo in tutta la vostra carriera di punk-hardcorers, allora tornate a scuola: vi siete persi tutti gli anni ’90. I reduci DOC invece ricorderanno benissimo il loro unico 7" Visioni meccaniche (1993), per due motivi. Il primo è che circolò moltissimo (un po’ tutti dovrebbero averne una copia a casa, o almeno IO ce l’ho). Il secondo è che è un classico immane, anzi, per il sottoscritto è il miglior disco italian HC old school dell’epoca, seguito a ruota dal primo Lp dei SOTTOPRESSIONE. Testi oppressivi, riff assassini, ritmi serratissimi, una gran voce: comprimete il tutto in un centimetro cubico e avrete lo stile unico che contraddistinse i Khalmo dal 1989 al 1995. Ringrazio di cuore Andrea, ex-chitarrista del combo, per essere venuto a cercare Lamette a Bologna, rendendoci partecipi e beneficiari di questa ristampa integrale con remastering. Serviva come il pane.
Impero raccoglie in un colpo solo tutto il materiale mai registrato dai Khalmo, ovvero l’apocalittico Visioni meccaniche e un concerto tenutosi al vecchio CPA di Firenze il 27.11.1993, di ottima qualità (considerando i suoi sedici anni) e ripulito in studio al punto da suonare come un demo di tutto rispetto. Tra questi 15 pezzi live, troverete praticamente tutto il materiale rimasto inedito e successivo al vinile con la Inaudito Records, che non rappresenta una fase confusionaria e declinante, ma un progresso stilistico in corso, purtroppo mai fissato su supporto audio in versione definitiva: provate ad ascoltare Piano irreale, Impero o Banditismo per avere una precisa idea di quello che i nostri avrebbero potuto combinare se avessero proseguito. Se suonate hardcore a vostra volta, non mancherete di pensare seriamente di darvi all’ippica.

da Lamette.it



Khalmo - Visioni meccaniche (7")

Tracklist:

01. Piano irreale (live)
02. Non ritorno (live)
03. Stato nascente (live)
04. Rinchiuso nel nulla (live)
05. Solo vergogna (live)
06. Immaginario anni 80 (live)
07. Impero (live)
08. Banditismo (live)
09. Visioni meccaniche (live)
10. Discorso ad un bambino nel mondo della luna (live)
11. Parole perdute (live)
12. Niente in comune (live)
13. Voglio ricordare (live)
14. La malattia di Anna (live)
15. Non è finito niente (live)
16. Visioni meccaniche (7")
17. Non ritorno (7")
18. Stato nascente (7")
19. Rinchiuso nel nulla (7")
20. Immaginario anni 80 (7")

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29 ottobre 2013

La Prospettiva - Inquieti tempi #2012


Se i CONTRASTO sono il miglior gruppo hardcore italiano degli ultimi 10 anni, i La Prospettiva sono di sicuro il miglior gruppo italiano uscito da 2 anni a questa parte. Gruppo che con i Contrasto condivide il cantante (nei Contrasto seconda chitarra) e batterista, il gruppo di Cesena torna dopo due gradevoli cd. Qui finalmente ci dimostrano cosa sanno fare. Hardcore old school moderno, con tempi ultra veloci e stacchi mosh, voce urlata e come al solito un gran lavoro di batteria da parte di Teo. Intro più 8 pezzi al fulmicotone ottimamente suonati, con un gusto molto gruppi Bridge 9 della nuova generazione nelle chitarre ed un basso suonato in maniera perfetta da Laerte (che dal vivo è pure uno spasso, visto che non sta fermo un minuto). Testi molto personali completano un gran disco, che vi consiglio di fare vostro. Ah, come dimenticare poi il solito lavoro magistrale di serigrafia su vinile (infatti è un one side, cioè i pezzi sono registrati solo su un lato) e copertina eseguito dall'ormai leggendaria Serimal di Michele LA QUIETE/RAEIN. Se proprio non avete il piatto, fatelo vostro in cd.


La Prospettiva - Allo specchio ogni giorno

Tracklist:

01. Intro 1
02. Inquietudine a luglio
03. Allo specchio ogni giorno
04. Pagine nere
05. Un urlo
06. Nero
07. Ciclico vivere
08. Tirannia del tempo
09. Anche nel tuo sguardo

Co-produced
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27 ottobre 2013

His Electro Blue Voice - Dead sons (12") #2011


Delle dinamiche 2.0, agli His Electro Blue Voice sembra fregargliene poco o nulla. Immuni al morbo del sovraccarico del sistema, continuano nello loro politica dei piccoli passi con un altro 12” dopo Wolf/Worm per Holidays. Stavolta a mettere la firma è l’americana Brave Mysteries, garanzia di qualità e giusto weirdismo simil-occultista, a giudicare dal catalogo recente. E i tre italiani non si fanno pregare, piegando il loro post-punk verso forme altre, dilatate e visionarie, in scia proprio alla precedente release. I tempi, innanzitutto, dicono di sfuriate che di post-punk hanno l’anima ma non la struttura: gli oltre 7 minuti di Dead mice, partono dritti tra cupezze d’ordinanza e sepolcrali visioni post-goth in accelerazione per poi sciogliersi in deliqui astratti al limite di un espressionismo psych strambo e personale (il flauto decontestualizzato). Il contraltare Zum è altrettanto diluito in forme quasi psych pronte a scivolare verso lande kraut-kosmische stratificate, free e ossessive. Nel mezzo, Eat sons ricorda come i 3 avessero eletto il bat-cave come residenza ideale.
Nessun revival duro e puro, quindi. Gli HEBV dimostrano di avere consapevolezza di una via personale al post-punk. Ora però dovrebbero metterla in atto su distanze più ampie. Il full-length è maturo.


His Electro Blue Voice - Eat sons

Tracklist:

a1. Dead mice
a2. Eat sons

b1. Zum

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23 ottobre 2013

Voice Of Destruction - A wot demo (tape) #1987


Voice Of Destruction started around late 1985 early 1986 if I remember correctly. A wot demo their first recording was recorded I'd say 1987. They were to my eyes and ears the most influential and constant Cape Town hardcore punk band. They were a feature of the infamous ARTIES underground (literally and figuratively) alternative pub. They played with various punk, goth and metal bands, doing at least 2 tours to jo'burg and at least 2 massive battle of the bands shows at university of Cape Town, playing with the likes of NO FRIENDS OF HARRY and ATTIC MUSE drawing about 1000-1500 people at these shows. It has to be said that I am talking about early V.O.D. (late 80's-early 90's), as the band slowly progressed to a crossover band uniting the punk and metal scene in Cape Town. As bands had come and gone V.O.D would continue to play and progress to a heavier metal influence through the 1990's to 2000's. Greg the guitarist would remain the only original member as new members from various metal bands would join. Dickens on bass and the Blom brothers would now be the constant members on vocals and drums, continuing this new format of one of South Africa's most important alternative bands. 
The new V.O.D grew and became ever more popular. I am surprised that this really important demo from the earlier days of the band has almost been lost, but here it is, enjoy. 

(digital transfer by Faraway/review by Oliver)

Voice Of Destruction - Anti-Oi

Tracklist:

a1. The front
a2. From me to you...
a3. Macho-mentality
a4. Deathmarch

b1. Fukked-up state
b2. Cruel science...
b3. Anti-Oi
b4. Snobpunx

Self-released
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19 ottobre 2013

Militia - Følk II (12") #1985


L'esordio dei perugini Militia è un concentrato di post-punk a tinte scure di chiara matrice britannica (SEX GANG CHILDREN, BAUHAUS, THEATRE OF HATE). Il cantato in italiano, stranamente, non stona e i musicisti all'opera sanno il fatto loro, nonostante qualche inserto elettronico non proprio fortunatissimo (Ritmi). Consigliato.

Militia - In trionfo

Tracklist:

a1. In trionfo
a2. Echi

b1. Mare crudele
b2. Ritmi

Contempo records
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Snakefinger - What Wilbur?/Kill the Great Raven (7") #1979

SNAKEFINGER + THE RESIDENTS = TNT
Suoni lisergici, ritmi sbilenchi e persino una specie di reggae.


Snakefinger - What Wilbur?

Tracklist:

a1. What Wilbur?

b1. Kill the Great Raven

Ralph records
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15 ottobre 2013

Mamuthones - Mamuthones #2011


Mamuthones is the solo project of Alessio Gastaldello, founder and ex drummer of JENNIFER GENTLE, Italy’s psych pop mavericks currently signed to Sub Pop Records. After amicably leaving the band in 2007, Alessio put out a couple of solo releases under the Mamuthones moniker for Italian avant-garde labels like A Silent Place and Boring Machines. 
Now he’s back with an unholy racket of an album that sees him supported by a real (and somehow improbable) band formed by longtime associate Marco Fasolo (Jennifer Gentle singer and main man) on guitar and production duties and 62-year old drummer Maurizio Boldrin, a local legend who since the Sixties has played in countless beat and prog groups including Pino Donaggio’s band (yes, the same Donaggio who wrote You don’t have to say you love me and soundtracked multiple Brian De Palma, Nicholas Roeg and Joe Dante movies).
This eponymous album is a definite step beyond previous Mamuthones’ releases: it still retains the droney, foreboding darkness of its older siblings, but this time the sound is the one of a raw, aggressive rock trio.
Shrouded in a haze of psychedelic noise and firmly rooted to Boldrin’s inventive and powerful drumming, the album gathers a series of crushing performances interspersed with shorter, more reflective interludes. 
At times hypnotically thundering (The first born), monstrously rhythmic (like on the real tour-de-force that is Ota Benga, all pounding percussion, Sun Ra-styled keyboard solos and fractured guitars) or simply unnerving (check ghostly closer Ave Maria), the album’s heaviness is balanced by tracks like the pulsing Kash-O-Kashak that, with its buzzing bouzouki-like guitars, manages to sound at the same time menacing and melancholic, or the airy, subdued MJ 74 (actually recorded by Maurizio Boldrin back in 1974!). 
Like a hard-bitten version of YA HO WAH 13 dealing with the celestial slowness of a Japanese tea ceremony or a Catholic mass celebrated by a demonic Father Karras, Mamuthones have delivered an album of black, truly anguished psychedelia where the listener can find hope glimmering at the end of the tunnel.


Mamuthones - The first born

Tracklist:

01. The call
02. The first born
03. Ota Benga
04. A new start
05. Kash-O-Kashak
06. MJ74
07. Ave Maria

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12 ottobre 2013

Stöner Kebab - Simon #2013


L'elisir di giovinezza i toscani Stöner Kebab l'hanno probabilmente trovato nel continuo ricambio di formazione. Molte cose giungono a maturazione in questo loro quarto album. Gli stili, le suggestioni, le esperienze passate. Il tutto assemblato con una bella fantasia compositiva. Allora ecco che vi si riveserà addosso un equilibrato mix di caldo sludge (Nola, DOWN), sabbathismo vintage, spunti heavy prog, psichedelia astrale. La piece de resistance del lavoro è Saint Lucy, un pezzo fantastico. Ma ecco il sitar che introduce a un ipnotico rituale dai frangenti esoterico-grotteschi, con sottofondo di lugubre organo (Sex sex sex). E come ghost track, a chiudere, una lunga jam che alterna fasi di estrema rarefazione, quasi di annebbiamento psichedelico, ad altre di ieratico martellamento hawkwindiano.

da Rumore

Stöner Kebab - Mad donna

Tracklist:

01. St. Lucy
02. Mad Donna
03. My Cold Jackson
04. Sex Sex Sex
05. New evil through evil
06. The monster

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6 ottobre 2013

Chambers - Chambers #2010

I Chambers nascono dall’unione di musicisti già all’opera con VIOLENT BREAKFAST, SUMMER CAMP DISEASE, COHESION, un biglietto da visita di tutto rispetto e capace di accendere la curiosità su questa nuova realtà della scena toscana.
L’omonimo vinile contiene cinque brani intrisi di emozioni e capaci di colpire l’ascoltatore sin dal primo ascolto, schegge di contaminazioni post-core in cui la matrice scremo e quella noisy si incontrano per dar vita ad istantanee dai colori vividi, ma mai troppo marcati. Piuttosto, ai Chambers sembra corrispondere un mood crepuscolare, in cui i contorni delle prime luci artificiali appaiono tremolanti e le figure si iniziano a trasformare in ombre, così le sensazioni evocate dal songwriting della formazione si imprimono nella mente in maniera suadente, insinuandosi attraverso linee melodiche adagiate sulle traiettorie sghembe di una sezione ritmica dalla marcata impronta noise. A completare il cerchio intervengono linee vocali che non avrebbero sfigurato su qualche vinile targato Dischord e prodotto ai tempi della famosa “revolution summer”. In fondo, i punti di contatto non sono poi così improbabili e non appare fuori luogo affermare che anche nei Chambers si avverte la necessità stringente di riportare l’hardcore ad una dimensione più umana e carnale, distante dal machismo e dalla violenza stereotipata di cui fin troppi negli anni si sono resi portabandiera. L’affascinante cornice grafica firmata 108nero accompagna un debutto che convince e lascia presagire sviluppi futuri quanto mai interessanti. Se poi qualcuno si interrogasse sull’origine del nome, basti accennare ad un tal senatore del Nebraska chiamato, appunto, Ernie Chambers e all’impossibilità di notificare una citazione in giudizio. Cose che capitano...


da audiodrome

Chambers - Black to the future


Tracklist:

a1. Easter in Tromso
a2. H & N
a3. Black to the future

b1. Second wall war
b2. A planet is on fire

TDD/Arctic Radar/Que Suerte!/Shove records
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Website
Download here


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5 ottobre 2013

Miranda - Rectal exploration #2006


Post-rock abrasivo e spigoloso quello proposto nel secondo album dai Miranda. Il suono resta sempre quello ispirato in egual misura dal Louisville sound e dai SONIC YOUTH, ma nel complesso risulta messo a fuoco in maniera più matura rispetto al disco d’esordio Inside the whale (fromSCRATCH, 2003). E se il trio cita come referenti gente come Captain Beefheart o Arto Lindsay, indimenticato chitarrista dei seminali DNA, una ragione ci sarà pure; basta ascoltare le abrasioni chitarristiche di Zhou! The hell is a beer! o il blues anfetaminico e deforme dell’iniziale Cell trip per rendersene conto.
Il giardino degli ascolti e delle influenze del trio è dunque molto ampio e i semi gettati da JUNE OF 44 e SHELLAC, passando per il rock indi(e)pendente degli anni '90, germogliano rigogliosi in Rectal exploration: 3 bombs ricorda moltissimo i primi GIRLS AGAINST BOYS o, andando ancora più indietro nel tempo i sottovalutati HAIR & SKIN TRADING COMPANY con quel groove di basso e batteria, così come Monosexfiles fa intendere le capacità attuali del gruppo, sospesa com’è tra un semi p-funk d’assalto e una tensione sospesa tipica da gruppo noise del decennio scorso. La lunga Rough feeling è poi un sentito omaggio agli indiscussi padrini del post-rock, JUNE OF 44: una cavalcata trascinata e trascinante in cui la voce lamentosa di Giuseppe si accompagna ad un vortice strumentale in crescendo sempre sul punto di esplodere.
Il bello di questo disco, però, non risiede tanto nel rimando ossequioso ad ovvie ed ingombranti influenze noise e post-rock, quanto nell’evoluzione di quei codici in maniera personale. La destrutturazione dei pezzi, nonostante si resti all’interno della forma canzone, rende il tutto spigoloso, nevrotico e imprevedibile senza però perdersi in elucubrazioni noise autoindulgenti e fini a se stesse. In definitiva 11 piacevoli esplorazioni rettali, ma senza deflorazione, per fortuna.


Miranda - Cell trip

Tracklist:

01. Cell trip
02. 3 american bombs
03. Monosexfiles
04. Breezed out
05. Rough feeling
06. Baciamona
07. Fake
08. Rectal exploration of loveless triangles
09. Zhou! The hell is a beer!
10. R. Murr is shitting at my place
11. Archie

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2 ottobre 2013

Sickoids - Sickoids #2012

The home of DAYLIGHT ROBBERY, DEFECT DEFECT and CANADIAN RIFLE, there’s no question that Chicago’s Residue Records is one of the top imprints for jean jacket/black toque punk. You know the kind: elements of pummeling hardcore from various sub-sub-subgenres with just enough melody to keep you coming back for more. Few bands exemplify that sound as well as Philadelphia’s Sickoids.
Sure, if you’re one of those masters of describing hardcore, you’d be sure to impress everyone at the local squat with the elements of d-beat, UK82, post-hardcore and melodic working-man punk on the band’s self-titled debut. Played separately, it’s hard to see the link between the mid-tempo fuzz attack of My curse, the angular melody of Hope subsides, the gravelly pop-punk of King of the dirt mound and the straight-up noisy blasts of Bleached bodies.
It’s kind of bizarre, really — somehow, in 18 minutes, Sickoids touch sonic ground once tread by VARUKERS, DIE KREUZER, THE REPLACEMENTS, CRASS, ARTICLES OF FAITH and even a tiny bit of JAWBREAKER. To genre purists, this all-over-the-place description might sound like a living hell, but in an age where even the best bands are following strict structural rules, it’s a breath of fresh air to listen to a record this diverse. Without sacrificing any pent-up fury, Sickoids’ ability to shift genres makes for an endlessly compelling listen.

via fast forward weekly

Sickoids - Hope subsides

Tracklist:

a1. Psychic cold war
a2. Bleached bodies
a3. Hope subsides
a4. Reality's refugees
a5. Dive

b1. My curse
b2. Permanence
b3. King of the dirt mound
b4. Clarity
b5. 10 human steps

Residue records
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Bandcamp
Download here


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