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29 novembre 2010

The Chrome Cranks - Dead cool #1995

Gerry Teel era il leader e l'anima dei demenziali e voodoobillies HONEYMOON KILLERS. Il loro ultimo album conta la presenza di Russel Simins alla batteria e Jon Spencer alla chitarra, mentre Teel ha collaborato ai primi due album delle BOSS HOG.
Nel 1992 Teel forma i Chrome Cranks, una band che si trascinava stancamente dal 1988, anno nel quale fu formata da Peter Aaron (dal suono simile a quello di Jeffrey Lee Pierce) e dal chitarrista William Weber. Assieme a Teel, si unisce alla band un nuovo batterista: Dan Willis.
I Chrome Cranks riprendono il discorso dove gli Honeymoon Killers lo avevano lasciato: una primitiva, destrutturata versione della tradizione garage rock, con una spiccata propensione alla rivisitazione di tutti i gruppi di riferimento, dagli STOOGES fino agli SCIENTISTS.
Dead Cool (1995), vede l'entrata nell'organico di Bob Bert (SONIC YOUTH e Boss Hog) alla batteria. Per quanto suonato meglio, l'album manca del fuoco del suo precedessore: Dead cool, il pezzo centrale, è troppo raffinato per il gruppo. La band rende decisamente meglio nei momenti più voodoo blues, come il selvaggiamente spastico Desperate friend o l’imperioso Down so long (variazione di un classico come Tobacco road di John D. Loudermilk). Shine it on sembra un pezzo disturbato degli Stooges, mentre la strumentale Lost woman è una folle improvvisazione acid rock.

da Scaruffi

Chrome Cranks - Desperate friend 


Tracklist:

01. Dead cool
02. Desperate friend
03. Way-out lover
04. Down so low
05. Blood shot eye
06. Nightmare in pink
07. Shine it on
08. Lost woman

Crypt records
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Myspace
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Maurizio Bianchi/M.B. & Atrax Morgue - M. plus T. #2008


Una delle ultime registrazioni effettuate da Marco Corbelli aka Atrax Morgue prima del suicidio (2007), realizzata in collaborazione con il capomastro dell'industrial italiana Maurizio Bianchi. Due tracce di ambient rumorista, lunghe poco più di trenta minuti ciascuna, con le dovute influenze industrial, noise e power electronics.
Divertitevi.

Tracklist:

01. Mord
02. Tod

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27 novembre 2010

Café Flesh - I dumped my wife, I killed my dog #2009


Con il suo secondo upload per il blog, Esse mi ha fatto scoprire questo interessante quartetto francese nato con una chitarra in più a fine 2003 e qui giunto alla seconda uscita sulla lunga distanza, dopo aver esordito su Amphetamine Reptile con A pig on the dancefloor (2005). Si tratta sostanzialmente di noise rock con i controcazzi che non fa nulla per nascondere l'anima punk che lo muove. In più i nostri aggiungono qua e là elementi blues, hard rock, garage e proto-punk, trattandoli con la stessa delicatezza di un carpentiere e rendendo così la loro miscela ancor più esplosiva. Se quindi le coordinate di riferimento possono tirare in ballo nomi del calibro di JESUS LIZARD e MC 5, la presenza del sax fa venire in mente la lezione dei ROCKET FROM THE CRYPT.
Consigliatissimo anche perché il rip di Esse è praticamente perfetto.

Café Flesh - Hippie sucker

Tracklist:

a1. Track race 
a2. Hippie sucker 
a3. My dog
a4. My boss
a5. Nothing in the world can replace you
a6. It's a shame, it's a game

b1. Lullaby
b2. Car crash
b3. Lips
b4. Born to lose
b5. Bottle breaker
b6. Siren bath song
b7. [vinyl bonus track]

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The Gun Club - Fire of love #2000 (reissue)


Una cosa molto bella della new wave fu che persino i generi già antichi allora potevano essere recuperati in una nuova veste, non necessariamente rivoluzionaria ma comunque trasposta sotto una lente che illuminava i ragazzi d'allora verso forme fresche, coinvolgenti e spontanee. Così successe ai Gun Club, che su questo primo incendiario album svolgevano una missione affine a quella dei CRAMPS; prendere il blues e il rockabilly dei primi '60, dargli fuoco e lanciarlo alla massima velocità. La lunga mano del punk si insinuava e faceva il resto. Il capitano della banda, Pierce, era un istrione biondo dalla voce quantomeno atipica: tutt'altro che intonato, cantava con ossessiva monocromaticità, fra l'esagitato e lo psicopatico, calamitando l'attenzione in mezzo ad una selva di slides, ritmi selvaggi e schemi blues trasfigurati. Gli anthem migliori di Fire of love suonano ancora molto freschi oggi: l'entrata di Sex beat resta probabilmente il vertice espressivo dei GC, con quei 4 accordi che circolano ossessivi, evocanti una sparatoria da saloon degna dei film country & western. Subito dopo vengono She's like heroin to me, Ghost in the highway, indubbiamente i più folli del lotto. Ma la scrittura e l'esecuzione resta brillantissima anche in pezzi più meditati come Jack on fire e Cool drink of water. Le influenze erano facilmente riconducibili fin dai tardi anni '50, ma quella che i GC stessi eserciteranno su bands di successo di oggi (vedi WHITE STRIPES) sarà debordante.


The Gun Club - Preaching the blues

Tracklist:

01. Sex Beat
02. Preaching the Blues
03. Promise Me
04. She's like Heroin to Me
05. For the Love of Ivy
06. Fire Spirit
07. Ghost on the Highway
08. Jack on Fire
09. Black Train
10. Cool Drink of Water
11. Goodbye Johnny

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25 novembre 2010

Massimo Volume - Da qui #1997


Il terzo atto della carriera dei M.V. si compie nel '97 con l'album Da qui. Quest'opera rappresenta il proseguimento logico e naturale del discorso sperimentale iniziato 5 anni prima e, sebbene non aggiunga niente di particolarmente nuovo rispetto al disco precedente, non ne tradisce nemmeno lo spirito innovativo ed estremo. Solo, ora le melodie sono molto più rilassate e meditative, senza troppi sbalzi d'umore né scarti ritmici accentuati. Nel complesso si respira un'aria un po' più rilassata, anche se la descrizione è ovviamente solo relativa: non si può proprio dire in assoluto che brani come Atto definitivo o Senza un posto dove dormire siano "tranquilli"... Comunque sicuramente il suono si è involuto, magari volontariamente, verso un ritorno ai '70: si percepiscono molte più influenze psichedeliche, eppure ancora riescono a stupire inventando con poche (apparentemente) note dei piccoli capolavori melodici come La città morta e Sul Viking Express. L'album è un continuum ininterrompibile, prese singolarmente le canzoni perdono molto di quel fascino che le deriva dal contesto in cui sono state poste. I passaggi sono importantissimi; come quadri diversi appesi ad una lunga parete si passeggia ammirandoli e questi, sebbene differenti tra loro, sono solo diversi capitoli dello stesso libro, della stessa tematica, riassunta molto bene nella citazione del regista Jodorowsky riportata in copertina: "Io allora comprendo che a volte non è bene cercare la sicurezza perché conduce alla morte. E che è meglio vivere nell'incerto". Tutto il disco è pregno di questo senso dell'incerto, del decadente, dell'incompleto, un cd di brani incompiuti si potrebbe definire, con riff e arpeggi tecnicamente perfetti, note inserite una dietro l'altra come in un teorema matematico, ma nessuna tesi a giustificare tutta la fatica. Così quando alla fine l'atmosfera si infiamma in Stagioni, l'emozione compressa e inespressa per 10 tracce si scatena in un crescendo epico. Questo è uno di quei dischi che ogni volta che l'ascolto mi lascia l'amaro in bocca, una sensazione fuggevole e nascosta di insoddisfazione, di mancanza di un qualche-cosa indefinibile che ne avrebbe fatto un capolavoro, ed è forse per questo che mi è anche più caro e, a distanza di tempo, è quello dei tre che molto più spesso (anche senza volerlo né pensarci su) mi ritrovo ad ascoltare.


Massimo Volume - Senza un posto dove dormire

Tracklist:

01. Manciuria (L'ultimo John Ford)
02. Atto definitivo
03. C'è questo stanotte
04. Senza un posto dove dormire
05. La città morta
06. Sotto il cielo
07. Sul Viking Express
08. Qualcosa sulla vita
09. Avvertimento
10. Manhattan di notte
11. Stagioni

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24 novembre 2010

AA.VV. - Concerto punk - Torviscosa (UD) 2-10-82 (live tape) #1982


La storia del punk nostrano è passata anche dal piccolo comune in provincia di Udine che nel lontano 1982, per mano del Gruppo Sociale della Bassa Friulana, ha ospitato alcuni tra i maggiori gruppi punk/hardcore del nord Italia per un concerto "per gli spazi sociali contro l'eroina".
Purtroppo i bitrate non sono un granché (160) e non vi sto neanche a dire che la registrazione è un po' scarsina e il nastro consumato.
Take it or leave it.

Tracklist:

a01. WRETCHED - La logica del potere
a02. WRETCHED - Schiavo del sistema
a03. WRETCHED - Se ne fregano
a04. WRETCHED - Non posso sopportare
a05. WRETCHED - In nome del loro potere
a06. WRETCHED - Ribelle per moda
a07. WRETCHED - Lotta per vivere
a08. WRETCHED - Democrazia
a09. WRETCHED - Usa la tua rabbia
a10. TOXICAL - Senza titolo
a11. TOXICAL - Senza titolo
a12. TOXICAL - Senza titolo
a13. WARFARE - Gorizia
a14. WARFARE - Riassunto
a15. WARFARE - Warfare
a16. WARFARE - I wanna be your dog (THE STOOGES cover)
a17. PLASTIC SURGERY - Anche domani, anche subito
a18. PLASTIC SURGERY - Maturazione
a19. PLASTIC SURGERY - Uomo qualunque
a20. UPSET NOISE - I wanna liberty...

b01. EU'S ARSE - Cibernauti
b02. EU'S ARSE - E noi
b03. EU'S ARSE - Lui decide
b04. EU'S ARSE - Attacco
b05. EU'S ARSE - Attacca le menti
b06. ISOLATION - Depressione
b07. ISOLATION - Due animali
b08. ISOLATION - La realtà dell'isolamento
b09. QUINTO BRACCIO - Allucinazione metropolitana
b10. QUINTO BRACCIO - Ricambio umano
b11. QUINTO BRACCIO - Mai più tortura
b12. QUINTO BRACCIO - Occupazione
b13. IMPACT - Polizia
b14. IMPACT - La lettera

Gruppo Sociale Bassa Friulana/Nuova Fahrenheit Punk
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23 novembre 2010

Dissciorda - Alienation breeders #2007


Primo full length per questo combo casertano dopo un fortunato quanto introvabile ep d'esordio. Logo e grafiche non lasciano spazio a molti dubbi: la devozione per i punks di Stoke-on-Trent è tale da spingere i cinque Dissciorda ad aggiungersi ai tanti gruppi che ne richiamano, oltre alla musica, anche il nome. Ma i nostri, pur rimanendo fedeli alla classica ritmica d-beat, non si lasciano trascinare dal becero citazionismo ed aggiungono una buona dose di hardcore vecchia scuola tirata fuori dall'album dei ricordi nazionale. Manco a dirlo, testi critici e coscienti, animati da un sano odio verso buona parte del mondo che ci circonda. Originali, tecnicamente più che validi e bravi ad usare senza troppi impacci la lingua inglese (anche se il meglio, giustamente, lo danno nella lingua madre).
Rilasciato anche in versione 12" sempre da Agipunk.

Dissciorda - Army for peace?

Tracklist:

01. Stato d'emergenza
02. The biggest lie
03. Il vostro mondo
04. Alienation breeders
05. Speranze=illusioni
06. Trials of death
07. Cecchini
08. Army for peace?
09. Mondo uomo
10. United idiots UE

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22 novembre 2010

Era Decline - Era decline (tape) #1997


Manco a cercare in cirillico con gugol sono riuscito a trovare informazioni su questo duo russo (moscovita per la precisione), presente su discogs solo per aver partecipato nel 2000 ad una compilation di tributo ai KRAFTWERK. Ma soprattutto non mi spiego come, dove e perché abbia scaricato questa loro homemade tape, registrata in presa diretta nel gennaio 1995. Fatto sta che, come suggerisce il sottotitolo, le tracce che state per ascoltare sono un pregevole tentativo di ambient sperimentale e rumorista che spesso e volentieri oltrepassano il labile confine che le separa dalle sonorità industrial della prima ora. Si comincia con gli allucina(n)ti 21 minuti di Falling evolutions che su un tappeto di basse frequenze disegna paesaggi lunari costellati da distorsioni ed oscuri inserti rumoristici dalla natura non precisata. La seconda traccia della performance casalinga, poche penetranti ed ipnotiche note di basso condite dalle incursioni in delay di una chitarra in vena di space rock, è invece più abbordabile e permette di godere meglio della strumentazione minimale del duo russo (basso, chitarra e qualche ammennicolo sconosciuto). Completano la cartella le gelide e taglienti atmosfere della bonus track Tundra (datata 1997) che rendono bene lo scenario del titolo.
Magari non un classico del genere ma sicuramente un disco che merita un ascolto.

Era Decline - Stable light

Tracklist:

a1. Falling evolutions

b1. Stable light

Tundra [bonus track]

Decline production
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20 novembre 2010

Dyskinesia - Dyskinesia #2009

Il primo full length dei piacentini Dyskinesia, dopo l’ep del 2007 Live In Prypiat (Varjot produzioni), s’insinua lentamente sotto pelle e non se ne va più via. Sbotta con l’iniziale L’ultimo giorno, poi si sfalda, fino a perdere connotati “fisici” ed infine si immerge nel buco nero creato da altri 4 trip per oltre un’ora di musica complessiva. Come un unico flusso interminabile e luttuoso, l’album si erge a monumento doom rumorista (L’ultimo giorno), passando per landscape drone ambientali, rantoli noise industrial (Giorno zero), power electronics e lunghe suite post-metal rovinosamente emotive (Il secondo giorno). Di luce e/o speranza non ce n’è traccia, nel calderone tra NEUROSIS, MERZBOW e MONNO; solo incombenti catastrofi musicali, tempeste di rumore assordante e montagne di effetti in background che donano al pattern una profondità incredibile. Da pelle d’oca anche Il primo giorno (fallout secondario), con il suo acido arpeggio portante ripetuto fino allo strazio, così come le conclusive Il secondo giorno (qualcosa a metà tra NADJA e SIGUR ROS) e Adesione al principio di conservazione della materia (outro affidata ad uno scheletrico giro di basso e drone chitarristici, in bilico tra trip-hop e kraut rock). Degna conclusione per un album clamoroso e strabordante. Se poi al tutto aggiungiamo artwork e packaging notevoli (cd confezionato in una custodia 7") il gioco è fatto. Ne rimarrete folgorati...

da Il Barone Del Male

Dyskinesia - L'ultimo giorno


Tracklist:

01. L'ultimo giorno
02. Giorno zero (fallout primario)
03. Il primo giorno (fallout secondario)
04. Il secondo giorno
05. Adesione al principio di conservazione della materia

Frohike records
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Myspace
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19 novembre 2010

Lomas - Mutina punkae lomas/0.5.9. 1.9.9.8. #1998

I Lomas sono gli eredi (ovviamente illegittimi) della PAOLINO PAPERINO BAND. 4 componenti (Mucci, Bambo, Bitto e Fox) e uno solo in comune con la Paolino (Fox).
2 album superminimalisti e uno, il terzo e quasi certamente ultimo, più serioso e impegnato (forse anche un po' meno riuscito).


Il terzo disco Lomas, quello risultato meno riuscito della discografia. No, non "meno riuscito", la tecnica si faceva sentire eccome anche qua, e nei testi si nota un cambiamento: non più ironici e scanzonati, in grado di dipingere il sorriso anche sugli argomenti più tristi, bensì incisivi e -in alcuni tratti- tristi ma sempre perfetti. Anche quà è infatti possibile dire che anche noi ci ritroviamo ai Banchi dei bar, anche noi abbiamo un'Ipersfera da raggiungere, anche noi attendiamo un Terremoto che cambi tutto, anche noi siamo dei Senza patria...
Sarebbe più corretto dire "meno cagato" dal pubblico. Forse erano ormai considerati troppo "vecchi"? Forse alla gente non importava più dei concerti di "quei quattro che cantavano gratis"; le attenzioni eran tutte su "chi aveva sfondato": Emtìvvì, la ricerca di facce belle a vedersi, la voglia di canzoni che parlassero di tutto tranne che di ciò che ci circonda e una inaspettata attenzione verso le etichette indipendenti portarono improvvisamente nelle menti di quelli che prima erano i fan sfegatati nuovi idoli (che di più falsi ne trovi pochi, nella maggioranza dei casi), spedendo le "vecchie glorie" nel limbo. Ma sono sicuro che anche nel cuore di chi li aveva abbandonati ristagnavano i ricordi di quelle serate tra una cannetta e un pogo scatenato.

da DeBaser

Grazie a VOM di Bam! Magazine per il rip.

Lomas - Racconti di Modena est 


Tracklist:

01. Azoto
02. Banchi dei bar
03. Ipersfera
04. Uomo
05. La dura legge del menga
06. Vorrei sentire
07. Fiori per strada
08. Carpi
09. Di nuovo in piedi
10. Dietro al muro
11. Terremoto
12. Due minuti
13. Zapo
14. Occhio x occhio
15. Pensami tu
16. Punks e freaks
17. Senza patria
18. Io e un mio amico ci intendiamo di spazio
19. Dolcegoloso
20. Città stronza
21. Racconti di Modena est
22. Pioveva sempre
23. Strade segrete
24. Basscord
25. Red shift 1
26. Red shift 2
27. Bandiere
28. Dodici 1
29. Quello che mi serve
30. Palazzi alti
31. Centro commerciale
32. (Altri) tempi
33. Cattivo
34. Astronauta
35. Dodici 2

Dischi Del Culo
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18 novembre 2010

Standstill - The tide (ep) #2002

Tra post-hardcore, screamo e sonorità metalliche, il primo disco sulla medio-lunga distanza per la band catalana, ancora viva ma ormai adagiata su territori decisamente meno violenti. Pubblicato inizialmente da due piccole etichette spagnole (Heart In Hand e DIY Product) nel 1998, lo trovate qui nella riedizione B-Core del 2002.

Standstill - Monster


Tracklist:

01. The tide
02. Circle
03. Last bridge
04. Monster
05. Circus
06. Living hell
07. What truth?

B-Core Disc
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Myspace
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17 novembre 2010

The Mojomatics - Don't believe me when I'm high (7") #2009

Il nuovo 7'' dei Mojomatics si intitola Don't believe me when i'm high ed esce per la label scandinava Bad Afro Records. I The Mojomatics ripartono dalla scandinavia dove il magazine svedese DENIMZINE ha eletto Don't pretend that you know me miglior album del 2008. In Don't believe me when I’m high si sublima il suono dei Mojomatics: il '60es garage punk più sporco e incalzante si impreziosisce delle melodie melanconiche al quale la band ci ha sempre abituato, come in una ideale unione tra i REMAINS e il sound australiano di SAINTS e RADIO BIRDMAN.
Nel lato B, A fact I forget è invece un'elegante ballata dove il folk americano si sposa con l'agrodolce sensibilità dei migliori KINKS.

da Music Club

The Mojomatics - Don't believe me when I'm high


Tracklist:

a1. Don't believe me when I'm high

b1. A fact I forget

Bad Afro records
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Gli Amici Di Biagio - In camera caritatis (ep) #2008

Diamo oggi il benvenuto al nuovo uploader Esse che, per cominciare, ci invia l'unico ep stampato (in sole 33 copie!) da questo trio salernitano ormai defunto. Gli Amici Di Biagio suonano (senza basso) un hardcore vecchia scuola, con qualche influenza metallica specialmente nelle chitarre, caotico e disperato al punto giusto. Non sarebbero neanche malaccio se non fosse che, da un lato la produzione d.i.y., dall'altro una certa tendenza al lo-fi nella fase di registrazione, rendono praticamente indistinguibili le parti di batteria e la voce.
Pubblicato dalla piccola 'zine/label Respira records.
Eboli-core!

ps: colgo l'occasione per segnalare l'ultimo harakiri grafico di myspace, ormai sempre più vicino all'estinzione.

Gli Amici Di Biagio - Sorrisi


Tracklist:

01. Epilogo
02. Siparietto
03. Sorrisi
04. Vendetta
05. Conclusione

Respira records
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Myspace
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15 novembre 2010

Ruthless - Spietati (tape) #2001

Ricevo da Raff e pubblico: pochissime le informazioni su questo sestetto (?) con base a Londra dedito ad un anarcho-punk di chiaro stampo britannico, nonostante sia nato a fine anni '90 da una combinazione altamente infiammabile di elementi irlandesi, italiani (per i primi due anni suonerà con loro Grillo, già nei BRANDELLI D'ODIO), brasiliani (il chitarrista Carlos, che subentrerà a Grillo, già all'opera con i metal-crusters NAILBITER) e americani. I Ruthless sono riusciti soltanto nel 2001 a registrare i quattro pezzi in studio di questa che credo rappresenti la loro unica produzione, ai quali si aggiungono gli ultimi due brani tratti da un live a Birmingham del 1999. I toni consapevoli e pessimisti delle liriche sono il pezzo forte del combo multinazionale e anche se talvolta sono accompagnati da qualche soluzione particolarmente fortunata (The enemy's within su tutti), troppo spesso affogano dentro ritmi e sonorità sentite e risentite. Massimo rispetto comunque per lo spirito d.i.y. della tape e l'orgoglioso Made in squat stampato sul libretto.


Ruthless - The enemy's within


Tracklist:

a1. Rat in a cage
a2. We don't stand a chance
a3. The enemy's within

b1. Ruthless
b2. Who's sympathy (live)
b3. Monkeys gone wrong (live)

Autoproduzione
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Nervous Kid - Nervous kid (ep) #2007

I due Nervous Kid somigliano ai LIGHTNING BOLT ma con un piglio più metallaro. Sbrodolano violenza sonica a livelli tali che alla fine le orecchie sanguinano dolore misto ad esaltazione. Più free rock che math, come invece sostiene qualcuno. I titolari del progetto, infatti, in linea di massima se ne infischiano dei tempi dispari. O comunque non ne sembrano ossessionati. Al calcolo preferiscono piuttosto l'impatto, maneggiando il mezzo con la sfrontatezza di chi sa quello che fa.
E il risultato dà loro ragione. I riff acrobatici di Hair strike II collimano perfettamente con le ritmiche tentacolari della batteria. Nervous kid isn't like nervous kid, poi, è una delle robe più assordanti che si siano ascoltate negli ultimi tempi. I Nervous Kid sanno di essere – appunto – nevrotici e schizofrenetici. Tengono botta per poco, pochissimo. Arrivano, distruggono e se ne vanno.

da Music club

Nervous Kid - Take "fucking" that


Tracklist:

01. Kid kid kid
02. Wood is good
03. Hair strike II
04. Nervous kid isn't like nervous kid
05. Take "fucking" that

Knifeville
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Myspace
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12 novembre 2010

Stalker - Stalker #2008

Post-hardcore lento e neurotico da Genova. Atmosfere lugubri, accenni sludge, pause post-rockeggianti e ripartenze belluine. Urla, disagio, malessere e tanta potenza. Ma soprattutto ex-membri dei KAFKA.

Stalker - Wave your hand goodbye


Tracklist:

01. Wave your hand goodbye
02. Alpha strategy
03. Pollyanna
04. A.L.I.C.E.
05. Falling stones

Produzioni Sante
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Myspace
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10 novembre 2010

Mattress - Low blows #2009

Rex Marshall, in arte Mattress, è un personaggio oscuro. Viene da Portland, e se questo già la dice lunga, da sempre è un tipo solitario e poco incline alle mode e alle tendenze. Da vero one-man project, Rex fa da sé senza bisogno di tanto clamore: dal 2006 rilascia cd-r e 7" e Low blows è la seconda prova lunga dopo il debutto Heavy duty su Reluctant recordings. Si riparte dalla voce, un crooning umbratile e baritonale che ricorda, a seconda dei momenti, Ian Curtis o Jim Morrison. Attorno poco altro: un synth proprio come se fosse un piano a coda e qualche scheggia impazzita di chitarra ad enfatizzare le parti incalzanti.
Senza dimenticare episodi più accessibili (Light my life, Gone to waste), la vera novità è la componente drammatica e lirica, accentuata ed enfatizzata come solo nella hit Eldorado in precedenza. Roll roll roll, Remember e Stay poor agitano lugubri spettri nell'aria, probabilmente gli stessi le cui mani vediamo sorgere nell'illustrazione di copertina. La stampa su vinile trasparente e l'inserto con alcuni testi, infine, suggellano una delle produzioni più interessanti degli ultimi mesi.

da SentireAscoltare

Mattress - They like you


Tracklist:

a1. They like you
a2. Light my life
a3. Stay poor
a4. Roll roll roll
a5. Remember

b1. Gone to waste
b2. No more try
b3. Don't it
b4. Lost and found
b5. Burn it down

Malt Duck records
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Myspace
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9 novembre 2010

Icon Of Hyemes/Storm{O} - Split (7'') #2009

Per packaging e contenuti, uno dei migliori split dell'underground nostrano degli ultimi anni. Vinile dorato (o bronzeo?) e quattro fucilate in pieno volto da parte dei bolognesi Icon Of Hyemes (la storica band di Pillo, boss Cynic Lab, nata più di dieci anni fa) e dei promettenti feltrini Storm{O} (alla loro seconda uscita). Il festival del post-hardcore viene aperto dai veterani I.O.H. con la violentissima IV push effort, i suoi tempi dispari, le sue sfuriate grind e l'azzeccatissimo sax imbizzarrito in sottofondo. Non sono da meno neanche i due minuti e mezzo di Geek maggot suicide dove emerge meglio il retroterra hardcore dei cinque (ora quattro) felsinei. Precisione e caos dalle parti di THE DILLINGER ESCAPE PLAN e compagnia bella. Più o meno sulla stessa strada, se possibile ancora più mat(h)ematica, anche i giovani bellunesi che quanto a violenza non si fanno certo desiderare: ascoltare l'assalto all'arma bianca di Inconsiderata putrefazione per credere. I ragazzi hanno originalità e tecnica da vendere, e alternano le parti più tirate e furiose con stacchi jazzati o qualche arpeggio minimale di chitarra. Liriche personali e claustrofobiche per gli Storm{O}, non pervenute quelle degli Icon Of Hyemes. Un plauso invece ad entrambi i cantanti per la prova al microfono.
Devo ringraziare infine Gnappo e il suo blog Megawolf's Lair, al quale ho prontamente fregato il link in questione.
Accattatevill'.

Tracklist:

a1. IV push effort
a2. -
a3. Geek maggot suicide

b1. Inconsiderata putrefazione
b2. Abbandono la mia volontà

Cynic Lab
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Icon Of Hyemes myspace
Storm{O} myspace
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8 novembre 2010

Ultima Spiaggia - Disco dell'angoscia #1975

Negli anni ’70, contestualmente a produzioni di grande qualità tra il ’74 e il ’78 con la Intingo, il vulcanico artista lodigiano Ricky Gianco inizierà anche ad interessarsi a materiale di grande valenza sociale portando avanti da un lato una lunga collaborazione col poeta Gianfranco Manfredi e dall’altro, fondando con Nanni Ricordi una seconda discografica dal nome Ultima Spiaggia.
Con essa Gianco darà vita a uno dei più azzeccati lp di Enzo Jannacci (Quelli che), lancerà il giovane Ivan Cattaneo e produrrà artisti del calibro di Claudio Lolli, Roberto Colombo, Currà, Gramigna e la band interrazziale I.P.SON GROUP.
Contemporaneamente al capolavoro di Jannacci, ad inaugurare la nuova etichetta indipendente c’è anche uno strano lp, attribuito alla stessa ragione sociale della label e dal titolo Disco dell’angoscia. Spesso attribuito al solo Gianco, in realtà l’album è una sorta di jam session collettiva a cui partecipano, oltre allo stesso Ricky, anche Manfredi, Nanni Ricordi, Ivan Cattaneo, Sergio Farina, Hugo Heredia (poi con ANTONIUS REX in Ralefun) e Tullio De Piscopo.
Il risultato è devastante e segna un cambio di rotta talmente netto, da far pensare che l’artista di Lodi non solo avesse introiettato coscientemente tutto il periodo underground e controculturale, ma che fosse anche perfettamente preparato per accettarne quelle successive trasformazioni che sfoceranno nel “movimento del ‘77”.
In questo senso, la scrittura del suo co-autore Gianfranco Manfredi, non è soltanto la perfetta fotografia di una società in transizione, ma pone addirittura le basi per una nuovo linguaggio in cui poesia, coscienza, autoralità, sogno e realtà vengono centrifugate da un’ironia spietata, pungente e drammaticamente attuale.
Esattamente quella che in capo a tre anni investirà tutto il circuito delle lotte alternative.
Così come per i testi, anche la musica è un “pastiche” di citazioni popolari, concrete, goliardiche, sinfoniche, rock e cantautorali, ma il risultato non è più progressive: è una forma strutturale nuova che nell’insieme rifugge dalla seriosità del prog quasi a prendersi gioco di se stessa, pur se in forma tecnicamente ineccepibile.
Così come dunque sta per succedere ad un mondo giovanile in cui sarà “una risata che vi seppellirà”, anche nel Disco dell’angoscia il mondo viene fatto a brandelli da un’ironia smitizzante, storicamente consapevole, e restituita in tutta la sua potente complessità a partire dalla pungente copertina del M° Paolo Baratella.

Un album shock che comunque segna per lui un cambio di registro drammatico. Una pietra miliare dell’off-pop italiano. Costruito concept attorno alla vicenda di un uomo che precipita in un limbo nerissimo, apre con L’incidente, battito cardiaco, crash automobilistico, synth che disegnano gorghi infernali mentre in lontananza la voce di Manfredi annuncia che il guidatore è finito in coma profondo. Da lì è tutta una battaglia tra affondi proggy-pop e divertiti orrorismi, in un’altalena di cantilene infantili, cinguettii di fringuelli, requiem ecclesiastici, messe sataniche complete di voci rallentate e accelerate, cut-up radiofonici” (da Christian Zingales, Italiani brava gente, Turtle edizioni, 2008)

Per quanto riguarda la musica italiana d’avanguardia, il Disco dell’angoscia è dunque da considerarsi un’apripista. Un lavoro senza paragoni che anticipa di almeno due anni quella che sarà la nuova rivoluzione giovanile.
Un album che va ascoltato (e letto) con grande attenzione perchè, visto in un'ottica corretta, vale più di mille libri di storia contemporanea.

dal blog John's Classic Rock

Ultima Spiaggia - Davanti al nastro che corre


Tracklist:

a1. L'incidente
a2. Voglio vivere
a3. Motivo angoscia 1
a4. Canto delle streghe e del demonio
a5. Motivo angoscia 2
a6. Samba della tortura e della guerra
a7. Che cosa è...

b1. Motivo angoscia 3
b2. Rock della ricostruzione
b3. Davanti al nastro che corre
b4. Motivo angoscia 4
b5. Zucchero mio
b6. Piacere e potere
b7. Motivo angoscia 5
b8. L'incidente

Ultima Spiaggia
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